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La politica italiana commenta il ritiro di Biden: Trump può essere un alleato di Palazzo Chigi?

 di Fabiana D’Eramo

La decisione di Joe Biden di ritirarsi dalla corsa alla Casa Bianca non ha sorpreso la politica italiana. Potrebbero però essere sorprendenti gli sviluppi di questo ritiro, le dinamiche che potrebbero avviarsi all’interno di una maggioranza che, già da tempo, sta riflettendo su dove posizionarsi nello scacchiere internazionale.

Giorgia Meloni ha sempre avuto un ottimo rapporto con Biden, al punto che lui l’ha definita sua “amica”, oltre che alleata. Ora che il presidente americano ha deciso di fare un passo indietro, ha endorsato la sua vice, Kamala Harris, e sarà lei, con molte probabilità, la nuova candidata del Partito Democratico. Il governo italiano ha quindi la responsabilità di scegliere: appoggiare i democratici a prescindere da Biden, e quindi Harris o chiunque verrà indicato dalla convention Dem del 19 agosto, in nome della continuità in politica estera, soprattutto sulla Nato e l’Ucraina, oppure fare ciò che ha già fatto Matteo Salvini, sterzare di nuovo verso il partito repubblicano e appoggiare Trump, sapendo che questo comprometterà i buoni rapporti con l’Europa popolare, socialista e liberale e con la stessa Nato. Se il 3 novembre sarà la data del ritorno del tycoon americano, la destra italiana, in politica estera, potrebbe tornare di nuovo ancora più a destra.

Salvini è entusiasta. “Finalmente”, ha scritto su X, il peggior presidente Usa della storia, come lo ha definito Trump ha annunciato il ritiro”. Il leader leghista e i suoi non hanno dubbi su come commentare il passo indietro del presidente. Claudio Borghi accusa i Democratici di essere un “partito senza morale”: “farlo arrivare fin qui”, ha commentato sui social, “umiliandolo fino in fondo, per poi farlo ritirare”. Paolo Formentini già canta vittoria: “Il futuro degli Stati Uniti si chiama Donald Trump”.

Ma se la Lega è sul carro di Trump da sempre, per gli altri esponenti di governo è invece il caso di temporeggiare. Con il no a Ursula von der Leyen, Meloni si è già fatta tirare verso posizioni avverse alla maggioranza dell’europarlamento e, di conseguenza, all’alleanza atlantica.

Per il vicepremier e ministro degli esteri Antonio Tajani “nulla muterà nei rapporti tra Italia e Stati Uniti”. Che è un po’ la posizione del resto del governo. Anche Guido Crosetto ha affermato che i rapporti tra l’Italia e gli Usa sono sempre stati buoni e continueranno ad esserlo, a prescindere da chi sarà presidente: Trump, Harris, fa lo stesso.  “Non tocca a noi infilarci nella campagna elettorale degli Stati Uniti”, ha tagliato corto. L’opinione di Maurizio Lupi di Noi Moderati è la stessa: gli Usa “sono e saranno sempre un alleato strategico per l’Italia, indipendentemente da chi guiderà la Casa Bianca.”

L’appello che arriva dalle opposizioni, invece, è quello di battere Trump e salvare la democrazia in America.

Per Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, il ritiro di Biden è un gesto “coraggioso e saggio, degno di chi ha servito le istituzioni per tutta la vita. I successi economici e sociali della sua presidenza resteranno soprattutto per i lavoratori.” Anche Giuseppe Conte ha espresso ammirazione nei confronti del presidente: “il passo indietro annunciato da Joe Biden è un atto di responsabilità verso il suo Paese, i suoi concittadini e anche il suo partito”.

Anche dal centro l’appoggio ai Democratici è indiscusso. Carlo Calenda ha commentato che nulla cancella “l’ottimo lavoro fatto” dalla presidenza di Biden, che comunque è stata una “grande presidenza”, ma ha ammesso che avrebbe dovuto dichiarare il mandato unico sin dall’inizio, così da dare ad altri candidati i il tempo e lo spazio per emergere: “non avrebbe dovuto provarci.”

Da Italia Viva Isabella De Monte dà completa fiducia a Kamala Harris: “Credo che lei sarà senz’altro capace di convincere gli elettori americani a votarla e allontanare la minaccia di un’altra presidenza Trump.” Mentre Angelo Bonelli di Avs si appella direttamente al popolo americano democratico affinchè “sappia unirsi per battere Trump”, poiché ad essere in pericolo non sarebbero solo gli Stati Uniti: il ritono dell’ex presidente “sarebbe una sciagura per il pianeta intero perché fermerà le politiche sul clima e sarà il nemico del popolo palestinese.”

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