Politica

Ius scholae: la virata a sinistra di Forza Italia fa scricchiolare il governo

 

di Viola Scipioni

 

Tutto è iniziato la vigilia di Ferragosto, quando la Lega ha pubblicato sui suoi social una foto ritraente Elly Schlein e Antonio Tajani intenti ad accordarsi sullo ius soli: «il Pd rilancia lo Ius soli. FI apre un varco a destra: “un testo sulla cittadinanza basato sugli anni di studio”», anticipando però che l’intento del partito del Carroccio non è quello di «attaccare gli alleati, a meno che non dicano cose contro il programma che ci siamo dati comunemente. Per cui, stigmatizziamo questo post. Per noi l’avversario è la sinistra e soprattutto questa sinistra che ci accusa di razzismo, scambiando lo ius soli per una questione di razzismo o non razzismo. Sono due cose completamente diverse, che vanno tenute distinte. Noi siamo senza se e senza ma contro il razzismo».

Nei giorni successivi, lo Ius soli è diventato Ius scholae, probabilmente una mossa di Tajani per alleggerire la situazione già da tempo tesa con i propri colleghi dell’esecutivo. Durante la mattinata del 15 agosto, lo stesso Tajani ha dichiarato di non avere un cognome prettamente italiano, evidenziando come ad oggi non esista una pura “italianità”: «non esistono italiani di serie A e di serie B. Il mio è un cognome arabo. Probabilmente deriva da un architetto che nel ‘400 è arrivato in Italia dal Nord Africa. La tijaniyya è una corrente spiritualista dell’Islam. Quanti sono gli italiani che hanno origini, magari anche remote e inconsapevoli, in altre parti del mondo? Bisogna conoscere la nostra storia ed essere obiettivi, realistici e lungimiranti». Domenica poi l’incontro tra Salvini e Meloni in masseria, che ha visto il leader di Forza Italia coinvolto con una telefonata, con la promessa di un futuro incontro fissato per il 30 agosto. Per quanto fonti vicine all’esecutivo abbiano ampiamente dichiarato che durante la riunione si sia discusso anche dello Ius scholae, poche sono state le dichiarazioni dei leader a riguardo, soprattutto in virtù del circo mediatico alimentato dalla stessa Meloni riguardo sua sorella Arianna e la Magistratura. Uno dei pochi dati di fatto a riguardo sono le dichiarazioni di Manlio Messina, deputato di FdI, che il 19 agosto ha affermato: «abbiamo diverse norme da portare in aula, c’è tanta carne sul fuoco che riguarda il nostro programma elettorale, lo Ius scholae non c’è, e per garantire serietà dobbiamo prima dare priorità a quello che è scritto nel nostro programma». A far parlare, poi, è stato un articolo-risposta ad un lettore da parte di Vittorio Feltri su Il Giornale, in cui il giornalista parlava di “cittadinanza che non si regala”, aumentando le varie polemiche a riguardo, soprattutto perché tecnicamente chi nasce in Italia la cittadinanza l’ha avuta “regalata”.

Ciò che comunque indubbiamente colpisce è la varata “a sinistra” di Forza Italia: se Tajani successivamente ha ampiamente dichiarato che «lo Ius scholae non è di sinistra ma una presa d’atto di una realtà che cambia. Berlusconi era a favore. Non lasciamo alla sinistra una posizione che può essere anche di centrodestra» a colpire sono state le parole di Maurizio Gasparri: «noi sempre favorevoli. Anche Meloni lo era. Pronti al confronto», segno del fatto che l’attuale premier, quando ancora militava in Forza Italia, abbracciava l’ala liberale del partito e non quella estremista. Punti, questi, che fanno riflettere sul futuro dell’esecutivo e su quello di Forza Italia, un partito comunque capace di capire che alcune ideologie fondate sui diritti civili non hanno schieramenti né colori se si tratta del ben vivere delle persone: sono più di 300mila gli studenti che gioverebbero di questa norma: il 16% solo dalla Romania. Forse Meloni e Salvini sono contrari perché sanno che i “nuovi cittadini” non voterebbero per loro?

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