Esteri

Iran: export bloccato da chiusura Stretto Hormuz, hub petrolifero Iraq in crisi

 

A un mese dall’inizio del conflitto in Iran, l’economia irachena è in forte difficoltà: nella provincia di Bassora, cuore della produzione petrolifera, attività e traffici si sono drasticamente ridotti. La chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per le esportazioni, ha di fatto paralizzato l’export di greggio da cui dipende circa il 90% delle entrate statali. La produzione nel sud del Paese è crollata di oltre il 70% e le importazioni si sono dimezzate. Attacchi con droni e missili contro basi Usa, compagnie energetiche e infrastrutture – da parte sia di forze filo-iraniane sia nel contesto del conflitto regionale – hanno aggravato la situazione, spingendo molti lavoratori stranieri a lasciare il Paese. I principali giacimenti, come Zubair, hanno ridotto drasticamente la produzione, mentre le esportazioni risultano al momento ferme. Le autorità valutano rotte alternative, ma con forti limiti logistici e costi elevati. Anche il porto di Umm Qasr opera a capacità ridotta: le merci arrivano ora attraverso gli Emirati Arabi Uniti con trasporti indiretti più costosi e lenti. Secondo gli esperti, Baghdad dispone di risorse solo per poche settimane; poi potrebbe essere costretta a indebitarsi. Intanto, disagi e rallentamenti colpiscono anche i commerci e i movimenti di persone al confine con l’Iran. E la ormai evidenza chiusura dello Stretto di Hormiz, viene confermata ufficialmente, qualora ce ne fosse bisogno direttamente dal ministro deli Esteri iraniano, anche se l’accesso al corridoio d’acqua sarebbe vietato solo agli Usa ed ai loro alleati. Ecco cosa ha detto il ministro Araghchi: “”Lo Stretto di Hormuz è chiuso alle navi coinvolte in aggressioni contro l’Iran”. Il ministro ha sottolineato la continuità della difesa dell’Iran contro gli aggressori, comprese le loro basi e installazioni militari situate nei territori dei Paesi della regione, e ha chiarito che la ragione delle operazioni di difesa iraniane nella regione risiede nell’utilizzo del territorio, delle basi e delle installazioni situate in questi Paesi per condurre una guerra illegale contro l’Iran. Le operazioni di difesa iraniane rientrano nel quadro del diritto intrinseco alla legittima difesa e non devono essere considerate una violazione della sovranità dei Paesi ospitanti, ha affermato Araghchi, sottolineando che la principale fonte di insicurezza nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz è “l’aggressione militare degli Stati Uniti e del regime sionista contro l’Iran”. “Questa via navigabile è chiusa alle navi delle parti coinvolte nell’aggressione militare contro l’Iran, in base ai principi del diritto internazionale e al fine di impedire agli aggressori di utilizzare impropriamente lo Stretto di Hormuz per condurre attacchi illegali contro l’Iran. Allo stesso tempo, il traffico navale di altri Paesi viene gestito in coordinamento con le autorità iraniane competenti”, ha aggiunto.

Red

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