Il deputato riformista ed ex ministro della Sanità iraniano Massoud Pezeshkian ha vinto il ballottaggio delle 14me elezioni presidenziali e diventerà il nono leader della Repubblica islamica, hanno riferito i media statali locali.Il vantaggio del candidato riformista Masoud Pezeshkian contro l’intransigente Saeed Jalili si era ampliato a oltre 2 milioni di voti nel conteggio per il ballottaggio presidenziale iraniano. I sostenitori del cardiochirurgo e deputato di lunga data, prima dell’alba sono scesi nelle strade di Teheran e di altre città per festeggiare mentre il suo vantaggio cresceva su Jalili, un ex negoziatore nucleare dalla linea dura. La vittoria di Pezeshk vede l’Iran ancora in un momento delicato, con le alte tensioni in Medio Oriente per la guerra Israele-Hamas nella Striscia di Gaza, i progressi del programma nucleareiraniano e le imminenti elezioni americane che potrebbero mettere fine a qualsiasi possibilità di distensione tra Teheran e Washington a rischio. Nel suo primo messaggio dopo la vittoria elettorale Masoud Pezeshkian ha ringraziato i cittadini iraniani che sono andati a votare “con amore e per aiutare” il Paese. “Tendereremo la mano dell’amicizia a tutti. Siamo tutti popolo di questo Paese. Ci sarà bisogno di tutti per il progresso del Paese”, ha detto alla televisione nazionale. Il quartier generale delle elezioni statali iraniane rende noto che Pezeshkian ha ottenuto 16.384.403 voti contro i 13.538.179 del suo rivale, espressi in un totale di circa 58.000 seggi in Iran e 314 seggi in oltre 100 paesi stranieri. Al ballottaggio presidenziale hanno partecipato circa 30.530.157 (49,8%) dei 61.452.321 deli aventi diritto. Il primo turnod del 28 giugno ha visto l’affluenza più bassa nella storia della Repubblica Islamica dai tempi della Rivoluzione Islamica del 1979. I funzionari iraniani hanno a lungo indicato l’affluenza alle urne come un segno di sostegno alla teocrazia sciita del paese, che è stata messa a dura prova dopo anni di sanzioni che hanno schiacciato l’economia iraniana, manifestazioni di massa e intensa repressione di ogni dissenso. Funzionari governativi fino al leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei,avevano previsto un tasso di partecipazione più elevato, ma la televisione di stato trasmetteva immagini di linee modeste in alcuni seggi elettorali in tutto il paese con alcuni seggi vuoti aTeheran. Le elezioni erano state indette dopo la morte del presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi in un incidente in elicottero a metà maggio. La vittoria del candidato riformista è inaspettata e notevole, poiché ci si attendeva che il fronte conservatore, presentatosi diviso al primo turno, si ricompattasse contro Pezeshkian. Pezeshkian resta comunque unfedelissimonell’ambito della Guida Suprema Ali Khamenei, la principale figura religiosa e politica del paese: non sono attesi cambi poiché per le elezioni iraniane i candidati devono essere vagliati e approvati dal Consiglio dei guardiani, un organo composto da 12 membri, sei religiosi e sei giuristi, tutti molto vicini agli ultraconservatori. e quindi a Khamenei (i religiosi sono nominati direttamente da Khamenei e quest’anno sono state cancellate 74 candidature, comprese quelle di tutte le donne. Con queste premesse, la vittoria di Pezeshkian è comunque notevole e conferma ulteriormente come il regime iraniano sia impopolare e mantenga il potere solo grazie a una repressione violenta. Massoud Pezeshkian è un cardiochirurgo ed ex ministro della Salute che, pur rimanendo fedele ai princìpi fondamentali della Repubblica islamica dell’Iran, sostiene alcune riforme di parziale liberalizzazione del regime iraniano. In politica estera sostiene che l’Iran debba lavorare per migliorare le sue relazioni con l’Occidente, inclusi gli Stati Uniti, ed è favorevole a un’apertura del paese agli investimenti stranieri per migliorare la situazione economica ala centro della campagna elettorale. Durante quelle proteste Pezeshkian fu critico con la polizia per la brutale repressione:«Le proteste sono colpa nostra. Vogliamo attuare la fede religiosa attraverso l’uso della forza. Questo è scientificamente impossibile» aveva detto. Alcuni media russi parlano invece di “perestroika” all’iranianaIn politica estera, poiché il nuovo presidente intende proporre meccanismi di “distensione”, ma sottolinea anche che questi meccanismi non possono andare contro gli interessi del Paese e del popolo.
GiElle
