di Fabiana D’Eramo
Oltre 100 dirigenti locali di Italia Viva hanno firmato un documento che chiede all’Assemblea Nazionale di indire entro l’anno un congresso “aperto e democratico” per decidere la linea politica del partito e per dare la possibilità a tutti gli iscritti di esprimersi. Su cosa? Sull’apertura di Renzi a Schlein e Conte. Il leader di Iv vorrebbe infilarsi nella formazione del centrosinistra, ma il partito non ci sta.
“Non penso che una comunità politica possa prendere decisioni così forti senza discutere, perché nell’ultimo congresso fatto ad ottobre il presidente di Italia viva è stato eletto sulla base di una piattaforma né con questa destra, né con la sinistra. Se si cambia questa linea politica dal giorno alla notte come si fa a non dare parola agli iscritti?”. A dirlo è Luigi Marattin di Italia viva, critico nei confronti del campo largo – e da tempo ha annunciato una sua possibile candidatura alla guida del partito. “Se questa forzatura andasse avanti ne prenderei atto, ma insieme a tanti altri. C’è un documento firmato da centinaia di dirigenti di Italia viva.”
La petizione è ancora aperta alle sottoscrizioni ed è stata promossa dal presidente di Iv per la Città metropolitana di Milano, Filippo Campiotti. L’apertura di Renzi, si legge nel testo, “ha rappresentato una discontinuità netta rispetto a quanto annunciato nelle settimane precedenti e alla piattaforma politica che lo ha eletto al recente congresso”. Anche perché deve essere il congresso a decidere in che direzione remare, e non l’assemblea, come invece ha annunciato Renzi recentemente. “Il Presidente di Italia Viva ha detto che sarà l’assemblea, e non il congresso, a decidere il cambio di linea politica”, si legge ancora nel testo, “dichiarando anche che sarà lui stesso a sottoporre la proposta di indirizzo politico per il futuro del partito, invece di porsi come garante del dibattito congressuale come da lui preventivato.” Renzi, infatti, aveva pubblicamente garantito che non avrebbe espresso la sua opinione in merito per garantire la più ampia discussione interna tra le due posizioni. Adesso invece si trova a difendere a spada tratta la sua scelta di campo per il centrosinistra.
Ma, ha sottolineato Marattin, “se il Presidente in carica ha ricevuto un mandato chiaro a sostegno della sua mozione congressuale e l’indirizzo politico previsto cambia radicalmente, il partito nel suo insieme non può che ridare la parola a tutti gli iscritti che in questi anni hanno dedicato tempo, investito soldi, energie e chiesto voti su una proposta politica chiara. Gli iscritti devono poter discutere e decidere sul futuro del partito”. Altrimenti, ha aggiunto il deputato, “l’assemblea nazionale a che serve?”
Insomma Marattin ha malgradito l’avvicinamento di Renzi al Pd e ai Cinque Stelle – “dopo una partita di calcio”, poi. La sua idea sarebbe ancora di un’area liberale e democratica. Certo non con Calenda: “chi è stato coprotagonista di un fallimento come quello del Terzo Polo secondo me è un ostacolo alla costruzione di un grande partito liberale e riformatore”, ha affermato.
Ma Marattin non è solo. La coordinatrice del partito, Raffaella Paita, ha rimarcato: “Massima disponibilità al confronto democratico. La lettera è un segno di ricchezza e vitalità del dibattito interno. L’assemblea sarà la sede per confrontare le idee ed eventualmente convocare il congresso”.
Al fianco di Renzi, invece, il tesoriere del partito, Francesco Bonifazi, che ha replicato: “In assemblea ascolteremo le proposte di tutti e voteremo in modo libero e democratico. Il Presidente può convocare l’assemblea, non il congresso. Ma soprattutto chi ha idee diverse sulla politica lo dica e le porti avanti con coraggio, senza aggrapparsi a fumose interpretazioni procedurali.”
