Così titola l’edizione odierna del Jerusalem Post secondo il quale “questo è il momento più vicino a una guerra vera e propria con Hezbollah da quando Israele è stato colpito il 7 ottobre” .
Il ministro Israeliano della Difesa Yoav Gallant lunedì scorso aveva già riferito al segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austinche le possibilità di una soluzione diplomatica con Hezbollah nel Nord si stavano ormai esaurendo.
Dichiarazioni probabilmente troppo possibiliste per Benjamin Netanyahu che si è affrettato a sostituire Gallant con Gideon Sa’arcome ministro della Difesa per avere maggiore sostegno a un’importante e imminente operazione contro Hezbollah.
Fra i critici di Bibi anche il suo principale oppositore politico, Benny Gantz,che critica il primo ministro proprio per la sua intenzione di lanciare un importante attacco a Nord dove 60.000 residenti sono stati evacuati da quasi un anno.
Questi sono comunque i segnali che l’operazione sarebbe ormai stata decisa.
Sino ad oggi la ragione principale per cui Israele non è entrato in guerra aperta con Hezbollah è stata di evitare distrazioni che avrebbero potuto ostacolare o rallentare l’IDF nel raggiungimento del suo obiettivo di smantellare tutti i 24 battaglioni di Hamas a Gaza.
Ma anche il timore che l’attacco a Nord avrebbe potuto consentire alle milizie sciite di lanciare 6.000-8.000 razzi al giorno provocando numerose vittime fra gli israeliani. Dal 25 agosto tutto sarebbe cambiato radicalmente.
Quel giorno, Hezbollah pianificò di lanciare fino a 1.000 razzi su Israele, anche su basi strategiche dei quartier generali dell’intelligence a nord di Tel Aviv. Ma questa è stata la prima volta che le IDF hanno ottenuto una vittoria strategica importante su Hezbollah dall’inizio della guerra.
L’esercito israeliano ha fatto esplodere allora la maggior parte dei razzi e dei droni con cui Hezbollah intendeva attaccare Israele prima ancora che queste minacce potessero concretizzarsi. In questa occasione la reazione di Hezbollah è stata piuttosto fiacca, mentre le IDF avrebbe distrutto migliaia di razzi.
Sempre che questi dati siano reali e non gonfiati dalla propaganda di guerra, forte di questo risultato Netanyahu ritiene ora che un’operazione su vasta scala al Nord sia possibile con molte meno perdite sul fronte interno. E comunque tacitare il fronte interno che gli è ostile.
Va aggiunto che le possibilità di un cessate il fuoco con Hamas sono ora più basse di quanto non lo siano state negli ultimi mesi, dopo che entrambe le parti si sono arroccate su varie questioni. Per di più il capo di Hezbollah Hassan Nasrallahè ancora furioso per l’omicidio del suo capo militare, Fuad Shukr,da parte delle IDF il 30 luglio.
Alcune fonti hanno riferito al Post che se trascorrono più di 4-6 settimane senza un intervento “chirurgico” (ovvero devastante) contro le milizie sciite , potrebbe essere impossibile eseguirlo fino alla primavera del 2025.
Una guerra su larga scala con Hezbollah sembra ora possibile, ma costituisce un serio rischio per la posizioni sin qui assunte degli Stati Uniti e per le imprevedibili reazioni dell’Iran.
E’ evidente, che dopo un anno di diplomazia, gli Stati Uniti potrebbero essere coinvolti in una guerra regionale, o quantomeno potrebbero essere visti responsabili indiretti della situazione, con ripercussioni sulla corsa alle elezioni presidenziali.
L’Iran potrebbe perdere Hezbollah come principale potenziale minaccia contro Israele se lo stato ebraico osasse pensare di attaccare le strutture nucleari della Repubblica islamica, ma, nonostante l’aggressività di Netanyahu, gli sciiti del Libano rimangono uno scudo protettivo strategico ai confini di Israele.
Il calcolo di Bibi è quello di indebolire le milizie sciite al punto di renderle inoffensive, ma non basteranno attacchi aerei o missilistici e probabilmente occorrerà che le truppe israeliane varchino il confine aprendo il fronte Nord.
Un azzardo ai limiti dell’incoscienza se Hamas fosse già completamente debellata, come non pare proprio, e il clima internazionale, fosse favorevole a Israele e difficilmente le reazioni di Washington, anche se finora deluse se non ignorate, non mancheranno.
Ovviamente a Bibi questo pare interessare poco nella speranza che le elezioni le vinca Trump che gli ha già promesso mari e monti.
Balthazar
