di Balthazar
Dopo decenni di tensioni, le relazioni tra India e Cina stanno mostrando segni di normalizzazione, ma va affacciandosi un nuovo problema che se non gestito in modo appropriato, potrebbe ri-alimentare le tensioni storiche fra i due Paesi.
Anche se le truppe indiane e cinesi si sono ritirate dal conteso confine himalayano dopo anni di scontri diretti, le due potenze nucleari potrebbero avviarsi verso un nuovo tipo di guerra: una “guerra dell’acqua” nelle zone ecologicamente sensibili dell’Himalaya, che potrebbe innescare periodi di grave siccità e inondazioni colossali, con conseguenze sulla vita di milioni di indiani.
Sebbene scienziati e attivisti per il clima stiano ancora dibattendo sugli effetti a lungo termine della controversa diga delle Tre Gole (nella foto) – attualmente la diga più grande del mondo, che secondo gli scienziati ha rallentato la rotazione terrestre di 0,06 microsecondi – Pechino ha iniziato a costruirne una nuova sull’Himalaya a pochi chilometri dal confine con l’Arunachal Pardesh in India.
L’anno scorso la Cina ha rivelato di voler costruire una diga idroelettrica da 168 miliardi di dollari nella regione autonoma del Tibet. Denominata Great Bend Dam, la diga da 60.000 MW avrà una capacità energetica tre volte superiore a quella della gigantesca diga delle Tre Gole, la diga più grande del mondo.
Il progetto è previsto per la costruzione sul fiume Yarlung Tsangpo, che sfocia in India dall’Arunachal Pradesh ed è noto come Brahmaputra. Si prevede che genererà più elettricità di qualsiasi altra diga al mondo e aiuterà Pechino a raggiungere i suoi obiettivi di energia pulita, nonostante il crescente fabbisogno energetico.
Nel corso di una rara visita in Tibet all’inizio di quest’anno, il presidente Xi Jinping ha chiesto che il progetto venga “portato avanti con forza, sistematicità ed efficacia”, ma immagini, video e resoconti open source esaminati dalla CNN suggeriscono che la Cina abbia già iniziato i lavori per la costruzione della gigantesca diga spostando villaggi e liberando territori da insediamenti.
La diga sarà costruita dove il fiume scende da oltre 2.000 metri di altezza per circa 50 chilometri, una ripida discesa che ha il potenziale di generare oltre 300 miliardi di kilowattora di elettricità all’anno.
La Cina sostiene che la progettazione della diga è stato ultimata dopo decenni di studi e indagini scientifiche e che ess contribuirà a combattere il cambiamento climatico, l’inquinamento atmosferico e le emissioni di gas serra, riducendo la dipendenza dalle centrali elettriche a carbone.
Inoltre contribuirà a gestire il flusso eccessivo di acqua monsonica e a mitigare i rischi di inondazione nei paesi a valle come India e Bangladesh, salvando così migliaia di vite e proteggendo proprietà per un valore di miliardi di dollari.
Ma nonostante le affermazioni cinesi, in India ci sono molte preoccupazioni anche strategiche perché Pechino potrebbe trasformare questa massa d’acqua in un’arma.
Infatti diga può immagazzinare enormi quantità d’acqua che possono innescare gravi siccità e colossali inondazioni in India, mentre un calo significativo dei livelli delle acque del fiume Brahmaputra potrebbe avere ripercussioni sull’agricoltura e sulla pesca per milioni di indiani.
Per di più la Cina non è firmataria di trattati internazionali sulla condivisione delle acque. Questo limita la capacità dell’India di impedire legalmente a Pechino di alterare il corso del fiume transfrontaliero. Inoltre, Pechino ha votato contro la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto degli usi non navigabili dei corsi d’acqua internazionali del 1997.
Le manovre della Cina sulle dighe fluviali transfrontaliere sono state molto controverse, ad esempio, nel 2021, la Cina ha ridotto del 50% il flusso d’acqua del fiume Mekong, giustificando la necessità di un intervento necessario per un progetto di manutenzione delle linee elettriche della durata di tre settimane. La conseguenza immediata è stata un calo significativo dei livelli delle acque, con conseguenze negative per la popolazione in Cambogia, Laos, Myanmar, Thailandia e Vietnam.
Esiste poi il problema della instabilità sismica della regione tibetana è stata recentemente colpita da un violento terremoto di magnitudo 6,8 sia pure in una zona scarsamente popolata.
In questo contesto le preoccupazioni dell’India risultano fondate soprattutto nel chiede a Pechino maggiore trasparenza e condivisione delle informazioni, un obiettivo, che al di là degli allarmismi indiani di parte, può essere ridotto nel miglioramento globale delle relazioni fra i due Paesi che è già in corso.
