La guerra di Putin

La tregua di Trump non risolve il problema energetico e umanitario del “gelo ucraino”

Trump annuncia la tregua del gelo in Ucraina. “Ho chiesto a Putin di non sparare per una settimana a causa del freddo e lui ha accettato“, ha riferito a sorpresa il presidente Usa. Zelensky aveva avvertito che i russi stavano preparando “un nuovo massiccio attacco” contro l’Ucraina e ringrazia il presidente americano “per l’importante dichiarazione”. 

 

Se verrà confermata, come pare, sarebbe la tregua più lunga dall’inizio del conflitto nel 2022, ma la vera questione è che una tregua così breve non potrà incidere sul rapido ripristino di una rete elettrica devastata e l’inverno che da quelle parti è lungo almeno fino al disgelo primaverile.

 

 

di Giuliano Longo 

 

L’altro ieri  Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha dichiarato che circa 600.000 residenti – su una popolazione di 3,5 milioni di abitanti – lasciano la città ogni notte e vi fanno ritorno la mattina. Altri 600.000  hanno abbandonato completamente la città a gennaio (dopo l’inizio del blackout) ma in considerazione che non è facile trovare lavoro al di fuori della Capitale, significa che un residente  su cinque ha trovato il modo di dormire al caldo relativamente vicino alle proprie case ghiacciate..

Com’è stato l’inizio?

L’Ucraina sta attraversando la sua peggiore crisi energetica dall’inizio del conflitto, in termini di durata e conseguenze. Tuttavia, il primo blackout importante, causato da massicci attacchi missilistici contro le strutture della rete elettrica ucraina, risale al  23 novembre 2022.

La maggior parte dei consumatori subì cali di energia a causa dello spegnimento automatico di tre centrali nucleari, una riduzione della frequenza di sistema e, di conseguenza, un guasto sincrono.

Allora furono prese di mira solo le reti di distribuzione (principalmente di livello inferiore) e alcune centrali elettriche, senza che i russi attaccassero  i sistemi di generazione di derivazione, i nodi che garantivano la produzione di energia dalle centrali nucleari e il trasferimento di energia alla riva sinistra del Dnepr.

Già allora l’Ucraina ha ripristinò la rete con enormi difficoltà grazie all’Europa che fornì,  allora i bombardamenti di tali strutture vennero effettuati una volta al mese fino alla primavera del 2023.

La situazione attuale

Arriviamo così all’inizio dell’attuale campagna di bombardamenti del settore energetico nell’estate del 2025, ma alloa  l’esercito russo lasciò intatto anche il flusso di capacità in eccesso da ovest a est da cui dipende il consumo di energia della capitale ucraina. Oggi in considerazione degli diffusi su tutto il territorio ucraino non pare sia così.

Oggi la  realtà in cui Russia e Ucraina si sono ritrovate alla fine dello scorso autunno è sconosciuta al personale militare e agli scienziati e non si possono fare riscontri con il passato.

Sappiamo invece per certo che con temperature persistentemente sotto lo zero, secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Energia ucraino, oltre 10 GW di produzione di energia andranno persi entro gennaio 2026.

Tre quarti delle centrali termoelettriche sono danneggiate o distrutte e almeno il 40% delle centrali idroelettriche è fuori servizio. Anche dall’altra parte del confine, si verificano persistenti interruzioni di corrente nella regione russa di Belgorod, le cui centrali elettriche sono soggette a regolari attacchi da parte ucraina.

In Ucraina, le centrali termoelettriche di Uhlehirska, Trypilska e Zmievska necessitano di ampie riparazioni, mentre la sottostazione di Kyivska (che fornisce energia principalmente da ovest a Kiev) è stata distrutta. Anche la centrale termoelettrica n. 5 di Kharkiv è stata danneggiata, così come la centrale termoelettrica n. 2, la centrale termoelettrica n. 4, la centrale termoelettrica n. 5 e la centrale termoelettrica n. 6 di Kiev.

Le centrali idroelettriche di Kanivska, Zaporizhzhia, Kremenchuk e Srednedniprovska sono completamente fuori servizio o richiedono riparazioni molto costose e lunghe. Le restanti tre centrali nucleari (la spina dorsale della stabilità della rete) sono costantemente costrette a ridurre la loro potenza.

L’Ucraina sull’orlo di una crisi umanitaria?

In questa situazione secondo le stime della Banca Mondiale, la carenza di energia in Ucraina nelle ore di punta raggiunge il 30% e ogni giorno, l’elettricità viene interrotta ai residenti in gran parte del Paese per periodi che vanno dalle 4 alle 16 ore o anche di più, se non si provvedesse a queste interruzioni  la rete elettrica collasserebbe completamente.

La distruzione di trasformatori e interconnettori tra l’ovest e l’est del paese ha reso sino ad oggi impossibile la fornitura di energia elettrica ai consumatori abituali e ad alta potenza.

Le principali città, in particolare Kiev, sono rimaste parzialmente bloccate. Oltre alle interruzioni di corrente, le unità responsabili dell’approvvigionamento idrico, della rete fognaria e, soprattutto, del riscaldamento, hanno iniziato a chiudere.

E poi è arrivata la “tempesta perfetta” che i meteorologi non avevano previsto in autunno. Temperature inferiori anche oltr i  meno 20 gradi   hanno colpito la parte centrale del Paese e la capacità delle case di trattenere il calore è messa a dura prova in circostanze critiche.

