Esteri

Iran, un mondo impazzito dove la guerra è strumento di terrorismo internazionale

di Giuliano Longo (*)

L’attacco all’Iran mentre erano in corso trattative – e qui sta l’inganno – e che ha messo nel mirino tutte le figure chiave del governo iraniano, è solo la logica conseguenza di quello che Israele ha in mente da decenni e che Trump ha sposato, con il cuore in mano e il cervello alle risorse petrolifere mondiali.

Seguendo al logica degli eventi dal primo attacco ai siti nucleari iraniani del giugno dello scorso anno, all’azione militare in Venezuela con il rapimento di Maduro, sino all’attuale conflitto che incendia tutto il Medio Oriente, gli Stati Uniti (e gli interessi della Grande Israele di Netanyahu) indicano la coazione a usare la forza contro chiunque considerino loro nemico in tutto il mondo.

Che in altri termini – e questo vale anche per Putin – è bullismo e terrorismo internazionale. Solo che oggi Trump lo fa con la scusa del programma nucleare iraniano che nessuno considerava prossimo allo sviluppo di armi atomiche, che invece Israele già largamente possiede.

Attacchi “preventivi” rapimenti e annientamento di gruppi dirigenti di stati sovrani, sono ormai prassi ricorrente di Trump che non trova più nemmeno tra i piedi l’opposizione del Congresso Americano, che invece sulla guerra dovrebbe decidere.

Inchiniamoci pure alla Statua della Libertà – degli americani siamo alleati – ma oggi Trump destabilizza intere aree del mondo e anche in questo caso, proprio quelle dalle quali sgorga petrolio.

Avvisare alleati fedeli come l’Italia non è nella sua agenda, esponendo al ridicolo il nostro ministro della Difesa guido Crosetto che se ne stava in vacanza a Dubai accortosi che qualcosa non andava solo quando ha visto volare sulla propria testa missili e droni iraniani.

Tutto sommato non sarebbe nemmeno così importante che abbia avvisato la fedelissima USA Giorgia Meloni, se non fosse che noi ,nel Mediterraneo attiguo all’area del conflitto, ci affondiamo tutto lo Stivale.

I nostri “alleati” e “liberatori” d’oltreoceano, anche prima di Donald, ignorano noi europei sulle loro decisioni e al massimo ci concedono di approvarle a testa bassa. Come per primo ha fatto ieri il primo ministro britannico Starmer fornendo servilmente al Pentagono l’appoggio di tutte le sue, basi utili a ridurre l’Iran in macerie.

Che non è poi nemmeno questa una novità se un altro grande laburista, Tony Blair resse la coda a Bush junior che si scatenò in Iraq non solo con la scusa del terrorismo qedista, ma anche con la sfacciata menzogna delle armi di distruzione di massa in possesso si Saddam. Che la menzogna pare ormai il “vizietto” della menzogna fa parte del bagaglio politico di non pochi presidenti americani e non solo Nixon.

Eppure Trump, così sensibile ad ogni quotazione economico finanziaria, si sarà ben accorto che l’attacco all’Iran ha fatto lievitare del 15% il prezzo del petrolio, mentre già stamane le Borse del sud est asiatico sono entrate in sofferenza a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz decretato ieri dai Guardiani della Rivoluzione.

Tutti piccoli dettagli che tuttavia non interessano a Trump che petrolio gas americani già li esporta in Europa a man bassa a prezzi più alti. E anzi, conta di esportane sempre di più anche in India ora ha messo le mani piratesche anche sul petrolio venezuelano.

Succede poi che il conflitto si vada allagando con gli Hezbollah libanesi che sparano su Israele che si prepara ad occupare il sud del Libano, mentre gli Houthi dello Yemen annunciano la ripresa degli attacchi ai mercantili nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Golfo di Aden, con il rischio di scombussolare il traffico marittimo da e per il Mare Nostrum..

Certo non è il caso di piangere la morte di Khamenei che a 87 anni era già malato, non aveva nulla da invidiare ai regimi autoritari delle monarchie assolute ed ereditarie che governano il Medio Oriente arabo. E poi non è stata nemmeno una operazione così difficile grazie alla manina del Mossa e dei democrati oppositori al suo governo.

Ma veniamo al futuro di questo conflitto sul quale Trump cirassicura” affermando che durerà almeno un mese. Anzi, ci dice candidamente che aveva una rosa di nomi per avviare nuove trattative e un cambio di regime in Iran, ma avendoli già ammazzati quasi tutti gliene restano ancora forse tre per firmare la capitolazione della Repubblica islamica.

Confortati da questa prospettiva ci chiediamo se davvero The Dnald e il suo staff hanno le idee chiare sulla prospettiva di quello che stanno facendo, perché il regime iraniano non è solo oppressione e oscurantismo.

Facciamo un esempio. Uno dei pilastri del sistema politico iraniano è il tandem tra il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e la polizia Basij. Tutto il commercio estero, legato all’afflusso di valuta estera e alla gestione delle rotte commerciali nella regione e nel mondo, nonostante le sanzioni, è prerogativa delle Guardie che di fatto sono la seconda economia dello Stato. Pensare che mollino l’osso con facilità non è solo illusorio, ma anche demenziale.

 

Non solo, ma le risorse vengono ancora distribuite fra una pletora di militari in pensione, i disabili e le loro famiglie, le famiglie dei defunti, degli invalidi vittime nella guerra Iran-Iraq del 1980 che è costata alle parti 500mila morti e un numero imprecisato di feriti e mutilati, mentre Saddam veniva imbottito di armamenti americani.

 

Insomma tutta gente che insieme agli sciiti che del Martiro del genero di Maometto Alì hanno fatto un pilastro della loro fede, difficilmente si saranno uniti alle recenti manifestazioni di piazza.

 

Ma Trump, faro della sua democrazia autoritaria esorta gli iraniani a ribellarsi, proprio come George H. Bush esortò curdi e sciti a rivoltarsi contro Saddam Hussein nel 1991senza poimuovere un dito per difenderli dalle sue feroci rappresaglie di Saddam.

Se questa è la situazione – ripetiamo – siamo davvero convinti che Washington abbia una strategia precisa per il “regime-change” a Teheran? Oppure l’Iran cadrà nel caos e nella guerra civile come avvenuto con l’eliminazione di Saddam Hussein e l’occupazione anglo-americana?.

C’è poi un altro aspetto, se alleato di Teheran e impelagato in Ucraina, non interverrà se non fornendo un po di armi e intelligence, siamo sicuri che la Cina si farà scippare o quanto meno controllare da Trump quel 45% di petrolio che gli transita proprio da Hormuz? Oppure eserciterà qualche forma di “moral o immoral suasion” anche prima che lui vada a Pechino il prossimo aprile?

Appare allora evidente che il programma nucleare e balistico iraniano costituisce solo un pretesto per gettare l’Iran, alleato di Russia e Cina, nel caos più totale assieme alla sua produzione energetica- oggi esportata in Asia – che Washington vuole mettere fuori gioco o, almeno porre sotto il suo controllo.

La conclusione è che se il mondo è impazzito la causa finale sta nella irresponsabilità criminale di chi vuole governarlo, senza se e senza ma.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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