di Roberto Vivaldelli (*)
Il giornale Israel Hayom, di proprietà della miliardaria dei Casinò Miriam Adelson – nota megadonor filo-israeliana che ha sostenuto con ingenti somme entrambe le campagne presidenziali di Donald Trump – ha pubblicato un articolo esplosivo che getta luce sulla strategia congiunta Usa-Israele per l’Iran. L’articolo, firmato dal giornalista Danny Zaken, descrive apertamente un piano mirato a provocare il caos interno nel Paese, con l’obiettivo di spingere verso un colpo di Stato contro la spina dorsale del regime, ovvero il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc).
La morte di Khamenei e l’offensiva congiunta
L’articolo si inserisce nel contesto della vasta operazione militare congiunta Usa-Israele – denominata Operation Epic Fury dagli americani e Roaring Lion (Ruggito del Leone) dagli israeliani – che ha decapitato la leadership iraniana, uccidendo la Guida suprema Ayatollah Ali Khamenei insieme a decine di alti funzionari e comandanti. Trump ha supervisionato personalmente le operazioni da Mar-a-Lago, definendo l’azione un successo schiacciante e un’opportunità storica per il popolo iraniano di «riprendersi il paese». Khamenei, al potere dal 1989, è stato eliminato in un attacco mirato basato su intelligence della Cia condivisa con Israele.
Secondo le fonti di intelligence citate da Zaken, Stati Uniti e Israele stanno lavorando per creare un’ampia coalizione di opposizione interna, con l’obiettivo esplicito di un cambio di regime totale. Non si tratta solo di attacchi militari: Washington ha intensificato i contatti con i curdi nel Nord-Ovest (con gruppi come il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano – Kdpi – che hanno formato una coalizione il 22 febbraio 2026 e dispongono di Peshmerga addestrati in Iraq; Baluci nel Sud-Est (soprattutto Jaish al-Adl, fuso nel dicembre 2025 nel “Fronte dei Combattenti Popolari”, gruppo sunnita in lotta per l’autonomia); con gli arabi di Khuzestan nel Sud del Paese.
L’Iran è un Paese multietnico e multiconfessionale, nel quale convivono, non senza difficoltà, persiani, azeri, curdi, lur, arabi, baluci, oltre a turkmeni: Stati Uniti e Israele vogliono fomentare le divisioni, sostenendo le rivendicazioni settarie, etniche, politiche e religiose, al fine provocare il caos e rovesciare il regime. Una strategia estremamente pericolosa, che non si cura minimamente del nation-building e delle conseguenze politiche e umanitarie per la regione, ma persegue cinicamente l’obiettivo del regime change, a ogni costo.
Fomentare le tensioni etniche verso una guerra civile
Questi gruppi etnici, con una lunga tradizione di guerriglia contro il regime, vengono preparati per sfruttare il «giorno decisivo»: dopo un’ulteriore degradazione delle forze Irgc, Usa e Israele prevedono uno scontro interno, ossia una guerra civile.
L’aspettativa è che l’esercito regolare – più nazionalista e meno ideologico – si schieri contro l’establishment Irgc e la gerarchia religiosa, preferendo la sopravvivenza dello Stato iraniano al «complesso di Masada» (resistenza apocalittica) promossa dalle Guardie. Trump ha lasciato intendere questa linea in un’intervista a Politico, rispondendo a una domanda su collaborazioni con figure di un nuovo governo iraniano. Lo stesso giornale di Adelson, citando la stampa saudita, riferisce che in Iran stanno operando le forze speciali dell’Idf, insieme a operativi del Mossad.
Il ruolo di Miriam Adelson
Miriam Adelson ricopre un ruolo importante in questo secondo mandato di Donald Trump ed esercita una forte influenza sul presidente e sulle sue decisioni, in particolare per tutto che riguarda il Medio Oriente e Israele. La miliardaria filoisraeliana, e proprietaria tra l’altro dei Dallas Mavericks, è infatti una delle principali donatrici dell’ultima campagna del tycoon, avendo versato più di 100 milioni di dollari direttamente alla sua super PAC pro-Trump Preserve America. Adelson ha inoltre finanziato generosamente la Maccabee Task Force (Mtf), un’organizzazione nata nel 2015 con l’obiettivo dichiarato di contrastare l’antisemitismo nei campus universitari americani, ma che in pratica si concentra soprattutto nel combattere le critiche a Israele e i movimenti come BDS (Boycott, Divestment, Sanctions).
(*) InsideOver
