Esteri

La CIA indurrà i Curdi iraniani a scendere in armi contro il regime?

di Giuliano Longo

Secondo quanto riportato da diversi media, gli Stati Uniti sono in trattative con le forze  curde dell’opposizione nel tentativo di armarle e fomentare una rivolta in Iran.

La CNN, citando funzionari curdi e statunitensi, riferisce che l’amministrazione Trump sta attivamente discutendo con i gruppi curdi di opposizione la possibilità di armarli, ma ancora ieri non era chiaro se tali accordi fossero stati raggiunti.

I ribelli curdi si oppongono da anni a Teheran e hanno compiuto in passato attacchi nella provincia iraniana del Kurdistan e in altre province occidentali, operando lungo il confine tra Iraq e Iran, dove le minoranze curde irachene e quelle iraniane condividono stretti legami anche fra clan e tribù, ma non strategici.

La Central Intelligence Agency ha una lunga storia di collaborazione con gruppi curdi nel vicino Iraq, invaso dagli Stati Uniti nel 2003. Washington ha anche finanziato, armato e addestrato combattenti curdi in Siria contro l’ex presidente Bashar al-Assad.

Nel mezzo della guerra in corso e mentre l’Iran colpisce le risorse e il personale statunitense ospitati nei paesi confinanti del Golfo, il Corpo delle guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC) controlla anche le posizioni curde per ora inattive.

A prima vista sembrerebbe una mossa sbagliata perché potrebbe creare un altro conflitto interno in Iran, ma non vi sono nemmeno prove che l’iniziativa possa avere successo. Tuttavia i colloqui in corso dimostrano dimostrando che la guerra tra Stati Uniti contro l’Iran è stata mal concepita dall’inzio e solo ora si prevede una operazione di terra dove il sostegno curdo potrebbe anche essere meno rilevante del previsto.

Funzionari statunitensi hanno dichiarato alla CNN che l’obiettivo sarebbe quello di utilizzare i curdi per potenziare l’opposizione iraniana e fomentare proteste proteste popolari, aiutando i curdi a conquistare e controllare l’Iran settentrionale.

Trump ha parlato martedì con Mustafa Hijri, capo del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (KDPI), secondo quanto riportato dalla CNN che cita un funzionario curdo e promette che nei prossimi giorni, gruppi curdi in Iran parteciperanno a operazioni di terra nell’Iran occidentale, ha detto il funzionario alla CNN.

Martedì mattina, l’ agenzia statunitense Axios ha anche riferito che domenica, un giorno dopo l’inizio della campagna di bombardamenti israelo-statunitense contro l’Iran, Trump ha parlato con i leader di due gruppi curdi in Iraq: Masoud Barzani, a capo del Partito Democratico del Kurdistan, e Bafel Talabani, leader dell’Unione Patriottica del Kurdistan (PUK).

L’agenzia ha anche riferito che il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva fatto pressioni da mesi a favore del collegamento tra Stati Uniti e curdi, mentre Israele ha già creato reti di intelligence tra i gruppi curdi in Iran, Iraq e Siria.

In una dichiarazione rilasciata martedì, il PUK ha affermato che Trump “ha offerto l’opportunità di comprendere meglio gli obiettivi degli Stati Uniti e di discutere il sostegno congiunto per la costruzione di una solida partnership tra Stati Uniti e Iraq“, ma non sono stati forniti ulteriori dettagli e comunque non riguarda l’Iran.

Ma è lo stesso approccio fai da te di Trump per il cambio del regime iraniano che potrebbe rendere marginale il contributo dei curdi che peraltro rischiano che, in caso di una soluzione del conflitto – qualunque sia – gli Stati Uniti potrebbero – come già capitato – semplicemente andarsene e lasciarsi il caos alle spalle.

I curdi sono una minoranza etnica diffusa in tutto il Medio Oriente, ma priva di uno Stato proprio e con una storia di emarginazione in diversi Paesi. Condividono una cultura e una lingua comuni e diversi gruppi hanno cercato per decenni l’autogoverno in Turchia, Siria e Iran.

Washington è stata un alleato storico, in particolare dei curdi iracheni. Gli Stati Uniti fornirono supporto tattico sotto forma di no-fly zone che protessero i gruppi curdi durante la rivolta del 1991 , sebbene Washington sia stata criticata per aver fomentato la rivolta e poi abbandonato la popolazione quando le forze irachene di Saddam Hussein hanno reagito con la repressione.

