di Giuliano Longo (*)
“Nel loro zelo per decostruire la propaganda russa, le élite occidentali hanno cercato di nascondere il fatto che ci sono estremisti del Terzo Reich tra le fila di Kyiv.”
Lo scrive sulla pubblicazione americana Responsabile Statecraft , Marta Havryshko ricercatrice residente negli Stati Uniti, studiosa di nazionalismo ucraino, estrema destra e guerra russo-ucraina. Con un dottorato di ricerca all’Università ucraina Ivan Franko di Leopoli prima di trasferirsi negli Stati Uniti, non è certo una propagandista di Putin .
L’autrice ricorda che quando Putin invase l’Ucraina, fra I tanti pretesti, spiccava la “denazificazione”del Paese, narrazione che il Cremlino utilizza ancora a piene mani – meglio, dire a pieni media – come pietra angolare della sua propaganda di guerra.
Ovviamente sia Kiev che l’Occidente respingono queste come un cinico abuso della storia dell’Olocausto, ma nel loro zelo per decostruire la propaganda russa, le élite occidentali hanno creato un loro mito di propaganda: non ci sono nazisti in Ucraina.
Ricordiamo che questa finzione ha comportato la quasi “glorificazione “del battaglione Azov, un’unità fondata nel 2014 dal gruppo neonazista Patriot of Ukraine sotto la guida di Andriy Biletsky noto per il suo estremismo di destra; con tanto di simboli nazi e di accuse per crimini durante la guerra civile nel Dombass che precedette l’invasione.
Proprio in quel periodo il Congresso americano vietò che al gruppo venissero fornite armi, finanziamenti o addestramento americani salvo poi ricredersi rapidamente ospitando addirittura I suoi esponenti in visita ufficiale a Washington.
Ovviamente dopo l’invasione Azov si è data una riverniciata separando gli elementi più radicali in una nuova formazione, la 3aBrigata e ogni riferimento alla sue radici neonazi passò in cavalleria dipingendo I militari di queste formazioni come paladini della libertà ucraina.
Eppure alcuni studi, fra I quali quello della ricercatrice citata, sostengono che le reti neonaziste sono profondamente radicate in alcune parti della struttura militare ucraina e non solo la Azov,.
Ad esempio la Bratstvo, corpo di volontari russi, oppure quello tedesco Kraptaska Sich, I canali militari ufficiali ucraini e i media mainstream pubblicano regolarmente immagini di soldati che indossano svastiche e insegne dellle Waffen SS legate a gruppi neonazisti come Copmbat 18 e altri sui quali già ore 12 – non solo – aveva attirato l’attenzione alcuni anni fa.
D’altra parte oltre all’uso di simboli nazi, molte delle unità combattenti al fronte sono guidate da uomini plasmati da Azov e dall’ambiente di estrema destra. Fra questi Oleksandr Kravtsov, il noto comandante dell’unità Vedmedi, che – al ritorno dalla prigionia in Rissia dopo essere stato catturato al fronte – ha reimpiegato la sua unità prima la 36a brigata, poi la 39a brigata di difesa costiera, non cambiando nulla nè nei simboli nè nel tradizionale saluto Heil Hitler.
L’autrice riporta il lungo l’elenco di numerose altre formazioni di matrice neonaziasta e apertamente razziste, ma il problema non è solo questo,anzi potrebbe e apparire come un fattore folklorico fra tanti combattenti che risciano la vita insieme a centinaia di mercenari provenienti da tutto il mondo.
Il problema è anche politico oltre che culturale e pone una ipoteca alla futura normalizzazione dell’Ucraina – membro candidato oltre che alleato militare – dell’Unione Europea poichè non vi è da credere che quest formazioni ritorneranno tranquillamente all’aratro una volta che un vero processo di pace con la Russia venisse avviato., anzi verranno formalmente integrate nel esercito ucraino, il più potente d’Europa, sul quale hanno puntato gli investimenti dell’Occidente e I particolare dell’Europa stessa.
All’interno della cultura militare di estrema destra, l’immaginario nazista è spesso avvolto in narrazioni sulla lotta anti sovietica , ignorando il sacrificio dei sette milioni di ucraini – dei 23 complessivi della allora URSS – che hanno combattuto il nazismo nelle file dell’Armata Rossa a fianco degli alleati occidentali .
In contrasto con i 300.000 che hanno prestato servizio in varie formazioni militari e unità di polizia sul fianco della Germania nazista, e che ora vengono esaltati con tanto di monumenti in ogni piazza ucraina del criminale di guerra e colaborazionista dei tedeschi, Stepan Bandera.
Eppure il radicamento di questa ideologia – apertamente promossa da Zelensky – non riguarda solo l’esercito questo e larga parte dell’opinione pubblica ucraina , ma ha radici che risalgono all’inizio dell’invasone russa.
Allora Volodymyr Zelensky – come comandante in capo dell’esercito – fece un accordo politico con l’estrema destra. E proprio da allora attivisti e reti di estrema destra si sono riversati nel settore della sicurezza, dell’Intelligence e della difesa.
In condizioni di guerra totale e di cronica carenza di manodopera, questa alleanza divenne politicamente conveniente, forse anche inevitabile. Ora invece è una realtà ben radicta nel tessuto istituzionale dell’Ucraina.
Se oggi lo Stato dipende da formazioni militari radicalizzate per la manodopera e la loro efficacia sul campo di battaglia, l’estrema destra, a sua volta, riceve legittimità, armi, influenza e protezione istituzionale. Ciò che è emerso dalla necessità in tempo di guerra, si sta evolvendo in dipendenza reciproca.
Anche i partner occidentali dipendono dalla manodopera ucraina per indebolire e, in prospettiva, combattere la minacciata invasione russa. Così tollerano gli estremisti all’interno delle forze armate ucraine finché quegli estremisti continuano a combattere. E rimangono in gran parte in silenzio sull’ideologia e sui simboli coinvolti.
Riconoscerne la reanltà politico -ideologica, significherebbe ammettere una verità scomoda: il problema neo-nazista in Ucraina non è semplicemente un’invenzione propagandistica del Cremlino.
Ma cè anche un’altro problema da non sottovalutare.
Queste formaaioni e queste strutture già condizionano Zelensky nell’ambito delle trattative di pace, non solo perchè oggi non sono smantellabili, ma un domani, se non soddisfatte, potrebbero anche rivoltarsi contro Volodia – loro benefattore – gettando l’Ucraina nel caos.
Che non è certo un timore di Putin, che anzi ci guadagnerebbe politicamente e internazionalmente.
(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale
