La guerra di Putin

Il ritiro da Kherson “coincide” con alcune concessioni economiche USA, ma un cessate il fuoco non è imminente

di Giuliano Longo

Contemporaneamente all’abbandono di Kherson e della riva destra del Dnepr da parte delle truppe russe gli Stati Uniti hanno adottato alcune misure volte ad allentare le sanzioni contro la Russia. Coincidenza o meno resta il fatto che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha consentito le transazioni finanziarie necessarie per il supporto delle missioni diplomatiche e dei consolati russi. Dopo che gli USA hanno utilizzato questi ostacoli al finanziamento come strumento di pressione sulla diplomazia russa, rendendo problematico il lavoro dell’ambasciata e suscitando le proteste dell’ambasciatore Anatoly Antonov. Se questa può apparire una concessione marginale, ben più consistente sul piano economico/finanziario, è l’autorizzazione per le transazioni legate al settore energetico. Queste ora possono concludersi con le maggiori istituzioni finanziarie russe e la Banca di Russia fino al 15 maggio 2023. Tutte le transazioni precedentemente vietate dall’ordine esecutivo 14024 sono ora consentite fino alle 00:01 (ora di Mosca) del 15 maggio 2023 e l’elenco di primari istituti bancari di Mosca include riguarda Sberbank, VTB, Alfa-Bank, Otkritie, Sovcombank, Vnesheconombank. C’è poi da segnalare che l’uomo d’affari russo Roman Abramovich ha avuto l’opportunità di scongelare 6 miliardi di dollari che erano stati precedentemente bloccati dall’Occidente. Abramovich aveva cercato idi dimostrare che non aveva nulla a che fare con l’operazione speciale, e pare che l’Occidente, alla fine, ci abbiano creduto, non senza alcuni passi, presumibilmente, da parte russa. Ma il ritiro da Kherson può davvero aprire spiragli per future trattative?Numerosi professionisti dell’intelligence NATO, dagli analisti ai generali in pensione, sono ancora sospettosi dell’iniziativa del generale Armageddon (come viene chiamato Sergey Surovikin in Occidente) e la vedono come una trappola, una sorta di “operazione di inganno massiccio” che i russi hanno attuato anche nel corso della II guerra mondiale. Quanto ai colloqui, le cui informazioni sono trapelate ai media evidentemente “soffiate” dalla Casa Bianca, si sono svolti fra il consigliere per la sicurezza nazionale del Presidente, Jake Sullivan e il segretario del Consiglio di sicurezza russo Nikolai Patrushev. Un ‘”accordo minimalista”, di cui si parla (o forse solo si auspica da alcune parti), potrebbe comportare la rinuncia della Russia alle pretese su Odessa e Kharkov in cambio del Donbass e il riconoscimento della Crimea, con un congelamento dell’espansione della NATO. La linea di demarcazione dovrebbe correre lungo il Dnepr e tutte le condizioni successive potrebbero venire concordate dalle parti attraverso la mediazionedella Turchia nell’ambito del cosiddetto “Minsk-3”. Nel frattempo Zelensky potrebbe essere indotto a trattare grazie ai 50 miliardi di dollari stanziati per ripristinare le infrastrutture energetiche distrutte utilizzando anche i beni russi congelati. Infine l’Ucraina verrebbe dotata di moderni sistemi di difesa aerea a Kiev per mantenere l’equilibrio di forze militari. Condizioni che ben difficilmente Mosca potrebbe accettare in toto e il silenzio di Kiev su queste indiscrezioni è il segnale dell’attuale indisponibilità di Zelensky sollecitato da più parti d’Occidente a vincere la partita, grazie ai successi ottenuti in questi mesi. Realisticamente è difficile credere che l’inverno possa rappresentare una pausa (per ritemprare le forze di entrambe gli eserciti come affermato da esponenti del Governo di Kiev) così come è piuttosto improbabile che l’esercito russo sia ormai alle corde. Mentre è più probabile che l’armata di Putin, rinforzata dalla mobilitazione parziale, tenti di sfondare su altri punti nel Donbass congelando la propria posizione sulla riva sinistra del Dniepr e continuando a martellare le infrastrutture ucraine già provate. Eppure qualcosa si muove anche a Mosca dove le posizioni all’interno del Potere non sono poi così monolitiche come si crede, sia sugli sviluppi che sulla conduzione del conflitto e le sanzioni dell’Occidente cominciano a mordere sul tenore di vita dei russi.

Giu.Lo.

aggiornamento la Guerra di Putin ore 14.31

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