Solo la no-fly zone ha consentì la creazione di una regione di fatto controllata dai curdi con un Governo regionale , riconosciuto ufficialmente nel 2005. Dal 2014, gli Stati Uniti hanno stretto una partnership militare con le forze curde Peshmerga per combattere vittoriosamente l’ISIL (ISIS) in Iraq.

Allo stesso modo, gli Stati Uniti, sotto la prima amministrazione Trump nel 2017, hanno addestrato e armato le Unità di protezione popolare (YPG) contro l’ISIS, una milizia curda siriana che la Turchia elenca come gruppo “terroristico” a causa dei legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), diffuso in Turchia che ha recentemente deciso, grazie all’intervento del suo capo storico Ocalan – ancora detenuto – di deporre le armi.

Il gruppo, che ora costituisce la componente principale delle Forze Democratiche Siriane (SDF), controllava Raqqa e altre roccaforti dell’ISIL fino allo scorso anno, ma Washington si è allontanata dal gruppo e ha sostenuto il nuovo governo del presidente Ahmed al-Sharaa, salito al potere nel dicembre 2024.

Le SDF hanno dovuto quindi firmare un accordo con il governo siriano che li integra nelle forze armate governative, in cambio, il governo siriano ha riconosciuto i diritti dei curdi, ma con sviluppi ancora tutti da verificare.

L’alleanza di Washington con i curdi iraniani non è quindi strategica, e gli Stati Uniti hanno dimostrato la loro capacità di fare un passo indietro dalle alleanze, senza contare che questa nuova alleanza in Iran contro il regime, sarebbe un grosso grattacapo anche Siria e Iraq.

Ma il movimento autonomista-indipendentista curdo in Iran si è spesso mostrato moderato, preferendo in molte occasioni la via del dialogo a quella insurrezionale.

Non è un caso che, tra le proposte del KDPI, il partito che per anni è stato il principale rappresentante delle istanze curde, non abbia mai puntato alla totale indipendenza come il PKK in Turchia o KDP e PUK nel Kurdistan iracheno.

Pur rappresentando 9 milioni sui 92 milioni di iraniani, non va sottovalutato un aspetto culturale: tra tutte le popolazioni del Medio Oriente, poichè i curdi sono più simili per lingua e tradizioni proprio al ceppo persiano. Questo ha probabilmente favorito un’integrazione maggiore in Iran rispetto ad altri Paesi in cui il conflitto è stato più aspro.

In ogni caso a “suo merito” – perdonateci il sarcasmo – va detto che negli ultimi cinque o sei decenni, l’agenzia di spionaggio statunitense si è “onorevolmente” distinta finanziando, addestrando e fornendo armi a ribelli e gruppi armati in numerosi paesi.

Afghanistan: a partire dalla fine degli anni ’70, la CIA ha finanziato e addestrato i mujaheddin afghani per combattere l’occupazione sovietica.

Libia: nel 2011, l’agenzia di spionaggio statunitense ha fornito intelligence e altro supporto ai ribelli che combattevano contro il leader storico Muammar Gheddafi.

Iran: la CIA, in un’operazione congiunta con l’agenzia di spionaggio britannica MI6, aiutò alcuni gruppi, tra cui ufficiali militari, a rovesciare il primo primo ministro democraticamente eletto del paese, Mohammad Mossadegh, nel 1953.

Nicaragua: negli anni ’80, la CIA fornì armi e fondi ai Contras contro il governo socialista sandinista di Daniel Ortega. La CIA sostenne anche gruppi armati in Guatemala (1954), Cuba (1960-61) ed El Salvador per destabilizzare i governi critici nei confronti della politica statunitense in America Latina.

Vietnam: a partire dagli anni ’50, la CIA iniziò ad armare i ribelli in Vietnam. In seguito, inviò il suo esercito, rendendolo uno degli interventi statunitensi più sanguinosi di tutti i tempi.

Indonesia: alla fine degli anni ’60, l’agenzia di spionaggio statunitense armò i ribelli contro il presidente Sukarno.

Venezuela: dove oltre che finanziare guppi di opposizione ha preparato il terreno all’attacco americano con il rapimento di Maduro.

Mentre in Iran, – e non ci sono dubbi soprattutto dopo le modalità per la decapitazione dei vertici della Repubblica islamica – da almeno 20 anni opera con il Mossad per l’infiltrazione fra i gruppi di opposizione, sviluppando reti che si sono rivelate utili ad individuare gli obiettivi degli attacchi.

In conclusione e tornando ai Curdi, solo se Trump promettesse loro l’indipendenza potrebbe suscitare una l rivolta armata diffusa e significativa, ma se foste un curdo vi fidereste a comprare una macchina usata da Donald per poi rimanere in panne a metà strada?

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