di Sara Valerio
Il digitale ha portato una vera e propria rivoluzione nel mondo della comunicazione pubblica. Secondo il ForumPA annual report 2023, in Italia, più di 36 milioni di italiani (il 73% della popolazione) e 17mila Pubbliche Amministrazioni hanno attivato lo SPID e 18mila pubbliche amministrazioni usano il sistema PagoPA, a cui gestori di pubblici servizi hanno aderito per 386 milioni di transazioni con un totale di pagamenti di 83 miliardi di Euro. Oltre 36 milioni di utenti hanno scaricato la App IO (500 milioni di messaggi inviati da enti), con 15mila PA attive e 276mila servizi disponibili. Secondo l’indagine condotta da Osservatorio Digitale, tra aprile 2023 e marzo 2024, sulla presenza social di 7.987 comuni italiani, risulta che il 75,2% degli enti ha una pagina Facebook, il 29,7% usa Instagram, il 13,5% X, il 39,1 Youtube, lo 0,6% Tik Tok.
Ciò non poteva non determinare un cambio di rotta anche da parte delle istituzioni culturali che negli anni hanno avviato un percorso di digitalizzazione dei musei e dei siti archeologici. Nei luoghi della cultura l’utilizzo delle tecnologie multimediali e digitali contribuisce infatti a una continua sperimentazione di formule innovative di fruizione, adatte a nuovi scenari e a differenti esigenze del target.
L’avvento e la rapida diffusione delle Intelligenze Artificiali generative negli ultimi anni sta inoltre rapidamente rivoluzionando il mondo del lavoro e non fanno eccezione le istituzioni legate alla cultura. Attualmente è in corso la ricerca “IA generativa e professioni culturali” realizzata dalla Fondazione Scuola Beni e Attività Culturali con l’obiettivo di comprendere l’interazione tra tecnologia e cultura e di aprire nuove prospettive per la valorizzazione e la conservazione del patrimonio. La ricerca indaga l’impatto che le IA generative hanno e avranno sulle professioni del patrimonio culturale in termini di evoluzione delle attività attuali e di previsione di attività che la tecnologia renderà plausibilmente possibili. I risultati, ancora in aggiornamento, riportano che degli oltre mille utenti che hanno partecipato in modo volontario al questionario, metà del campione si dichiara abbastanza o molto informato. Pur avendo cominciato a utilizzarla, ben oltre la metà si sente poco preparto a integrarla nel proprio lavoro, tuttavia la maggior parte ne vede le possibilità creative ed è disposto a investire nella formazione. Alla domanda aperta sulla prima parola che ti viene in mente pensando all’IA generativa, sono emerse: “supporto”, “crescita” e “opportunità”.
In ambito culturale, attualmente l’Intelligenza Artificiale sta avendo un ruolo fondamentale nel supporto alle piattaforme di digitalizzazione, nella catalogazione e datazione delle opere, nell’assistenza nei restauri, come importante strumento per l’analisi dei trend di mercato o nella creazione di contenuti (testi, immagini, video, audio), nell’implementazione di chatbot e di sistemi di assistenza automatizzati per migliorare l’interazione con il pubblico e rendere i percorsi museali sempre più attrattivi.
Uno degli esempi più recenti riguarda la Basilica di San Pietro a Roma che diventa accessibile online attraverso un modello digitale 3D ultra-preciso, un “digital twin” creato con il supporto dell’intelligenza artificiale partendo da oltre 400mila immagini ad alta risoluzione. Il progetto “La Basilica di San Pietro: AI-Enhanced Experience”, nato da un accordo tra Fabbrica di San Pietro e Microsoft, consente di visitare e interagire virtualmente con la struttura fin nei suoi punti più inaccessibili.
Il luogo in cui è sepolto l’apostolo Pietro, lo spazio sacro in cui è custodita l’arte generata da geni come il Bramante, Michelangelo, Bernini e Raffaello, il Maderno e il Canova potrà essere esplorato e studiato come mai prima d’ora. Una scelta innovativa voluta allo scopo di aprire al mondo le porte della Basilica – proprio in occasione del prossimo Giubileo – e dare accesso alla cultura e alla bellezza, anche a chi sarà impossibilitato a raggiungere Roma nell’Anno Santo.
L’intelligenza artificiale ha inoltre aiutato a rilevare e mappare le vulnerabilità strutturali, come crepe e tessere di mosaico mancanti, permettendo agli studiosi e ai restauratori di esplorare l’universo policromo del monumento con una precisione e un dettaglio che non ha precedenti.
