di Wladymiro Wysocki (*)
In poche ore nel mondo del lavoro si sono verificate due morti, il primo nel Napoletano il secondo a Maniago.
Continua la lunga scia di sangue di un Marzo che non è stato per nulla clemente, ieri sera Nicola Sicignano di 50 anni a Sant’Antonio Abate perde la vita nell’impianto di smaltimento rifiuti, della SB Ecology S.r.l., incastrato con il braccio e la testa nel nastro trasportatore.
La Compagnia di Castellammare di Stabia in collaborazione con il Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro e ASL di Napoli hanno avviato immediatamente le indagini per capire esattamente le dinamiche.
Poche ore dopo, Daniel Tafa ragazzo di 22 anni compiuti il giorno prima, è morto a Pordenone verso l’ 1.30 della notte mentre lavorava su una macchina per stampaggio nella ditta STM specializzata in stampe a caldo.
La causa della morte è dovuta a una scheggia incandescente che lo ha trafitto, come un proiettile, uccidendolo sul colpo.
Immediate le indagini dei carabinieri che da subito hanno posto sotto sequestro l’area del tragico incidente.
Dalla prime ricostruzioni lo stampo, ad altissime temperature, sul quale il giovane operaio stava lavorando è andato improvvisamente in frantumi e una scheggia del materiale lo ha colpito.
Da capire se il fatto è dovuto a un malfunzionamento della macchina oppure a una manovra sbagliata del giovane ragazzo.
Le indagini al momento sono seguite dalla ASL territoriale e ai vigili del fuoco che in prima battuta andranno a constatare se tutte le misure in materia di prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro erano rispettate.
Una terza vittima è delle prime ore di oggi, verso le 8 del mattino, è un uomo di 38 anni investito da un mezzo pesante mentre stava lavorando sulla carreggiata nord dell’Autosole nei pressi di Orvieto dove era residente.
L’uomo lavorava per una ditta del luogo che stava effettuando gli interventi di manutenzione dell’autostrada.
Continua inesorabile la lunga scia di sangue, un mese di Marzo assolutamente nero sotto questo aspetto mettendoci ogni giorno a terra con una vicenda dolorosa nel lavoro.
Ormai faticano a uscire le giuste parole per darne ogni commento alle notizie, ogni ragionamento e pensiero rischia di essere vano rispetto all’immenso dolore e alla grande frequenza alla quale siamo sottoposti.
Non resta che stringerci alle famiglie delle vittime e stare vicini con il pensiero condividendo questi momenti difficili che si ripetono quotidianamente e ai quali restiamo disarmati ma mai disillusi in un cambiamento.
Dobbiamo restare forti, decisi, determinati nella lotta al cambiamento della prevenzione e della sicurezza sul lavoro che non può e non deve essere solo una questione di carte ma di reale e fattiva collaborazione tra impresa e lavoratori.
Ci siamo ancorati all’idea che la sicurezza sul lavoro è una mole di faldoni ricchi di documenti, attestati, certificati, asseverazioni e altre mille ottemperanze legislative ma poi di fatto nulla è trasferito in conoscenza ai lavoratori.
Urge un cambio di passo, la sicurezza non può e non deve limitarsi a questo.
Dobbiamo rivedere tutto l’impianto giuridico in materia e mettere al centro della prevenzione il lavoratore, proprio così come l’attuale D. Lgs. 81/08 e s.m.i. lascia intendere aprendo il decreto proprio come prima definizione quella del lavoratore (art. 2).
Il lavoratore è il centro di tutto, il lavoratore è colui che perde la vita, rendiamo il lavoratore il vero protagonista e non solamente un elemento passivo che deve limitarsi a rispettare le indicazioni impartire.
La prevenzione è uno strumento da attuare insieme e insieme deve essere studiato, pensato, ragionato, progettato.
Solo coì facendo possiamo ottenere dei risultati altrimenti continueremo a dare le medesime notizie drammatiche di cronaca, leggere i soliti comunicati, le solite indignazioni sbandierate da ogni parte ma che poi ai fini pratici nulla cambia.
E anche oggi sentiremo dare la colpa alla poca formazione, ai controlli carenti, a una cultura della sicurezza assente.
Ma mentre ci rincorriamo in una gara di comunicati cercando di trovare una causa da affidare queste morti, ogni giorno c’è chi vive il dramma in prima persona.
Rispettiamo le vittime, i familiari nel loro dolore ma attiviamoci tutti in un tavolo di lavoro finalizzato alla vera prevenzione che non sia un tira e molla per decidere dove posizionare la virgola in un testo.
Lavoriamo per cambiare il tutto insieme ai lavoratori, ascoltiamoli e insieme procediamo sul da farsi come un sarto prende le misure per cucire al singolo il giusto abito, così dovremmo fare nella prevenzione.
Analizziamo le vere necessità di una aziende, e con loro prepariamo la giusta analisi dei rischi come un abito cucito su misura.
(*) Esperto di sicurezza sul lavoro
