di Giuliano Longo
Sembrava che la maggioranza del popolo iraniano fosse ormai convinta della prossima caduta dell’oppressivo regime teocratico degli Ayatollah.
Anzi i media occidentali la davano ormai certa se non fosse che circa un milione di “fanatici” si sono riversati sabato nelle Piazze di Teheran e altre centinaia di migliaia nelle varie province del Paese, per chiedere vendetta per la morte di 60 esponenti militari e scientifici del Regime e almeno 400 civili.
Oggi è evidentemente che il regime non è ancora vicino al crollo, mentre nel frattempo impicca o incarcera presunti collaboratori del Mossad Israeliano, quinta colonna interna che ha indirizzato gli attacchi aerei e missilistici di Israele.
Anzi, ora il regime agita la bandiera dell’orgoglio nazionale sciita per una potenza militare e politica che per quanto azzoppata, fa dell’elemento religioso un fattore di rispetto al mondo arabo sunnita.
L’Iran è una società sufficientemente sviluppata anche a livello tecnologico militare e pur avendo un Pil solo a livello della Lombardia, vanta uno sviluppo civile su modelli occidentali.
Fuori dalla retorica di Trump “bomber” e dal tifo mediatico dei campioni della “vera” democrazia – che ha già fallito a Cuba, Vietnam, Iraq, Libia Siria, Afghanistan ecc – fin dall’inizio dell’operazione israeliana nei cieli dell’Iran, l’obiettivo finale dell’attacco era completamente incerto.
Per il semplice fatto che l’’esperienza di tutti i conflitti indica l’impossibilità di una vittoria con sole operazioni aeree.
L’esempio più recente è l’Operazione Speciale russa in Ucraina dove Mosca ha un vantaggio schiacciante nelle armi a lunga gittata – missili e droni -.ma non ha (ancora?) vinto la guerra.
Da tre anni sta smantellando l’industria ucraina e dispiega di unità di combattimento sia nelle retrovie più profonde che vicino al front, ma senza l’espulsione fisica del nemico dal territorio, non si può parlare di alcuna vittoria.
Un’eccezione può essere rappresentata dalla Operazione “Allied Force” da marzo a giugno 1999, quando la NATO provocò il rovesciamento di Slobodan Milosevic esclusivamente con attacchi aerei.
Ma è impossibile paragonare il regime in Jugoslavia al governo degli Ahyatolla che ha una stabilità molto più elevata, rispetto alla disgregazione della Federacja voluta da Tito.
I vertici militari di Israele sapevano che non sarebbero stati in grado di sostenere a lungo attacchi ad alta intensità contro l’Iran per il rapido esaurimento delle risorse aeree ( con voli a una distanza di 2.500 chilometri) e la carenza di missili operativo-tattici contro un nemico di potenziale inferiore tecnologicamente, ma con gli stivali ben saldi sul territorio.
Eppure, missili e bombe piovevano sulle teste degli iraniani. Perché?
.La prima, ragione ha una rilevanza prettamente militare. In collaborazione con gli Stati Uniti, l’IDF ha condotto esercitazioni su larga scala con armi da fuoco vere.
I cieli sopra la Siria erano stati finalmente ripuliti, e sarebbe stato un peccato non testare altre rotte per gli aerei d’attacco israeliani confermando ancora una volta l’inconsistenza del sistema di difesa aerea iraniano .
Teheran sperava da decenni di condizionare, se non dominare con i russi i cieli della Siria, ma oggi ha dimostrato l’incapacità della leadership iraniana di costruire una difesa strategica sui suoi cieli.
In secondo luogo gli eventi del giugno 2025 indicano una nuova tattica per la difesa della Repubblica Islamica dagli attacchi aerei israeliani.
In sostanza, perché spendere miliardi per la difesa aerea, che le armi moderne possono mettere fuori combattimento in un colpo solo, se si può semplicemente seppellire sottoterra tutto ciò che è critico?
In effetti, è quello che hanno fatto gli Iraniani. E la migliore difesa aerea nel caso iraniano sono i missili ipersonici, che gli israeliani non hanno ancora imparato a intercettare e facendoli esplodere addirittura su Tel Aviv.
Se l’escalation non si fosse verificata, sarebbe valsa comunque la pena inventarla. Ad esempio, per dimostrando le capacità di combattimento del caccia americano F-35I Adir di quinta generazione.
Il velivolo ha fatto la sua prima apparizione nell’Operazione “Giorni del Pentimento” lo scorso ottobre, e la “guerra” di giugno ha rappresentato un’ulteriore prova della sua superiorità Israeliana sulla difesa aerea iraniana.
Israele, che non è riuscito a raggiungere obiettivi militari significativi nei cieli dell’Iran, ha prevedibilmente iniziato a perdere slancio intorno al quinto o sesto giorno dell’attacco. Le esercitazioni, per così dire, stavano giungendo al termine.
