Economia e Lavoro

Il professionista fiscale, un lavoro che non trova più ricambio generazionale

di Gianfranco Piazzolla (*)

 

Cosa succede quando un praticante commercialista impatta con la realtà lavorativa entrando in uno studio commerciale?

Nella maggior parte dei casi, si stima un 50 per cento per ora, scappa da questa esperienza.

Perché?

Perché il professionista è trattato come uno schiavo fiscale a servizio di un ministero e di una agenzia che sta dequalificando il merito e, unitamente alla giustizia tributaria, tende sempre più a punire, come soluzione alternativa di tutti i mali, il professionista.

E gli esecutivi di ogni ordine e colore mettono il carico integrando normativa che genera mala burocrazia finalizzata, non solo a frenare il paese fino al collasso, ma anche a generare dettami punitivi e penali come più o meno si sta facendo con le partite iva in genere.

Insomma, quando un praticante entra in uno studio comincia ad avvertire che un domani avrà un fiato continuo sul collo da parte dello stato.

Scadenze compulsive e centinaia di adempimenti compressi in ogni mese, legati sempre più ad un sistema ossessivo statalista dirigista e ad una delle peggiori digitalizzazioni mondiali mai viste.

Non a caso il rapporto del 2024 delle nazioni unite sulla digitalizzazioni della PA relegava l’Italia all’ultimo posto in europa ( report annuale e-government).

Dinanzi a una professione che azzera la serenità e che ti toglie gran parte della vita famigliare e privata diventa difficile non considerare altre scelte.

I professionisti fiscali passano l’intera estate sotto una ulteriore miriade di scadenze legate alle dichiarazioni dei redditi e di tanto altro, rinunciando a ferie libere e giorni di riposo.

Non esiste più nemmeno un mese di ordinaria tranquillità e molto spesso tutto ciò è interconnesso con problemi neurologioci da iper stress, problemi famigliari e coniugali dovuti a continua assenza in famiglia e problemi di salute psicofisica molto più che rispetto ad altri lavori.

Non è un caso che molti laureati che avevano iniziato la professione sono passati a fare concorsi pubblici, abbandonando il percorso, per uscire dalla spirale negativa di questa professione, per certi versi anche interessante, per altri estremamente logorante stante la grande responsabilità e rischio oggi non ripagato dalle tariffe applicate e in vigore.

Gli studi professionali, quindi, faticano sempre più a trovare contabili, addetti alle paghe e commercialisti qualificati. Non si trovano più figure disposte o in grado di coprire i ruoli tradizionali, spesso proprio a causa della complessità del lavoro e delle responsabilità richieste.

Altro dato significativo è che  nonostante la difficoltà di reperire dipendenti, si registra anche una flessione del numero di titolari di studi, a causa del calo dell’attrattività della professione stessa.

Di questo passo il legislatore dovrà ripensare ad un nuovo e diverso modo di fare verso questi stimati lavoratori molto spesso additati da contribuenti e dallo stesso sistema stato, ma preziosi anzi preziosissimi per gli uni e per gli altri, perché ricordiamoci ,come tutti dicono, “ a questo ci pensa il commercialista”.

 

 

(*) Presidente Confimprese Viterbo

Giunta esecutiva Lazio di Confimprese Italia

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