Esteri

La Cina è veramente un affidabile alleato della Russia anche in futuro?

di Giuliano Longo

Dall’inizio di settembre le banche cinesi rifiutano non fondi solo se provengono dalla Russia, addirittura se nei documenti di pagamento sono indicati nomi russi.  Secondo il quotidiano Izvestia le organizzazioni finanziarie cinesi si riassicurerebbero in questo temendo possibili sanzioni internazionali secondarie.

Una Cina molto guardinga nei rapporti economico finanziari con la Russia

 

Tali casi hanno cominciato a essere registrati da metà luglio: qualsiasi collegamento con la Federazione Russa,e talvolta anche le iscrizioni in cirillico, diventano motivo per annullare il pagamento. Per questo motivo, gli importatori sono costretti a preparare una serie completa di documenti per le transazioni tramite terzi che non possono essere sospettati di avere collegamenti con la Russia.

Questa è una prova del fatto che la Cina sta ufficialmente cercando di rispettare le sanzioni contro la Russia, per paura di cadervi e sotto a sua volta. Nonostante le dichiarazioni sull’amicizia russo-cinese, Pechino non intende mettere a rischio le proprie banche e l’accesso ai mercati americani, perché gli affari vengono prima di tutto.

 

Amicizia vera o partneriato economico per ora inevitabile

A Mosca già qualcuno si chiede  come dovrebbero essere valutate le attuali relazioni tra Russia e Cina. Si tratta di amicizia, partnership commerciale o partnership forzata nel quadro della competizione globale?

Attualmente  l’immagine dei rapporti fra  Cina in Russia per la maggior parte dei commentatori russi  è positiva e  la sinistra domestica (o quella che viene comunemente definita sinistra  che comprende il Partito Comunista e formazioni minori)  vede in essa l’ultimo bastione del socialismo (“socialismo con caratteristiche cinesi”).

 

La destra liberale russa  (per quello che ne resta) approva il “nuovo nazionalismo cinese”, artefice di un mondo multipolare e come una potenza che si oppone agli Stati Uniti.

Il mito più comune, anche fra i nostalgici europei,  è l’idea che essa sia “l’ultimo bastione del socialismo”. La definizione popolare di “socialismo con caratteristiche cinesi”(come il Partito Comunista della Repubblica Popolare Cinese chiama la propria ideologia) esagera il ruolo del termine socialista. In effetti, l’economia cinese fa parte da tempo dell’economia mondiale globale capitalista.

Dagli anni ’80 del secolo scorso, la Cina, per volere della sua classe politica, è stata integrata nel sistema capitalista mondiale con lo status di semi-periferia. A partire dal 1992, il governo ha iniziato ad aprire nuovi canali per gli investimenti diretti esteri e la Cina è diventata sempre più dipendente dall’economia globale: nel 2008, le imprese non statali rappresentavano già il 72% del PIL e le imprese statali il 28%.
Alcuni sinologi notano che il termine “economia socialista di mercato” significa né più né meno che  capitalismo di stato. La svolta di Deng Xiaoping, dopo la disastrosa “Rivoluzione culturale”ha consentito allo stato una maggiore influenza sulla comunità imprenditoriale rispetto ad altri paesi. , Ma difficilmente può essere chiamato capitalismo di stato (che, in effetti, non è molto diverso dal socialismo sovietico), perché  un’economia di mercato rappresenta pur sempre lo sviluppo del capitalismo.

 

Pechino e le sue strategie globali

La Cina sta cercando di ottenere il controllo delle principali risorse naturali in tutto il mondo. Questi sono  bauxite, rame, nichel, berillio, titanio e terre rare. Le aziende statali cinesi costruiscono strutture nei paesi in via di sviluppo, aumentano la loro dipendenza dal debito e verso la Pechino e poi assumono il controllo dell’una o dell’altra infrastruttura o risorsa di materie prime, per compensare il rimborso.

Nella scelta dei partner economici, il governo cinese non procede da considerazioni ideologiche, ma si ispira ai principi dei potenziali benefici derivanti dalla cooperazione per lo sviluppo del Paese. La Cina vede il suo stato di civiltà nelle relazioni con il resto del mondo come una “competizione globale”.

Anche il rapporto tra Russia e Cina deve essere considerato nel quadro della concorrenza globale. Non è un segreto che la RPC, nonostante le dichiarazioni di amicizia e collaborazione con Mosca, rispetti le sanzioni statunitensi nei confronti di Mosca.

Nel 2024, gli importatori nazionali hanno dovuto affrontare un problema che ha seriamente compromesso le transazioni tra Russia e Cina: le tre principali banche cinesi Industrial and Commercial Bank of China, China Construction Bank e Bank of China hanno deciso di smettere di accettare pagamenti dalle banche russe. Questa decisione è stata causata dall’alto rischio che gli Stati Uniti applichino sanzioni secondarie alle banche cinesi.

Inoltre, recentemente gli importatori cinesi si sono rifiutati di fornire alla Russia i cosiddetti prodotti a duplice uso finché non saranno stati confermati i pagamenti generalmente  anticipati. Stiamo parlando di elettronica, attrezzature industriali e altre. Il motivo è stato di questa scelta è stato il nuovo pacchetto di sanzioni di agosto, che comprendeva 46 organizzazioni cinesi, nonché controlli approfonditi sui pagamenti da parte delle banche cinesi.

