La guerra di Putin

Il prezzo della distruzione: una sproporzione abissale dei danni fra Ucraina e Russia

 

di Giuliano Longo (*)

Nel bilancio economico e materiale del conflitto tra Russia e Ucraina emerge una sproporzione netta e strutturale. La devastazione diretta subito dal territorio ucraino, investito da un’invasione su vasta scala e da sistematici bombardamenti aerei, non è minimamente paragonabile ai danni materiali riportati dalle infrastrutture sul suolo russo.

I danni materiali in Ucraina

Le valutazioni congiunte elaborate dalle principali istituzioni internazionali — tra cui la Banca Mondiale, le Nazioni Unite e la Commissione Europea — tracciano un quadro drammatico per l’Ucraina. I danni diretti ed effettivamente documentati alle infrastrutture materiali (edifici, strade, ponti, impianti energetici) superano i 195-200 miliardi di dollari.

Tuttavia, quando il calcolo si estende ai costi complessivi di ricostruzione, ripresa economica e perdite operative a lungo termine, le stime salgono vertiginosamente

Le proiezioni ufficiali dell’ONU e della Banca Mondiale quantificano in oltre 588-600 miliardi di dollari le risorse necessarie nei prossimi dieci anni per riabilitare il Paese. Si tratta di una cifra superiore al doppio del Prodotto Interno Lordo ucraino antecedente al conflitto.

L’impatto maggiore si concentra nel patrimonio abitativo (con centinaia di migliaia di edifici distrutti o danneggiati), seguito dalle reti di trasporto logistico, dalle infrastrutture energetiche e dal settore agricolo.

I danni subiti dalla Russia

Dall’altro lato della frontiera, la natura dei danni sul territorio russo presenta un carattere diametralmente opposto. L’Ucraina ha condotto attacchi asimmetrici mirati — prevalentemente tramite droni e raid a lungo raggio — contro obiettivi di rilevanza strategica e militare: raffinerie di petrolio, depositi di carburante, aeroporti militari, nodi ferroviari vicini al confine ed infrastrutture di confine nella regione di Kursk.

Sebbene le autorità russe non pubblichino bilanci consolidati per ragioni di sicurezza, le perdite dirette alle infrastrutture civili e industriali russe sono stimate in poche centinaia di milioni o al massimo diversi miliardi di dollari (indicativamente tra 2 e 5 miliardi di dollari di danni materiali diretti).

Una quota marginale rispetto alla devastazione subito dall’Ucraina. Per la Russia, il vero peso finanziario del conflitto non deriva tanto dalla distruzione fisica delle proprie città, quanto piuttosto dai costi diretti di finanziamento della macchina bellica e produzione d’armamenti. E dalle s anzioni economiche e finanziarie internazionali, congelamento degli asset all’estero e perdita dei mercati di sbocco energetici tradizionali (come quello europeo).

La profonda sproporzione

In ogni caso la sproporzione tra le due nazioni appare schiacciante: mentre l’Ucraina affronta la cancellazione fisica di interi centri urbani, il degrado ambientale del proprio territorio e la paralisi di ampi settori produttivi, la Russia subisce attacchi mirati e puntuali a supporto della logistica bellica.

Il rapporto dei danni materiali diretti sul campo di battaglia e nelle retrovie  – secondo un rapporto delle Nazioni Unite drl 23 febbraio 2026 –  si attesta approssimativamente su una scala superiore a 50 a 1 a sfavore dell’Ucraina, confermando come il peso finanziario della ricostruzione post-bellica ricadrà quasi interamente sul territorio ucraino.

(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali

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