di Andrea Capello (*)
Dopo le bordate di Donald Trump, che avevano rischiato di far saltare i negoziati fra Iran e Usa in Svizzera nel bel mezzo del loro svolgimento, c’è cauto ottimismo sul raggiungimento di un accordo fra Teheran e Washington entro i 60 giorni stabiliti dal Memorandum d’Intesa. “Abbiamo gettato le fondamenta. Non abbiamo ancora costruito la casa, ma abbiamo posto basi solide per raggiungere un risultato positivo per il popolo americano”, ha affermato il vicepresidente JD Vance prima di lasciare la Svizzera. Dopo l’incontro fra le due delegazioni, le parti in causa continueranno a confrontarsi sui vari paragrafi dell’intesa con tavoli tecnici. I punti principali della maratona negoziale che si è conclusa a Burgenstock sono il varo di una linea di comunicazione per garantire il passaggio sicuro delle navi nello Stretto di Hormuz e, soprattutto, l’annuncio dell’ok da parte di Teheran a far tornare nel paese gli ispettori dell’Aiea. Su questo tema però i messaggi che arrivano da Usa e Iran sono differenti. Il presidente americano Donald Trump ha detto che, alla lunga, “tutti sono pienamente consapevoli” del fatto che Teheran “accetterà ispezioni approfondite sugli armamenti per garantire ‘onestà sul nucleare’ a lungo termine”. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha precisato invece che la cooperazione con l’Agenzia internazionale per l’energia atomica sarà “in conformità con le procedure esistenti” e “le decisioni del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale”. Secondo l’Iran la conversazione sul tema del nucleare è stata “brevissima” e “non si può affermare che siano iniziati i negoziati in merito”. Intanto, però, il Dipartimento del Tesoro americano, “in linea con i colloqui produttivi” avvenuti in Svizzera, ha reso noto di aver “emesso una licenza generale temporanea della durata di 60 giorni che autorizza la produzione, la consegna e la vendita di petrolio iraniano”. Un altro tema su cui le parti divergono è quello del Libano. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che “sono stati compiuti progressi significativi per porre fine alla guerra”. Il titolare della diplomazia di Teheran ha definito la questione libanese il primo vero “banco di prova” degli accordi raggiunti. Vance, dal canto suo, ha parlato di colloqui “ancora in corso”, mentre Israele, con il ministro degli Esteri Gideon Saar, ha sottolineato di non avere “ambizioni territoriali”, ma ha ribadito il suo no al ritiro dalla ‘zona di sicurezza’ istituita nel sud del Paese dei Cedri. “È nell’interesse sia del Libano, che di Israele che Hezbollah venga smantellato”, ha rimarcato. E mentre le discussioni fra Usa e Iran proseguono, si muovono anche i contatti con i paesi del Golfo. Il segretario di Stato americano Marco Rubio nelle prossime ore sarà negli Emirati Arabi, in Kuwait e Bahrein, mentre il capo negoziatore iraniano, Mohammad Ghalibaf, andrà in Oman per discutere del dossier relativo alla gestione dello Stretto di Hormuz.
(*) La Presse
