Politica

La crisi bussa alle porte, ma il Pd tace: Meloni attende, l’Italia osserva, l’Europa si muove

 

di Viola Scipioni

 

La premier Giorgia Meloni è rientrata in Italia dopo il G7 canadese con un dossier esplosivo nella valigia: la crisi tra Stati Uniti e Iran, aggravata dall’offensiva annunciata da Donald Trump, potrebbe coinvolgere anche il nostro Paese, così come l’Occidente tutto. L’aria è tesa, i telefoni tra Palazzo Chigi e il Quirinale squillano, i vertici militari osservano con attenzione. Le basi americane in Italia – Sigonella, Aviano, Napoli, Vicenza – restano sotto i riflettori per un eventuale supporto logistico in caso di attacco. Ma per ora, niente è deciso: si attende, si studiano scenari, si ribadisce che ogni passo dovrà avere il via libera del Parlamento.

E mentre la politica italiana si muove con cautela istituzionale, a Bruxelles si consuma una scena paradossale. In una settimana segnata da tre dibattiti chiave sulla politica estera, la delegazione del Partito democratico resta muta. Nessuno dei 21 eurodeputati prende la parola, ad eccezione di Cecilia Strada, che interviene nel dibattito sul “genocidio a Gaza” chiedendo l’embargo totale contro Israele. Un gesto isolato che non cancella l’assenza clamorosa del Pd nel momento in cui l’Europa discute di difesa, deterrenza e riarmo.

Il silenzio democratico è inspiegabile. Francia, Germania, Spagna si muovono. Emmanuel Macron convoca il Consiglio di difesa, Madrid accoglie bombardieri e aerocisterne statunitensi, Berlino spinge per un rafforzamento del dialogo ma non esclude il coinvolgimento, con Merz che al G7 ha affermato: «in Iran, Israele sta facendo il lavoro sporco per tutti noi». E il Parlamento europeo, attraverso l’Alto Rappresentante Kaja Kallas, si prepara al vertice Nato dell’Aia, dove i governi discuteranno un obiettivo di spesa militare pari al 5% del Pil. In tutto questo, i dem italiani sembrano chiusi in un imbarazzo tattico, forse impauriti dalle proprie contraddizioni interne. Ma a che prezzo?

Mentre il mondo cambia sotto i nostri occhi, mentre il rischio globale cresce, mentre la Russia continua la sua guerra in Ucraina e Trump minaccia nuove fiammate in Medio Oriente, l’idea che la principale delegazione italiana nei Socialisti & Democratici preferisca tacere piuttosto che prendere posizione sul futuro della sicurezza europea appare non solo miope, ma irresponsabile.

L’Italia, attraverso il governo Meloni, mantiene il controllo istituzionale con il Quirinale e attende di capire fino a dove potrà spingersi la crisi. Il Ministro Ciriani rassicura: ogni decisione passerà dal Parlamento. Ma in Parlamento, non solo quello nazionale a questo punto, servono voci, responsabilità, leadership. Restare zitti mentre la geopolitica accelera rischia di trasformarsi in una colpa politica e forse anche storica.

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