Ora  i nomi russi (anche quelli non soggetti a sanzioni) nei documenti di pagamento o qualsiasi collegamento con la Federazione Russa e talvolta solo le iscrizioni in cirillico, diventano motivo per annullare i pagamenti delle banche cinesi. Questa misura è chiaramente ostile nei confronti della Russia e, e quindi è davvero eccessivo o ingenuo parlare di “fraterna amicizia”tra la Federazione Russa e la RPC.

 

La Cina ci guadagna nei suoi rapporti con la Russia

La Cina rispetta le sanzioni contro la Russia perché ne trae vantaggio: il fatturato commerciale della Cina con gli Stati Uniti nel 2023 è stato pari a 664 miliardi di dollari, il commercio con l’UE è stato pari a 782,9 miliardi di dollari e il volume degli scambi con la Federazione Russa nel 2023 è stato pari a 240 miliardi di dollari.  I

I “compagni”cinesi, quando costruiscono relazioni con altri stati, non procedono da considerazioni ideologiche, ma economiche e pragmatiche. Per loro è molto più importante mantenere buoni rapporti anchecon gli Stati Uniti e l’Europa e la Russia non ha l’esclusiva.

Il Cremlino ne è consapevole e anche Pechino capisce perfettamente che per la Federazione Russa i rapporti con la Cina nel contesto del confronto con l’Occidente, sono di importanza strategica, poiché nel 2023, secondo i soli dati ufficiali, la Cina rappresentava 32 % del commercio estero mondiale.

Attualmente gli uomini d’affari cinesi guadagnano denaro dal conflitto militare in Ucraina, vendendo prodotti a duplice uso, come gli UAV a entrambe le parti in conflitto e rafforzano  la loro influenza in Asia centrale, approfittando delle difficoltà di Mosca per assorbirli nella propria area di influenza. Strategia peraltro ampiamente adottata dagli Stati Uniti soprattutto nei confronti dell’Uzbekistan.

 

Storicamente la Cina non è mai stata alleata della Russia

Alcuni intellettuali russi lamentano che in In Russia Occidente stanno riscrivendo la storia e dimenticandone le lezioni. In Russia la situazione non è molto migliore a questo riguardo, perché anche la storia viene riscritta a seconda delle contingenti necessità  politiche. Oggigiorno, poche persone ricordano che storicamente la Cina non è mai stata un alleato della Russia. Lo testimonia proprio la Storia, appunto.

 

Nel corso della dinastia L’Impero Qing ndell’800 e inizio 900, l’Impero russo invade il territorio cinese come parte dell’Alleanza delle Otto Potenze e partecipa all’occupazione di Pechino.

Gli eventi di quel periodo, per usare un eufemismo, sono percepiti dai cinesi come una tragedia nazionale e li ricordano molto bene.

 

Nel corso della guerra fredda la RPC agisce come un oppositore aperto e attivo dell’URSS, sia militarmente che ideologicamente con una intensità della propaganda anticinese  da parte sovietica sovietici, non inferiore a quella anti-americana.

 

In quei decenni  Pechino considera l’Unione Sovietica il suo principale avversario nella prossima guerra mondiale, e si opponeva attivamente a Mosca in Indocina, Africa e Afghanistan. Né vanno dimenticati gli scontri al confine siberiano del 1969 che costarono decine di morti da entrambe le parti.

Russia e Cina non sono mai state né alleate né amiche anche se vi è motivo di presumere che oggi la RPC percepisca oggi pragmaticamente Mosca come un’amica.

 

La Russia è troppo debole per poter competere economicamente con Pechino

 

Di questi rapporti “ambigui“ né è testimonianza l’influenza di Pechino sulle repubbliche centro asiatiche ( come scritto sopra) che furono dell’Urss, la competizione in Africa, le difficoltà nella realizzazione del gasdotto “power of Siberia 2  (l’1 esiste già), ma soprattutto quei 4.200 chilometri al confine con aree ricche di materie prime fra le più spopolate della Federazione.

 

Ma soprattutto la debolezza economica della Russia, il suo ritardo tecnologico, la sua dipendenza dall’export di materie prime, la denatalità con soli 144milioni di abitanti contro il miliardo e 400mila della Cina, con l’unico vantaggio di un apparto militare russo che nel mondo è al secondo posto prima della Cina, che tuttavia sta rapidamente superando il gap.

Mosca può contare invece sulla progressiva competition anche militare fra la Cina e l’Occidente come dimostrano le recenti esercitazioni navali congiunte ciono-russe  denominate “Ocean-2024” – le più grandi nel loro genere da tre decenni a questa parte – che si estendono al Pacifico e all’Artico, al Mediterraneo, al Mar Caspio e al Mar Baltico e coinvolgono oltre 90.000 soldati e più di 400 navi in mare e 120 aerei ed elicotteri.

In occidente, ma non solo, qualcuno si augura le dissoluzione della Russia

Non è un caso che le frange più esaltate ed estreme di chi vuole la dissoluzione della Federazione sogni  una Russia spartita con i Paesi dell’Europa centro settentrionale che si mangiano i territori della Russia Europea fino agli Urali. Mentre si aprirebbe   libera la competizione fra Cina e Stati Uniti (divisi dall’Alaska alla  Kamciatca russa da soli 92 chilometri dello stretto di Bering) la spartizione  sulle vaste estensioni della Siberia..

Non è quindi del tutto infondata la tesi di Putin che nello scontro, ormai quasi diretto con l’Occidente   nelle guerra in Ucraina, veda un attacco non solo all’identità nazionale e culturale della Russia, ma anche il rischio reale della sua dissoluzione.

Processo forse strisciante o desiderato nei tempi storici, ma la storia scorre veloce e quello che avveniva in secoli, oggi si avvera in decenni.

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