Politica

La chiesa cattolica contro le pericolose misure di Trump

di Andrea Maldi

La Chiesa cattolica americana si oppone ai numerosi decreti anti-migranti e annullamento degli aiuti allo sviluppo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Il presidente della Conferenza episcopale cattolica Timothy Broglio, in una relazione ufficiale ha sottolineato i rischi che rappresentano le ordinanze di Trump, mettendo in pericolo la dignità dei più bisognosi del Paese: “Alcune disposizioni contenute negli ordini esecutivi come quelle incentrate sul trattamento degli immigrati e dei rifugiati, sugli aiuti esteri, sull’estensione della pena di morte e sull’ambiente, sono profondamente preoccupanti e avranno conseguenze negative; molte di esse danneggeranno i più vulnerabili tra noi… Non importa chi occupa la Casa Bianca o detiene la maggioranza, gli insegnamenti della Chiesa rimangono immutati. La nostra speranza è che la leadership del nostro paese riconsideri quelle azioni che ignorano non solo la dignità umana di pochi ma di tutti noi” recita il rapporto.

 

Della stessa opinione è il Monsignor Mark Joseph Seitz, vescovo della città di El Paso e presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale. “Come pastori non possiamo tollerare l’ingiustizia – afferma il Monsignore – e sottolineiamo che l’interesse nazionale non giustifica politiche con conseguenze contrarie alla legge morale. L’uso di generalizzazioni radicali per denigrare qualsiasi gruppo, ad esempio descrivendo tutti gli immigrati clandestini come “criminali” o “invasori”, per privarli della protezione della legge, è un affronto a Dio che ha creato ciascuno di noi a sua immagine”.

 

Del resto le polemiche dell’istituzione ecclesiale Usa derivano dall’abolizione dell’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID), e per le discutibili scelte di “deportazione” degli immigrati irregolari del Tycoon. Secondo un report ufficiale, sarebbero già oltre 5 mila le persone rimpatriate a forza.

 

Anche Papa Francesco si è detto contrario alle politiche denigratorie del Commander in chief e ai pericoli che esse comportano, scrivendo una missiva ai pastori della Chiesa cattolica.

“Un autentico stato di diritto si attua sulla base del trattamento dignitoso che meritano tutte le persone, soprattutto quelle più povere ed emarginate; il vero bene comune si promuove quando la società e i governi, con creatività e rispetto rigoroso dei diritti di tutti accolgono, proteggono, promuovono e integrano i più fragili, indifesi e vulnerabili… l’atto di deportare persone che in molti casi hanno lasciato la propria terra per motivi di estrema povertà, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave deterioramento dell’ambiente, ferisce la dignità di tanti uomini e donne, di intere famiglie, e li pone in uno stato di particolare vulnerabilità… accogliere non impedisce lo sviluppo di una politica che regolamenti una migrazione ordinata e legale. Tuttavia, questo sviluppo non può avvenire attraverso il privilegio di alcuni e il sacrificio di altri…” si esplicita nell’epistola del Santo Padre.

 

 

Infine il Pontefice ha risposto anche al vice Tycoon, JD Vance. Grande sostenitore delle politiche anti-immigrato clandestino e conservatrici di Donald. Infatti il vicepresidente Usa ha invocato la nozione dell’Ordo Amoris per avallare le prepotenti misure di Trump sull’immigrazione illegale e la cancellazione di buona parte dei programmi di aiuti esteri, sostenendo che “dovremmo amare prima la nostra famiglia, poi i nostri vicini, poi la nostra comunità, poi il nostro Paese e solo dopo considerare gli interessi del resto del mondo.”

“Il vero Ordo Amoris da promuovere – scrive la replica di Papa Francesco – è quello che scopriamo meditando costantemente la parabola del ‘buon Samaritano’, meditando cioè sull’amore che costruisce una fraternità aperta a tutti, nessuno escluso. Preoccuparsi dell’identità personale, comunitaria o nazionale, prescindendo da queste considerazioni introduce facilmente un criterio ideologico che distorce la vita sociale e impone la volontà del più forte come criterio di verità… non si deve cedere a narrazioni che discriminano e fanno soffrire inutilmente i nostri fratelli migranti e rifugiati”. Ringraziando infine tutti i vescovi americani per porre al primo posto “un amore inclusivo e senza eccezioni” per immigrati e profughi.

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