La guerra di Trump

Iran: Margelletti, è un pareggio con Teheran vincitore

 

“È un pareggio con un vincitore, ovvero Teheran, che non solo è riuscita a sopravvivere al regime change, ma ha anche dimostrato di poter gestire lo Stretto di Hormuz e di essere in grado di tenere testa a Stati Uniti e Israele”. Lo ha affermato a LaPresse Andrea Margelletti (nella foto), presidente del Centro studi internazionali. Il cessate il fuoco, secondo Margelletti, aprirà delle riflessioni anche in altri importanti attori dello scacchiere internazionale, a partire dalla Cina, che, “visto che gli Usa non hanno piegato Teheran”, si chiederà se “in generale” saranno in grado eventualmente di “difendere Taiwan”.

Prima o poi la guerra ripartirà

“Prima o poi la guerra ripartirà, perché l’obiettivo vero di Usa e Israele, ovvero il regime change, non è stato raggiunto e inoltre si troveranno davanti a un regime iraniano ancora più duro e determinato”. Secondo Margelletti lo Stato ebraico troverà “un motivo” per attaccare nuovamente l’Iran “e gli Stati Uniti lo appoggeranno”. Quanto agli Stati del Golfo, “si è creata una spaccatura fra chi come Oman e Qatar spingevano per lo stop ai bombardamenti e chi come Emirati e Arabia Saudita spingevano per continuare”. Questo, aggiunge Margelletti, creerà una “crisi sistemica” nell’area, nella quale potrebbero inserirsi “attori come la Cina”. Costi guerra e midterm fondamentali per decisione Trump

“I costi della guerra hanno avuto un ruolo fondamentale” nella decisione di Donald Trump di concordare un cessate il fuoco di 15 giorni nell’ambito del conflitto con l’Iran. Secondo Margelletti, gli Stati Uniti e l’Iran “si sono trovati d’accordo su una piattaforma comune di interessi”, “Trump ha le elezioni di midterm, quindi deve tornare a occuparsi di politica interna, mentre il regime iraniano aveva il problema della sopravvivenza, che è riuscito a mantenere”.

Red

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