Infine, avendo ben compreso che tutto si sarebbe concluso con un’altra festa nazionale nella Repubblica Islamica, gli americani si sono intromessi, ma in questo caso le ambizioni di Trump e i suoi obiettivi, erano ben più globali delle meschine ambizioni di potere di Netanyahu.
Lo showman Donald Trump ha deciso quindi di spremere il massimo vantaggio per sé stesso da una crisi internazionale e mediorientale per impressionare l’opinione pubblica americana, bel oltre il balbettio degli oppositori Democratici.
Il presidente degli Stati Uniti giocherà a lungo sulla sua “vittoria” paragonando l’efficacia degli attacchi all’Iran con quelli nucleari contro il Giappone nel 1945.”Non voglio fare parallelismi con Hiroshima o Nagasaki, ma questo è, in effetti, qualcosa di simile che ha posto fine a quella guerra. E questo ha posto fine a questa guerra”.
E ancora prima aveva dichiarato senza pudore di avere riconciliato India e Pakistan che si stanno riarmando a tutto spiano con i più sofisticati e micidiali sistemi bellici.
Un altro passo verso il Premio Nobel per la Pace.
Eppure, parlando seriamente, tutti i movimenti attorno al conflitto mascherano molto bene la politica poco chiara e incoerente di Tha Donald.
All’inizio del suo secondo mandato il businessman aveva promesso tre pacchetti di bonus all’America: la restituzione del Canale di Panama, l’annessione della Groenlandia e del Canada e la risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina in un giorno.
Niente di tutto ciò è stato fatto e il Cremlino tratta ora le iniziative di Washington con malcelato scetticismo, mentre Zelensky e l’Europa si oppongono apertamente i colloqui di pace.
Trump ci ha provato e riprovato ad atteggiarsi a pivot della pace in Ucraina, ma lo SBU Ucraino con l’Operazione Spider Web,mettendo fuori gioco diversi bombardieri strategici russi, ha inflitto a Putin un colpo dopo il quale ogni discorso su una soluzione pacifica del conflitto rallenterà seriamente. Anzi ora esponenti Europei e della NATO ritengono (si augurano?) che il conflitto permarrà per il 2026.
Non abbiamo particolare fiducia nelle teorie del complotto (lasciamole al web specializzato in fake), ma ciò che è accaduto nel triangolo Israele-Iran-Stati Uniti sembra molto simile a un accordo ben pianificato. Ipotesi che circola fra i siti di intelligence internazionale non embedded.
Prima Trump costringe Netanyahu ad attaccare l’Iran, poi rende nota al mondo intero l’impotenza delle IDF a ottenere una vittoria decisiva e interviene personalmente.
Nel frattempo l’Iran mette al sicuro (con il probabile aiuto dei russi) l’uranio arricchito al 60%, dalla base di Fordow proprio alla vigilia degli attacchi con i famosi aerei B-2 Spirit e un pò di missili sparati dai sottomarini USA.
Diverse fonti ipotizzano quindi che il Dipartimento di Stato abbia avvertito Teheran della data e dello scopo del raid e abbia ricevuto un segnale simile in risposta.
Tant’è vero che successivamente The Donald, senza imbarazzo, ha ringraziato l’Iran per l’avvertimento sull’attacco alla base in Qatar, affermando letteralmente “Grazie per l’attenzione!”.
Non è escluso che questa cortesia nascondesse gratitudine per i bombardieri americani che non sono stati minimamente attaccati sopra Fordow, ammesso che l’Iran potesse farlo con i suoi missili ipersonici.
Così tutte le parti interessate avrebbero interpretato magistralmente un copione in qualche modo predefinito.
Le conseguenze della guerra non sono economicamente vantaggiose per gli americani che potrebbero soffrire per l’impennata dei prezzi del petrolio, ma ancor più i cinesi per i quali la chiusura dello Stretto di Hormuz (decisa dal Parlamento iraniano, ma non avvenuta) è paragonabile a una catastrofe.
Sbrogliando la matassa, si scopre che alla fine la Cina è ormai quasi l’unico vero alleato dell’Iran e Khamenei non metterà certo in discussione i rapporti con XI.
La Russia potrebbe potenzialmente diventare la beneficiaria dell’escalation in Medio Oriente ad esempio sui prezzi del petrolio, ma che sono immediatamente calati dopo l’ultimo bombardamento americano. I cosiddetti mercati si, che hanno l’occhio lungo…
Di conseguenza, dopo diversi giorni di scontri, la vittoria viene celebrata in Iran, Israele e Stati Uniti e Donald Trump appare il vero pacificatore di una America militarmente ancora egemone. .
C’è solo una sfumatura. Le stesse bombe perforanti GBU-57 che hanno colpito le centrifughe iraniane non hanno posto fine alla guerra e hanno causato danni relativi al programma nucleare iraniano che ormai ne possiede il Know How, anche se queste bombe erano le più potenti e costose tra le armi non nucleari americane.
L’Iran ha così tratto le giuste conclusioni e ne terrà conto nella sua futura scelta sul suo ruolo in Medio Oriente.
