Esteri

Johnson si salva e ottiene la fiducia, ma le famiglie delle vittime del Covid non mollano la presa

“È da molto che aspettiamo questo momento, avremmo voluto che Boris Johnson si fosse dimesso tempo fa. Finalmente ci siamo ed è importante che il premier se ne vada, così da permettere un’indagine pubblica sulla gestione della pandemia di Covid-19condotta nel migliore dei modi e soprattutto giustizia per 180mila famiglie che hanno perso una persona cara a causa della malattia”. A parlare è Amos Waldman, avvocato di Manchester e uno dei portavoce della Covid-19 Bereaved Families for Justice Uk, un’organizzazione costituita nel 2020 da 6.000 parenti di vittime della pandemia con l’obiettivo di promuovere un’indagine sulla gestione della crisi sanitaria da parte del governo per far sì che “le esperienze delle persone” che hanno sofferto siano il punto di partenza del lavoro degli inquirenti. L’agenzia Dire intervista Waldman quando i deputati del partito Conservatore, quello al governo, hanno iniziato da pochi minuti a votare sulla fiducia al loro leader, nonché primo ministro. Boris Johnson alla fine ottiene la fiducia da parte dei parlamentari conservatorinonostante defezioni dovute al Partygate, la violazione delle norme anti-Covid con feste a Downing Street. Come riferisce la Bbc, il capo di governo potrà restare in carica. In suo favore hanno votato 211 parlamentari, contro 148.

Stando ai risultati, resi noti alla Camera dei comuni dal presidente di commissione Sir Graham Brady, Johnson ha ottenuto il sostegno del 58,8 per cento dei deputati ‘Tories’. Poco piu’ del 41 per cento invece coloro che hanno votato per la sfiducia. Alla consultazione hanno partecipato tutti i parlamentari conservatori, compagni di partito del premier. In un primo commento al voto, la Bbc ha ricordato che il sostegno incassato da Johnson è inferiore a quello ottenuto nel 2018 dalla precedente capo di governo dei conservatori: prima di essere costretta alle dimissioni, Theresa May aveva ricevuto infatti l’appoggio del 63 per cento dei deputati del suo partito. Il voto di fiducia si è reso necessario dopo che un’indagine interna ha rivelato che nel maggio 2020 il premier ha preso parte una festa nella sede del governo al 10 di Downing Street, che è anche la sua residenza, violando le rigide limitazione alle relazioni socialiimposte per arginare la diffusione del Covid-19 in Gran Bretagna e, in quella fase, in buona parte del mondo. Un mese prima della festa Waldman aveva perso sua nonna in una casa di riposo, senza poterla vedere a causa delle regole in vigore. “Non l’abbiamo potuta salutare e abbiamo partecipato a il suo funerale tramite Zoom, con dei risvolti grotteschi: il ritorno dell’audio, persone che lasciavano aperto il microfono, è stato molto brutto”, ricorda l’attivista. “Quasi 180mila persone hanno perso la vita a causa del Covid-19 nel Regno Unito, in tanti sono nella mia stessa situazione e questo è uno dei motivi per cui alla fine è stato così difficile per Johnson e i suoi compagni di partito sottrarsi a un giudizio, continuare a coprire in modo ridicolo quello che è avvenuto”, prosegue l’avvocato. L’obiettivo principale a stretto giro, aggiunge Waldman, “è che si arrivi a un’inchiesta pubblica seria e completa“. Rispetto a questo Johnson “è un ostacolo, perché dovrà accettare i termini del mandato dell’organismo, che è già stato istituito ed è guidato da Heather Hallett. Un’operazione che ha già ritardato più volte – denuncia il legale – e che in qualsiasi caso non dovrebbe proprio stare a un politico come lui, privo di qualsiasi forma di integrità”. Rispetto alla figura del premier, aggiunge infatti Waldman, “colpisce la mancanza di rimorso. Si era detto umiliato tempo fa e oggi, parlando con i suoi parlamentari poco prima del voto, ha detto che rispetto alla gestione della pandemia rifarebbe tutto da capo”.

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