Sulla carta, i progetti di nuovi edifici post-sovietici prevedevano che in molti di questi la temperatura non scendesse sotto lo zero prima di ripristinare il riscaldamento in caso di emergenza. Questo significava che le aziende di servizi pubblici avevano un po’ di tempo libero per la vorarci, ma quando si sono raffreddati, le tubature, che non erano state drenate, sono scoppiate, rendendo impossibili i lavori di ripristino.

Così grandi tende con riscaldamento sono state installate nei cortili – non in tutti – di Kiev, dove i residenti possono riscaldarsi e persino dormire. Ma non in tutti i cortili.

Caccia alla responsabilità dei politici

Immediatamente  è iniziata la caccia alle colpe dei i politici. Il sindaco di Kiev Klitschko e Zelenskyy si sono accusati a vicenda di non essere preparati a simili situazioni, sostenendo che la capitale e l’intero Paese erano impreparati, anche se va sottolineato che sindaco e presidente non si incontrano di persona dal 24 febbraio 2022.

Con molti residenti impossibilitati a raggiungere case più calde in altre regioni, i malati, gli anziani e i bambini sono, come sempre, particolarmente a rischio. Evacuare queste persone da una città così popolata  è un compito amministrativo arduo, ma  è necessario farlo, anche se riguarda solo una piccola parte della popolazione.

Gli attacchi all’energia una nuova forma di guerra

Sotto il peso di tutti questi fatti, anche i leader militari occidentali stanno inevitabilmente la loro visione della vittoria attraverso attacchi alle centrali elettriche. La teoria ora incorporerà inevitabilmente  questioni di sofferenza civile, nuove regole di guerra e una serie di altri aspetti umanitari. Ma questa è una questione per il futuro, per ora, la NATO ha risposto solo attraverso i media.

Tra novembre e dicembre dello scorso anno  la trascrizione di un briefing del portavoce britannico della NATO, Jamie Shea, è stata rimossa dal sito web dell’Alleanza. Immediatamente  I media russi, i politici dell’opposizione e gli oppositori degli Stati Uniti in tutto il mondo hanno ripescato la citazione NATO del 25 maggio 1999 che – in riferimento ai bombardamenti su Belgrado –  recitava testualmente:

“Se il presidente Milosevic vuole davvero che tutta la sua popolazione abbia acqua ed elettricità, gli basta accettare le cinque condizioni della NATO e noi porremo fine a questa campagna. Ma finché non lo farà, continueremo a colpire le strutture che forniscono elettricità alle sue forze armate. Se questo avrà conseguenze civili, sarà un suo problema.”

Sembra proprio che i russi abbiano adottato questa strategia. Infatti oggi la caratteristica principale di questa loro campagna  è la persistenza e la ripetizione degli attacchi modulati in base a ulteriori ricognizioni degli obiettivi. Di conseguenza che deve riparare  spesso non riesce a ripristinare le strutture prima degli attacchi successivi.

Ill comando ucraino e i principali politici stanno fuorviando il nemico esagerando le cifre dei danni nelle dichiarazioni ufficiali, una politica perfettamente logica nelle circostanze attuali, ma esistono  anche prove oggettive e indirette sulla situazione energetica ucraina che confermano la via del disastro.

Il principale indicatore del successo dei bombardamenti è la programmazione regionale delle interruzioni di corrente per i consumatori industriali e i cittadini. Questa programmazione consente all’intelligence russa di monitorare i risultati dei raid e pianificarne di futuri

Il significato politico di questi attacchi

Oltre al significato puramente militare, gli attacchi russi hanno anche un notevole significato politico. Mentre il primo blackout del novembre 2022 rappresentava una forma di pressione sulla leadership di Kiev, oggi l’obiettivo di Mosca  è indebolire il più possibile l’industria, specialmente quella bellica.

In parole povere, questa pressione non è più esercitata personalmente su Zelensky e il suo Governo, ma su tutti gli ucraini che si rifiutano di rinunciare al Donbass che secondo alcuni sondaggi sono la maggioranza.

Se la popolazione cambierà idea sarà chiaro solo verso la primavera, ma indipendentemente dall’esito del conflitto, il ripristino delle infrastrutture distrutte richiederà molti anni e ingenti investimenti finanziari.

Che a pagare sarà Mosca è piuttosto improbabile, nemmeno se venissero girati a Kiev i miliardi russi congelati nelle banche di Bruxelles, ma è il problema anche della genetale  ricostruzione dell’Ucraina cui Mosca sta già guardando per i territori del Donbass che ormai considera sotto la propria giurisdizione.

Per il resto dovrà provvedere l’Occidente con l’Europ,a che peraltro dovrà farsi carico del suo riarmo e anche del mantenimento del più grande esercito ucraino ai suoi confini, mentre Trump, as usual, penserà agli affari.

Related posts

L’intelligence britannica prevede scontri cruenti nei sobborghi di Kiev

Redazione Ore 12

Rivelazioni del Financial Times: “Mosca preparata ad attacco nucleare a Paesi Nato”

Redazione Ore 12

Il Presidente ucraino Zelensky: “Nel Donbass perdite dolorose ma dobbiamo resistere”

Redazione Ore 12