Un importante parlamentare russo, Leonid Slutsky, ha avvertito che qualsiasi tentativo degli Stati Uniti di riprendere i test sulle armi nucleari, interrotti dal 1992, innescherebbe una reazione a catena destabilizzante, accusando Washington di minare la stabilità strategica globale e di violare lo spirito del Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari.
Trump ha infatti annunciato l’immediata ripresa dei test sulle armi nucleari negli Stati Uniti, ponendo fine a una pausa durata 33 anni e sollevando l’allarme sulla ripresa della proliferazione tra le due maggiori potenze nucleari del mondo.
La decisione arriva in un momento di crescente tensione con la Russia, che si è recentemente ritirata da importanti accordi sul controllo degli armamenti e ha testato sistemi nucleari.
Insieme, Stati Uniti e Russia detengono circa l’87% dell’arsenale nucleare mondiale, con migliaia di testate ancora intatte nonostante gli sforzi di disarmo.
Gli esperti avvertono che la ripresa dei test potrebbe minare decenni di progressi in materia di non proliferazione e provocare azioni reciproche da parte di altri stati dotati di armi nucleari. Sebbene gli Stati Uniti non abbiano effettuato alcuna esplosione nucleare dal 1992, la direttiva di Trump segnala un cambiamento di atteggiamento strategico che potrebbe riaccendere le dinamiche dell’era della Guerra Fredda.
La direttiva di Trump è arrivata pochi minuti prima dell’incontro con il presidente cinese Xi Jinping, sollevando interrogativi sulla sua tempistica e sulle sue intenzioni.
Gli Stati Uniti hanno condotto l’ultimo test nucleare nel 1992. Da allora, la maggior parte delle potenze nucleari ha osservato una moratoria, rafforzata dal Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (CTBT) del 1996.
Sebbene gli Stati Uniti abbiano firmato il trattato, non lo hanno mai ratificato. La Russia ha ratificato il CTBT nel 2000, ma si è formalmente ritirata nel 2023.
Prima del CTBT furono condotti oltre 2.000 test nucleari in tutto il mondo, la maggior parte dei quali a carico di Stati Uniti e Unione Sovietica.
Le preoccupazioni per la salute e l’ambiente, soprattutto in regioni come il Pacifico e il Kazakistan, furono i principali fattori che determinarono l’interruzione dei test.
Il Cremlino ha dichiarato che la Russia non ha condotto test nucleari di recente, ma che avrebbe riconsiderato la sua posizione se gli Stati Uniti avessero violato la moratoria globale.
La direttiva di Trump ha fatto seguito all’annuncio del presidente russo Vladimir Putin del successo dei test condotti su un drone a propulsione nucleare e su un missile con capacità nucleare, nessuno dei quali ha comunque comportato test esplosivi.
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha sottolineato che questi test non si qualificano come test nucleari e ha espresso la speranza che Trump sia stato informato in modo accurato.
L’ultimo test nucleare confermato dalla Russia risale al 1990. Mosca ha avvertito che avrebbe risposto per le rime in caso di violazione della moratoria.
Gielle
