Il premio Nobel per la pace è stato assegnato all’attivista venezuelana Maria Corina Machado. L’annuncio, naturalmente, è stato dato dall’Istituto Nobel norvegese durante la cerimonia a Oslo. Il premio va a una “coraggiosa e impegnata paladina della pace”, “una donna che mantiene accesa la fiamma della democrazia in mezzo a un’oscurità crescente”. Così il comitato del Nobel leggendo la motivazione dell’assegnazione del premio a Corina Machado. Machado “riceverà il premio Nobel per la pace per il suo instancabile lavoro nel promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”, ha affermato il comitato nel suo annuncio. Come ricorda il Comitato per il Nobel, nell’ultimo anno, “Machado è stata costretta a vivere in clandestinità. Nonostante le gravi minacce alla sua vita, è rimasta nel Paese, una scelta che ha ispirato milioni di persone. Quando i regimi autoritari prendono il potere, è fondamentale riconoscere i coraggiosi difensori della libertà che si ribellano e resistono. La democrazia dipende da persone che si rifiutano di rimanere in silenzio, che osano farsi avanti nonostante i gravi rischi e che ci ricordano che la libertà non deve mai essere data per scontata, ma deve sempre essere difesa – con le parole, con coraggio e con determinazione”. Maria Corina Machado, ingegnera, politica e attivista venezuelana classe 1967, è fondatrice dell’associazione civile Sumate ed è ritenuta espressione di quella parte della popolazione venezuelana che si oppone al governo del presidente Nicolas Maduro, accusandolo di aver instaurato un regime autoritario e di aver falsificato i voti dell’ultima elezione presidenziale, rivendicando invece la vittoria dallo sfidante Edmundo Gonzalez Urrutia.
Come hanno evidenziato da Oslo, “Machado era la candidata alle presidenziali del 2024, ma il regime ha bloccato la sua candidatura, e quindi Machado ha dovuto sostenere il leader di un altro partito, Edmundo Gonzalez Urrutia. Allora, centinaia di migliaia di volontari si sono mobilitati e sono stati formati come osservatori del voto, per assicurare elezioni trasparenti e giuste, e per questo sono andati incontro ad abusi, arresti e torture”. “Esempio di straordinario coraggio civile” tra i leader democratici dell’America Latina “in temi recenti”, il grande pregio di Maria Corina Machado è quello di aver saputo imporsi come “figura chiave nell’unificare forze politiche di opposizione un tempo profondamente divise”, trovando terreno comune nella “richiesta di elezioni comuni e rappresentatività”. Un’azione che sta “al cuore della democrazia che difende il potere popolare”. Il comitato per il Nobel ha voluto evidenziare come “La democrazia sia precondizione per una pace duratura, tuttavia viviamo in un mondo in cui è minacciata da tanti regimi autoritari”. Tra questi, “quello venezuelano”, a causa del quale “Circa 8 milioni di persone hanno dovuto lasciare il paese.
L’opposizione è stata sistematicamente repressa tramite brogli elettorali, procedimenti legali e incarcerazioni”. Da paese “democratico e prospero”, il Venezuela “è diventato uno stato brutale e autoritario che soffre una crisi umanitaria profonda, dove gran parte della popolazione vive in povertà”.
Come fondatrice del movimento Sumate, “Machado si è sollevata per elezioni libere e giuste oltre cent’anni fa. Come lei stessa disse, ‘It’s a choice between ballots or bullets’”, ossia “è una scelta tra i seggi e le pallottole”. Da allora si batte per “l’indipendenza della magistratura, diritti umani e rappresentanza popolare, spendendo anni per la libertà della sua popolazione”.
Red
