Esteri

La Nigeria interrompe le forniture di energia elettrica al Niger

 

La Nigeria ha confermato alla stampa internazionale la sospensione dell’erogazione dell’energia elettrica al Niger, paese che dipende da Abuja per il 70% del suo fabbisogno energetico. La decisione giunge a una settimana dal colpo di Stato da parte di un corpo militare d’élite che ha deposto il presidente Mohamed Bazoum. “Da ieri, la Nigeria ha disconnesso la linea ad alta tensione che trasporta l’elettricità in Niger” ha confermato una fonte interna alla compagnia elettrica nigeriana Nigelec. Mentre Paesi come la Francia e l’Italia portano a termine le procedure di evacuazione dei propri cittadini, la diplomazia africana lavora a una soluzione alla crisi politica nel Paese del Sahel, ritenuto strategico per l’Occidente alla lotta a numerosi gruppi armati attivi nell’area. Si è aperto alle 12.30 (le 13.30 ora italiana) ad Abuja, la capitale della Nigeria, un Consiglio di Difesa dell’Organizzazione economica dell’Africa occidentale (Cedeao / Ecowas), che si riunirà fino a domani con l’obiettivo di elaborare la strategia da applicare quando scadrà l’ultimatum imposto a Niamey dall’organismo regionale. Domenica scorsa infatti l’Ecowas ha comunicato alla giunta nigerina che se entro sette giorni non ripristinerà l’ordinamento costituzionale, scatteranno nuove dure sanzioni, e si valuterà anche il ricorso ad un intervento militare. Al vertice sono presenti i capi della Difesa di Nigeria, Benin, Ghana, Togo, Sierra Leone, Liberia, Gambia, Costa d’Avorio, Capo Verde e Senegal. Hanno invece disertato l’incontro quelli di Mali, Guinea Bissau, Burkina Faso, Guinea e naturalmente Niger. I primi quattro Paesi si sono schierati con l’esercito nigerino, rafforzando quella spaccatura regionale che va oltre le vicende interne al Niger. L’instabilità del Niger fa temere a molti analisti non solo una guerra civile, ma anche di dimensione regionale. Per questo dal suo esilio all’estero, il primo ministro nigerino Ouhoumoudou Mahamadou ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché faccia il possibile per ripristinare la democrazia e scongiurare le sanzioni, che per il premier avranno un effetto “catastrofico” sull’economia e quindi sul benessere della popolazione.

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