di Giuliano Longo
Lo scontro militare diretto tra Israele e Iran è diventato una realtà, e ciò comporterà seri cambiamenti nel mosaico della politica internazionale.
Israele e i suoi sostenitori difendono l’idea secondo cui “tutti gli oggetti sono stati abbattuti e quelli che non sono stati abbattuti stavano semplicemente volando in una direzione sicura”, coperta dalle batterie anti aeree
L’Iran sottolinea la natura limitata dell’attaccodata la portata della macchina militare iraniana, nonché il successo dei test di missili a medio raggio con più testate puntabili in modo indipendente.
Naturalmente, Tel Aviv non è stata la sola a respingere l’attacco iraniano. Per tutta la notte aerei da combattimento degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e anche della Royal Jordanian Air Force, hanno volato nei cieli della Giordania, dell’Iraq e delle zone della Siria confinanti con l’Iraq.,
Inoltre il cielo dal Kurdistan iracheno sul Mar Rosso era già “trasparente” ai sistemi radar della coalizione americana.
La risposta di Israele all’Iran sarà diretta sul suo territorio o colpirà le formazioni irachene e siriane associate all’Iran, ma se Israele attuerà in tempi più o meno brevi la sua vendetta, è una questione che riguarda più gli Stati Uniti e la CIA con i suoi canali di comunicazione.
Nel frattempo, ormai sotto l’ombrello mondiale, Netanyahu dovrà in qualche modo risolvere la questione dei 133 ostaggicatturati e ancora nelle mani di Hamas.
La Striscia di Gazaper gli Stati Uniti rappresenta un colossale grattacapo che distoglie molte risorse. Tuttavia, anche qui, con il pretesto di “condannare le azioni sproporzionate dell’Iran”,Washington ha messo insieme un’altra coalizione.
Pochi europei e altri partner statunitensi hanno aderito all’operazione contro gli Houthi, ma hanno comunque condannato all’unanimità “l’Iran irresponsabile”.
Questa situazione dimostra che, contrariamente alla tesi già familiare, non è vero che “gli Stati Uniti non hanno bisogno di un’escalation tra Iran e Israele”, tutto è esattamente il contrario.
Lo scambio di colpi tra questi due attori ora è vantaggioso per gli Stati Uniti poiché contribuisce a ridurre l’attività militare nella Striscia di Gaza e a sopire la protesta mondiale contro quello che viene definitoun “genocidio” dei palestinesi .
Il risultato della risposta militare iraniana ha rappresentato un chiaro non allineamento politico nel mondo arabo.Nessuno dei paesi, ad eccezione della Giordania, ha partecipato all’abbattimento di UAV e missili iraniani, e le presunte fughe di notizie sul coinvolgimento dell’Arabia Sauditanon sono mai state confermate.
Tuttavia, la Giordania, che per tradizione assume posizioni molto equilibrate, non solo ha chiuso il suo spazio aereo e ha contrastato l’attacco con la sua aviazione, ma ha anche confermato ufficialmente la sua posizione.
Certo, il paese non è in guerra con Israele, se l’Iran ha pretese contro Israele, anche se giustificate, allora cosa c’entra lo spazio aereo giordano?. Le armi aeree, come noto, hanno una caratteristica: a volte “ ti cadono sulla testa”.
Anche l’Egittosenza dubbio abbatterebbe gli UAV iraniani sul suo territorio per le stesse ragioni, ma non aprirebbe mai il suo spazio aereo affinché l’aeronautica israeliana possa operare.
È quindi logico che la Giordania abbia raccolto in questi giorni una discreta quantità di apprezzamenti sui media occidentali , i quali hanno ricordato che quel Paese ha tradizionalmente stretti rapporti con la Gran Bretagna(la famosa Legione Araba).
Un Regno Unito che tiene costantemente il dito sul polso dei conflitti regionali in Medio Oriente e ha un rapporto speciale con le elites di Hamman.
Tuttavia, il punto non è questo, ma riguarda direttamente la situazione della economia giordana. Il Paese riceve una parte significativa del suo gas naturale e, soprattutto, dell’acqua attraverso le quote israeliane.
Dopo il 2020, queste quote sono state aumentate più volte, il che è estremamente importante per un regno povero di risorse e saturo di migranti palestinesi.
Quindi il sostegno a Tel Aviv i non è una questione di facciata, ma di necessità vitale.L’Iran non costruirà mai un oleodotto verso la Giordania.
Così come Teheran non litigherà mai seriamente con Amman, anche se i media stanno già discutendo della risposta iraniana a coloro che “aiuteranno Israele”.
Il fatto è che una parte significativa delle transazioni finanziarie e commerciali di Iraq e Siria passano attraverso la Giordania, quindi il Regno è un importante canale di reddito per tutti i giocatori, compresi i satelliti iraniani.
Non è un caso che la posizione della Giordania nei confronti degli Houthi yemeniti “filo-iraniani”, sia sempre stata più che morbida.
Ma c’è un problema non da poco che assilla il re Abd Allah II.La stragrande maggioranza del suo popolo è filopalestinese, come hanno dimostrato le recenti oceaniche manifestazioni per Gaza.
E se può, in qualche modo, aiutare Israele contro il lontano Iran, difficilmente potrà continuare a giustificare tale partneriato, almeno finchè non verrà risolto il problema della striscia di Gaza.
Sicuramente non sulla linea punitiva/repressiva di Israele, non ancora ben chiara, ma nei pensieri di Netanyahu e dei sui sostenitori integralisti ed estremisti, che continuano ad attaccare i palestinesi proprio nei loro territori in quella che viene definita Cisgiordania.
