Medicina

In Italia quattro milioni di persone senza sanità di prossimità: l’allarme della Simg

Aree interne, 4 milioni di persone in Italia sono senza una sanità di prossimità. Con la svolta digitale la medicina generale è pronta a colmare il divario puntando sulla formazione. “Auspichiamo un’integrazione tra il fascicolo sanitario elettronico e i dati delle cartelle cliniche dei medici di famiglia. L’impiego di questi strumenti innovativi non deve snaturare le prerogative professionali e culturali della Medicina Generale” sottolinea Alessandro Rossi, Presidente SIMG. La tecnologia in medicina è una realtà ormai consolidata. Sono coinvolti ospedali, ambulatori e centri di ogni tipo, con sistemi di televisita, telemonitoraggio, teleconsulto. Diversi studi hanno dimostrato che questo approccio permette di ridurre significativamente le ospedalizzazioni e le chiamate di emergenza, oltre che di migliorare la qualità della vita. Anche la Medicina Generale è pienamente coinvolta e attiva in questo ambito, dopo esserne stata di fatto pioniera. In questo contesto di sviluppo avanzato, però, resta ancora molto da fare nella creazione di reti ultraveloci, nella dotazione di strumenti e infrastrutture, nella formazione tanto dei clinici quanto dei cittadini, al fine di coinvolgere tutto il Paese senza lasciare escluse alcune aree interne che finora non sempre hanno beneficiato di questa rete. Così in una nota la Società dei Medici di Medicina Generale.

Il convegno “Connessi. La digitalizzazione della sanità nelle aree interne e nelle comunità montane” organizzato su iniziativa del Sen. Guido Quintino Liris, presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne, ha visto la partecipazione di numerosi attori coinvolti nel processo di digitalizzazione, quali istituzioni, decisori politici, clinici, autorità sanitarie, associazioni della società civile. Moderati da Federico Serra, Capo Segreteria tecnica dell’Intergruppo parlamentare sulla prevenzione e le emergenze sanitarie nelle aree interne, Segretario Generale Osservatorio Nazionale sulla salute bene comune, sono intervenuti, tra gli altri, Lucia Albano, Sottosegretario di Stato all’Economia e alle Finanze; Alessio Butti, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione; Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato alla Salute. Tra i clinici, presente il Presidente della Società Italiana dei Medici di Medicina Generale Alessandro Rossi. Il Sottosegretario Butti ha analizzato la profonda trasformazione che sta attraversando il SSN, basata su quattro assi portanti: la telemedicina, il fascicolo sanitario elettronico, le infrastrutture di trasmissione remote e il monitoraggio da remoto. Questi strumenti permetteranno di ridurre gli spostamenti verso i grandi centri urbani, riducendo i costi e migliorando la capillarità dei servizi, migliorando anche il gap ancora esistente con le aree interne, con oltre quattro milioni di persone che faticano ad avere accesso alle cure. Oggi ci sono connessioni veloci in quasi 3700 strutture sanitarie su 9mila, con una crescita continua: questo consente progressi straordinari, come interventi chirurgici a distanza o rapide consulenze.

 

LA PROSSIMITÀ, CRITERIO FONDAMENTALE PER TUTELARE LE AREE INTERNE E REQUISITO DELLA MEDICINA GENERALE

Il concetto di prossimità sanitaria auspicato dalle realtà interne rappresenta anche il prerequisito dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie, che insieme ad altri operatori come i farmacisti e gli infermieri sono gli attori più vicini ai cittadini. “In ambito sanitario, l’auspicio dei cittadini è quello di ricevere prestazioni personalizzate e facilmente raggiungibili – ha sottolineato Alessandro Rossi, Presidente SIMG – La caratteristica della prossimità è fondamentale, soprattutto per quelle zone più difficili da raggiungere, come quei 4mila comuni delle aree interne che raccolgono il 20% della popolazione italiana. Per favorire i servizi sanitari di prossimità la digitalizzazione rappresenta pertanto uno strumento fondamentale. I Medici di famiglia sono stati tra i primi a introdurre elementi informatici già decine di anni fa con la cartella clinica personalizzata. Oggi- si legge infine nella nota- sono diffuse app di ogni genere, per fissare appuntamenti, erogare ricette, chiedere consigli, effettuare un teleconsulto, ma per raggiungere un livello efficiente delle nostre prestazioni servono, oltre a una buona fascia di connettività, anche un’integrazione tra il fascicolo sanitario elettronico e i dati delle nostre cartelle cliniche, che devono avere la possibilità di interagire. Se questo avviene possiamo fare rete. Ciò però presuppone che l’impiego di questi strumenti innovativi non snaturi le prerogative professionali e culturali della Medicina Generale, che invece necessità di risorse, formazione, infrastrutture per mettersi al meglio al servizio della cittadinanza”.

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