di Giuliano Longo
Come era ampiamente prevedibile Vladimir Putin non raccoglie la sfida di Volodymyr Zelensky e tanto meno l’ultimatum dei volenterosi per un immediato cessate il fuoco.
Così invia la delegazione russa per le prime trattative dirette tra i due nemici dal 2022. A guidarla sarà lo stesso consigliere del leader russo che fu a capo dei negoziatori l’ex mstro della Cultura Vladimir Medinsky, affiancato da un vice ministro degli Esteri, uno della Difesa e dal generale Igor Kostyukov, direttore dei servizi d’intelligence militare russa(Gru).
Una fonte dell’ambasciata ucraina in Turchia aveva riferito che Zelensky sarebbe comunque arrivato oggi ad Ankara per incontrare il presidente Recep Tayyip Erdogan e che poi si sarebbe recato con lui ad Istanbul solo se Putin fosse arrivato.
Tuttavia ha fatto sapere che accetta “qualsiasi formato di negoziato” e quindi anche atrattative a livello inferiore, riservandosi di decidere i “prossimi passi”. Anche Donald Trump rinuncia alla sua presenza, mentre gli ambasciatori dei Paesi membri della Ue hanno intanto dato il via libera al 17/o pacchetto di sanzioni contro la Russia.
The Moskow Times, riporta che l’inviato di Trump Steve Witkoff e il segretario di Stato americano Marco Rubio hanno confermato che venerdì si recheranno in Turchia per i colloqui tra Russia e Ucraina, ma non è chiaro quale ruolo intendono svolgere nelle discussioni.
Nel frattempi le misure, che dovranno essere approvate il 20 maggio dai ministri degli Ester dell’Unione Europea i, prendono di mira quasi 200 navi della cosiddetta ‘flotta ombra’ russa, che si ritiene utilizzata in larga parte per le esportazioni di petrolio.
Ma secondo il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, non basta. Stati Uniti ed europei, ha affermato, devono “prepararsi a imporre sanzioni devastanti” per “prendere la Russia alla gola” e costringerla a cessare le ostilità in Ucraina..
L’’agenzia Reuters, citando diplomatici europei, osserva che le dichiarazioni ad alta voce dei leader dell’UE potrebbero minare la fiducia nell’Unione europea se non fossero seguite da azioni concrete. E scrive “non c’è entusiasmo a livello europeo per questo tipo di sanzioni. Anche concordare un pacchetto di base è già difficile“.
Che il presidente Ucraino accetti tale format degli accordi viene giustificato anche dalla Stampa ucraina, in particolare dal quotidiano “Strana” e dall’influente portale internet “Deep State” non sempre allineati sulla propaganda ufficiale del Governo.
“In realtà – scrive Strana- il compito di Zelensky e del “partito della guerra” occidentale che lo sostiene “ è quello di “fare di tutto “per garantire che non ci sia alcun cessate il fuoco” poiché secondo i sostenitori di questo partito il tempo è dalla parte di Kiev ed è necessario “resistere” poichè la Russia crollerà sotto il peso delle perdite al fronte e delle difficoltà della guerra.
Tornando all’incontro di Istanbul per Strana il rifiuto di Putin, l’avvio dei colloqui fra le due delegazioni, e la forte pressione di Trump su Mosca e Kiev, apre la possibilità di un cessate il fuoco anche ignorando l’ultimatum dei volenterosi e le minacce europee.
In tal caso ”oltre allo scambio totale di prigionieri, inizia il processo di negoziazione, durante il quale le parti arrivano a una nuova versione degli accordi di Istanbul, il cui consenso ora (sotto la pressione di Trump) registra maggiori possibilità rispetto a quello della primavera del 2022”.
Molto caute, ma improntate a un certo ottimismo, le reazioni dei media Russi fra i quali il quotidiano governativo Isvetzia che insiste sulla composizione della delegazione russa, ma sottolinea che Cina e Brasile valutano positivamente i recenti segnali di disponibilità e si aspettano che le parti interessate avviino negoziati fruttuosi.
Inoltre Cina e Brasile, il cui presidente Lula si è improvvisamente recato a Mosca, ritengono che per trovare una soluzione alla crisi ucraina sia necessario studiarne le cause profonde al fine di raggiungere un accordo di pace equo, duraturo e giuridicamente vincolante. Che a ben vedere, quella della rimozione delle “cause profonde” è la posizione di Putin che ha giustifcato il suo rifiuto alla tregua proclamata dai “volenterosi” e dalla dirigenza UE.
Infine il politologo Anatol Lieven sulla rivista Responsible Statecraft molto seguita dalla nomenklatura russa, osserva che “è molto raro che si verifichino progressi concreti nei colloqui di pace durante gli incontri tra i leader stessi, e i russi hanno motivo di credere che l’accordo di Kiev sia stato una manovra o uno stratagemma di Zelensky per ingraziarsi Donald Trump piuttosto che una proposta seria”.
“In genere – aggiunge- prima che i leader si incontrino, devono svolgersi lunghe e dettagliate trattative tra i funzionari per gettare le basi per un accordo”. Il politologo è convinto che l’accordo lascerà entrambe le parti insoddisfatte, “ma si spera non così insoddisfatte da essere disposte ad assumersi i terribili rischi e i costi di un ritorno in guerra.”.
E prevede che i negoziatori russo ucraini “saranno inclini a scendere a compromessi nei colloqui di Istanbul che consentiranno di fare progressi. L’amministrazione Trump dovrà quindi solo aiutare le parti in conflitto a trovare una via di comunicazione tra loro”.
aggiornamento la crisi russo-ucraina ore 15.56
