Il premier israeliano Benjamin Netanyahu “è arrivato al capolinea” e “sta cercando disperatamente di sopravvivere”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri dell’Iran, Hossein Amirabdollahian, durante una telefonata con il capo dell’ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh. “Come ha detto la Guida suprema della rivoluzione islamica, l’ayatollah Seyyed Ali Khamenei, il regime di Israele è rimasto intrappolato nel pantano della guerra a Gaza a causa della determinazione del popolo palestinese e dei gruppi di resistenza”, ha detto il ministro iraniano durante il colloquio con Haniyeh, come riporta Irna. Chiedendo azioni da parte della comunità internazionale per inviare aiuti a Gaza, Haniyeh ha affermato che Israele non accetta le condizioni di Hamas per arrivare ad una tregua e che ritiene l’amministrazione di Netanyahu responsabile dei fallimenti nei negoziati che puntano a stabilire un cessate il fuoco a Gaza. “Condanniamo fermamente gli attacchi militari israeliani in corso in Siria, illegali e provocatori, che servono solo ad aumentare le tensioni e minare la stabilità. Quel regime deve essere ritenuto responsabile e costretto a porre fine immediatamente a tali azioni aggressive”. Lo ha affermato l’ambasciatore dell’Iran presso le Nazioni Unite, Saeed Iravani, durante un incontro presso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove ha sottolineato che in questo mese cade il 13esimo anniversario dell’inizio del conflitto. “Ribadiamo il nostro appello per un immediato ritiro dalla Siria di tutte le forze straniere, che non sono state invitate. Precisamente, sottolineiamo come sia imperativo il ritiro delle forze degli Usa che occupano parte del territorio siriano”, ha detto l’ambasciatore della Repubblica islamica, come riporta Irna, sottolineando come “il conflitto non possa essere risolto senza sostenere la totale sovranità, unità e integrità territoriale della Repubblica araba di Siria”.
