di Giuliano Longo
- The business is business e l’Ucraina non ha certo rinunciato al transito di prodotti energetici russi, anzi sta trattando con Mosca per raddoppiare il prezzo di questo “servizio” come riporta il quotidiano economico russo Kommersant. Certamente è una situazione che appare contraddittoria proprio nel bel mezzo di un conflitto di cui non si vede esito, se il petrolio e il gas russi continuano a fluire attraverso gli oleodotti ucraini.
- Prima della guerra, l’Europa dipendeva dalla Russia per il 40-45% del gas importato e per circa un quarto dal petrolio. Da allora, la Russia ha tentato di costringere l’Europa a rinunciare alle sanzioni economiche, riducendo le forniture; a sua volta, l’Europa si è quasi completamente svincolata da questa dipendenza, ma non del tutto.
- La causa di questa anomalia risiede in parte come residuale dei contratti pregressi, ma giocano la loro parte anchela realtà del mercato e alla convenienza politica. Lo scorso dicembre l’Europa ha vietato le importazioni di petrolio via mare dalla Russia (con alcune eccezioni temporanee), ma con una concessione ai Paesi senza sbocco sul mare che sono stati esentati da questa misura e vengono riforniti dagli oleodotti. Per ritorsione, la Russia ha chiuso l’oleodotto settentrionale Druzhba verso Polonia e Germania. Tuttavia il petrolio continua a fluire attraverso il ramo meridionale dello stesso oleodottoche attraversa proprio l’Ucraina per raggiungere le raffinerie della Repubblica Ceca, della Slovacchia e dell’Ungheria, Paese quasi amico di Putin che fa costantemente pressione contro le sanzioni dell’UE, mentre Croazia e Serbia stanno progettando con i russi un altro ramo sud di questo oleodotto. Le sanzioni impediscono a questi tre esentati Paesi di esportare ad altri il carburante prodotto dal greggio russo, con l’ironica eccezione che possono inviarlo all’Ucraina. Le raffinerie ucraine nell’est del Paese devastato dalla guerra, sono state duramente colpite e, con i suoi porti sul Mar Nero bloccati, l’unico altro modo in cui l’Ucraina può rifornirsi di benzina è tramite camion o treni. Altra storia riguarda il gas russo che non è mai stato bloccato. Eppure, non appena l’Europa ha imposto le sanzioni, la Russia ha iniziato a chiudere i rubinetti. Nonostante la non tanto misteriosa esplosione (grazie allo zampino Usa) del gasdotto Nord Stream del settembre scorso, la Russia avrebbe potuto rifornire i clienti europei di gas attraverso la rete ucraina. Ma quando l’Ucraina ha chiuso un punto di ingresso del gasdotto nel territorio occupato dai russi, Mosca si è rifiutata di pagare tutte le tariffe di transito e ha minacciato di interrompere la fornitura. L’Ucraina allora si è offerta di reindirizzare il gas, ma la Russia ha rifiutato. Naftogaz, quindi l’azienda energetica statale ucraina, ha portato l’azienda russa Gazprom davanti alla Corte internazionale di arbitrato per risolvere la controversia. L’avvertimento di Putin che l’Europa si sarebbe “congelata” senza il gas russo non si è mai avverato grazie ad un inverno mite e alla importazione di energia da altri lidi. A marzo la quota russa delle importazioni europee di gas era scesa al 10%.La metà è costituita da gas naturale liquefatto che viene acquistato da da una società privata russa; un altro quarto passa attraverso il gasdotto TurkStream verso l’Europa meridionale, ma il resto passa attraverso l’Ucraina, soprattutto verso Slovacchia e Austria. Gli analisti prevedono che la Russia riduca questo flusso già in diminuzione considerando che il contratto tra Naftogaz e Gazprom scade alla fine del 2024 ed è molto improbabile che venga rinnovato. Da Kiev affermano che finché gli europei acquisteranno il gas russo, l’Ucraina onorerà il contratto per il suo trasporto, sempre che Mosca accetti il raddoppio delle tariffe di transito chiesto da Kiev, ma si sta contrattando. Tutto sommato Zelensky non ha interesse irritare gli europei creando un nuovo, anche se meno rilevante, problema. Inoltre mantenere aperta la rete ucraina aiuta anche i clienti europei che stanno facendo causa a Gazprom per averli tagliati fuori: altrimenti i russi potrebbero sostenere che l’esplosione di Nord Stream ha reso impossibile la consegna. In Ucraina la domanda di gas si è ridotta anche a casa della distruzione di parte del suo apparato industriale, nonostante il recente ottimismo manifestato a Roma nel corso del Convegno per la ricostruzione di quel Paese che, oltre alle istituzioni, ha visto la presenza di mille imprenditori di Italia e Ucraina. Oggi l’Ucraina, grazie anche al rei-ndirizzo di gas da parte di altri Paesi fra cui Germania e Polonia, produce in misura quasi sufficiente per il suo fabbisogno, ma importa la maggior parte del petrolio, in particolare il diesel per i generatori utilizzati durante i blackout e i veicoli militari. Kiev acquista il diesel da diversi operatori commerciali di cui spesso non se ne conosce l’origine, ma un consigliere ucraino per l’energia conferma ambiguamente che una parte del carburante che alimenta i carri armati ucraini, è probabilmente russo.
- aggiornamento la guerra di Putin ore 12.55
