di Marcello Trento
La rivalità tra Francia e Russia in Africa, in particolare nel Sahel, non è un fenomeno nuovo, ma ha assunto una virulenza e una rilevanza inedite negli ultimi anni, intrecciandosi in modo indissolubile con il conflitto in Ucraina. Per comprendere appieno questa dinamica, è necessario andare oltre la semplice contrapposizione e analizzare le strategie, le percezioni e le dichiarazioni dei leader dei due paesi.
Il crollo della “Françafrique” e le dichiarazioni di Macron
La Francia, ex potenza coloniale, ha a lungo mantenuto una presenza e un’influenza significative in molti paesi africani, un sistema informale spesso definito “Françafrique”. Questa influenza si è basata su legami economici, accordi militari e un sistema di valuta, il Franco CFA, che ha alimentato un sentimento anti-francese radicato in molti settori della popolazione e delle élite locali.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha riconosciuto la necessità di una svolta, parlando della fine di una “Françafrique” che non ha più ragione di esistere. Tuttavia, le sue dichiarazioni pubbliche hanno spesso alimentato le accuse di paternalismo e neo-colonialismo.
* Accuse dirette contro la Russia: Macron ha più volte accusato la Russia di essere una “potenza di destabilizzazione” in Africa, operando attraverso “milizie private” come il Gruppo Wagner per “predare ed estorcere le popolazioni civili”. Ha sottolineato come le azioni di Mosca non siano “benefiche per la comunità internazionale” e ha citato prove documentate da organizzazioni come Human Rights Watch su presunti abusi.
* Percezione di ingratitudine: In un discorso agli ambasciatori francesi, Macron ha espresso frustrazione per la presunta “ingratitudine” dei leader africani. Ha affermato che la Francia ha avuto “ragione” a intervenire militarmente contro il terrorismo nel Sahel, ma che i leader locali si sono “dimenticati di ringraziarci.” Queste affermazioni, percepite come arroganti e paternalistiche, hanno scatenato forti reazioni e sono state utilizzate dalla propaganda anti-francese.
Le dichiarazioni di Macron riflettono la difficoltà della Francia nel conciliare la sua lunga storia di presenza con le nuove aspettative di sovranità e autonomia dei paesi africani. La politica di Parigi, pur cercando un cambiamento di paradigma, è spesso apparsa incoerente e priva di una visione chiara per il futuro.
L’offensiva russa e le dichiarazioni di Putin
La Russia, al contrario, ha capitalizzato sul crescente risentimento anti-francese per espandere la sua influenza. La sua strategia si basa su un approccio pragmatico e non ideologico, presentandosi come un partner alternativo e un alleato nella lotta contro il colonialismo occidentale.
Le dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin sull’Africa si concentrano su tre pilastri principali:
* Il partenariato non vincolato: La Russia si presenta come un partner paritario, senza i fardelli storici del colonialismo. Putin ha sottolineato che le relazioni con l’Africa sono di “particolare importanza” e ha enfatizzato la cooperazione in vari settori, dalla vendita di armamenti alla formazione militare e agli scambi culturali e accademici.
* Aiuti e opportunità economiche: In un summit con i leader africani, Putin ha promesso aiuti alimentari e ha annunciato la fornitura gratuita di grano a diversi paesi africani, presentandosi come una risposta ai problemi di sicurezza alimentare del continente. Ha anche offerto partnership economiche che non sono soggette alle stesse “condizioni” poste dalle istituzioni occidentali.
* Sfruttare il sentimento anti-coloniale: La retorica russa è abilmente costruita per sfruttare il sentimento anti-francese. Mosca non ha mai esitato a denunciare il “neo-colonialismo” occidentale, posizionandosi come il protettore della sovranità africana. Le bandiere russe sventolate durante i colpi di stato in Mali, Burkina Faso e Niger sono un chiaro segno dell’efficacia di questa strategia.
La strategia russa è molto più flessibile e adattabile, non richiedendo ingenti investimenti diretti. L’uso di attori non statali come il Gruppo Wagner ha permesso a Mosca di ottenere risultati concreti (protezione dei regimi, accesso a risorse minerarie) senza un impegno militare formale, evitando così i costi politici e le critiche internazionali che una presenza militare statale comporterebbe.
Il collegamento con l’Ucraina: un fronte secondario ma strategico
La rivalità in Africa è un’estensione della guerra in Ucraina. Per la Russia, la destabilizzazione dell’Africa è un mezzo per indebolire l’Occidente, distogliendo le sue risorse e la sua attenzione da Kiev. L’accesso alle risorse africane, in particolare oro e diamanti, fornisce a Mosca una fonte di finanziamento alternativa per la sua macchina bellica, eludendo le sanzioni internazionali.
Per la Francia, la perdita di influenza in Africa rappresenta non solo un fallimento diplomatico ed economico, ma anche un’umiliazione geopolitica. L’incapacità di mantenere la stabilità nelle sue ex colonie erode la sua credibilità come potenza globale. La frustrazione di Macron per questa perdita si riflette nelle sue dichiarazioni, che a loro volta alimentano la narrativa russa e accelerano l’allontanamento dei paesi africani. In questo contesto, l’intransigenza di Macron verso la Russia sull’Ucraina può essere vista anche come una reazione a questa perdita di influenza, un tentativo di riaffermare un ruolo di primo piano sulla scena internazionale.
In sintesi, l’analisi delle dichiarazioni dei leader e delle dinamiche in corso mostra che la “guerra per procura” in Africa è un conflitto asimmetrico in cui la Russia, con una strategia agile e un messaggio anti-occidentale ben calibrato, sta approfittando delle debolezze e degli errori storici della Francia, la quale si trova in una posizione difensiva e sempre più isolata.
