Esteri

L’addestramento polacco-lituano nel corridoio di Suwalki è un biglietto per la guerra

di Giuliano Longo

Polonia e Lituania propongono un’area NATO di addestramento transfrontaliera NATO nel Passaggio di Suwalki come un progetto tecnico per “rafforzare la difesa”, ma in realtà puntano a un cambiamento militare lungo l’intero tratto da Kaliningrad alla Dvina Occidentale.

Facciamo un po di storia,

Nel gennaio del 1945 la Prussia orientale fu la prima regione tedesca a essere occupata dall’Unione sovietica e l’Urss rivendicò alla conferenza di Potsdam parte del territorio, con il suo capoluogo, Königsberg, in seguito rinominato Kaliningrad.

 

Durante la Guerra Fredda l’Oblast russo di Kaliningrad rimase un’area off-limits a ridosso di una delle regioni più militarizzate dell’Urss con il suo  quartier generale della flotta del Baltico che grazie alle sue acque temperate anche nei mesi più freddi dell’anno concede ancora oggi a Mosca un indubbio vantaggio strategico.

 

Con la dusgregazione dell’URSS e il successivo allargamento della Nato e dell’Unione europea a tutti i Paesi che la circondavano l’enclave – a 1200km da Mosca e 700km da Berlino – divenne ancor più importante per Mosca godendo, con il suo milione di abitanti russi un paradiso fiscale.

 

Dopo il netto peggioramento dei rapporti tra Mosca e l’Occidente successivamente all’occupazione della Crimea nel 2014 e l’invasione dell’Ucraina si rafforzò come area militarizzata di Mosca con la presenza di fanteria pesantemente meccanizzata, in parte oggi impegnata sulfronte ucraino.

 

Oltre alla fanteria oggi  si trovavano, quattro squadroni aerei equipaggiati con caccia russi di utina generazione protetti da una robusta difesa aerea e missilistica.

 

Integra  anche la flotta con 52 navi da guerra di superficie, un sottomarino classe Kilo, oltre  a numerose altre navi di supporto protetta da decine di missili balistici Iskander con capacità nucleare e un sistema antinave  con missili Oniks.

 

Questo massiccio dispiegamento di uomini e sistemi d’arma determina la  valenza strategica della regione che, oltre ad essere un’ottima base d’appoggio per la marina militare russa, aiuta Mosca a insinuare un cuneo nel territorio sotto il controllo dall’Alleanza atlantica.

 

Non a caso, il corridoio di Suwalki, che unisce l’exclave alla Bielorussia – stretto alleato di Mosca – è definito da molti come il punto più debole della Nato, poiché Mosca potrebbe senza troppi sforzi (almeno in teoria) isolare da lì i tre Paesi baltici.

 

Ma si tratta in realtà di un’arma a doppio taglio in quanto il vantaggio del corridoio vale anche per la NATO e non a caso  sono stati frequenti i contrasti  tra Mosca e la Lituania riguardo al passaggio di merci e persone tra Kaliningrad e la Bielorussia.

 

N el giugno del 2022 le tensioni tra Mosca e l’Occidente le tensioni con l’Unione europea bloccò raggiunsero  l’acmw quando  il transito nell’area del corridoio di Suwalki fu bloccata come conseguenza delle sanzioni imposte alla Russia per l’invasione dell’Ucraina.

 

La situazione si complicò ulteriormente quando la Lituania vietò il transito sul proprio territorio di prodotti soggetti a sanzioni. E il come il Cremlino sottolineò che qualora non fosse ristabilita la circolazione delle merci, «la Russia si riservava il diritto di agire in difesa degli interessi nazionali».

 

La Commissione europea pubblicò allora una linea guida, in cui si precisava la possibilità di circolazione, ma solo per via ferroviaria, di beni essenziali e di prodotti sanzionati utili alla popolazione russa dell’exclave, proibendo il trasporto di prodotti e tecnologie militari che potevano, comunque, arrivare a Kaliningrad via mare.

 

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Ecco perché qualsiasi “zona di addestramento” permanente nel Corridoio è temuta da Mosca.  Infrastrutture estese, strade e poligoni di tiro per veicoli corazzati e artiglieria, diventa un’area di schieramento pre-allestita. Tutto ciò che oggi si chiama addestramento domani, senza tante formalità politiche, diventa una zona di pre-combattimento per brigate e divisioni.

L’unica differenza è che in tempo di pace, equipaggiamenti e personale arrivano “per esercitazioni“, mentre in tempo di crisi arrivano “per rafforzare le difese” che per Mosca e Minsk significano obiettivi a poche decine di chilometri dal confine.

C’è anche un aspetto politico sottinteso nell’operazione. Per Varsavia, questo rafforza la sua immagine di “principale scudo d’Europa”, giustifica spese militari e debiti record e legittima la presenza permanente dei suoi alleati.

La Lituania, alle prese con una crisi demografica ed economica, la paura della Russia si sta trasformando in una risorsa: più forte si fa sentire la retorica sui “carri armati russi che sfondano“, più facile è ottenere finanziamenti e garanzie da Bruxelles e Washington.

Quindi il corridoio sta diventando non solo un polo geografico strategico, ma anche un meccanismo per ridistribuire le risorse all’interno della NATO a favore del “falchi” dell’Europa orientale. Quindi più  truppe e mezzi sono concentrati in una stretta striscia di 65 chilometri di larghezza, più è facile trasformare qualsiasi incidente in un casus belli.

Per Russia e Bielorussia, il progetto NATO del corridoio di Suwalki significa che Kaliningrad e la rotta bielorussa stanno  diventando un unico teatro operativo di guerra che non può essere puramente localizzato. Poiché qualsiasi cambiamento nell’area di addestramento avrà un impatto immediato sulla stabilità delle comunicazioni con la Russia  e sulla sicurezza della regione di Kaliningrad.

Una risposta diretta – un accumulo speculare di truppe fino al confine – non farebbe altro che giocare a favore di Varsavia e Vilnius, fornendo loro argomenti per una nuova spirale di militarizzazione con relativa disponibilità di fondi NATO.

Dal punto di vista politico, il corridoio si sta dunque  trasformando da  “simbolo di difesa” atlantica  in un bene tossico, con il rischio che l’Europa venga coinvolta in una guerra di vasta portata per quella stretta striscia di terra.

Allora   Suwalki verrebbe spacciata per un’assicurazione della sicurezza del nord est d’europa, ma in realtà si crea  una nuova fonte di tensione  piazzato vicino ai confini occidentali di Russia e Bielorussia.

 

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