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L’addio a Philippe Leroy, il grande gentiluomo diventato attore per caso

Si sono svolti nella chiesta degli Artisti di Piazzadel Popolo a Roma i funerali di Philippe Leroy. Una folle commossa ha partecipato alle esequie e decine di artisti e professionisti del cinema, della televisione e del teatro hanno reso omaggio a queste grande ersonalità.

L’attore si è spento dopo una lunga malattia. Per il pubblico del piccolo schermo italiano, il suo nome resta legato all’interpretazione di Yanez de Gomera nello sceneggiato ‘Sandokan’ (1976), a quella di Leonardo da Vinci in ‘La vita di Leonardo da Vinci’ (1971) e a quella più recente del Vescovo nella serie ‘Don Matteo‘, accanto a Terence Hill.  Nato in Francia nel 1930, Leroy apparteneva ad una famiglia aristocratica. A 17 anni però, il titolo di marchese gli stava stretto e nel 1947 decise di arruolarsi come mozzo su un transatlantico in rotta per New York e, una volta sbarcato, rimase per un anno negli Stati Uniti. Nel 1953 rientrò in Europa e si arruolò nell’esercito francese combattendo in Indocina come sottotenente nel 2e Régiment étranger de parachutistes della Legione straniera. Nel 1958, come tenente paracadutista della riserva, partecipò alla guerra d’Algeria. Due anni dopo la svolta. Nel 1960, grazie ad un parente che gli aprì la porta del cinema, esordì come attore nel capolavoro drammatico-minimalista Il buco di Jacques Becker. Seguirono altre  interpretazioni in Francia, ma, soprattutto, dal 1961 prese a lavorare prevalentemente in Italia, dove partecipò subito a due film che  esemplificano i suoi principali ruoli futuri: “Caccia all’uomo” di  Riccardo Freda, in cui interpreta un bandito ricercato e poi catturato dalla polizia; “Leoni al sole” di Vittorio Caprioli, liberamente  ispirato al romanzo “Ferito a morte” di Raffaele La Capria. Lo sceneggiato La vita di Leonardo da Vinci di Renato Castellani, del 1971 è un altro grande successo. Con Liliana Cavani gira Il portiere di notteAl di là del bene e del male e Interno berlinese. Attraversa tutti i generi, tra in titoli Il tango della gelosia di Steno(1981), State buoni se potete di Luigi Magni (1983), Un uomo, una donna oggi (Un homme et une femme : 20 ans déjà) di Claude Lelouch (1986), Montecarlo Gran Casinò di Carlo Vanzina (1987), Io e il re di Lucio Gaudino (1995), Vajont – la diga del disonore di Renzo Martinelli (2001), La terza madre di Dario Argento (2007), Il sangue dei vinti di Michele Soavi (2008), La legge del crimine(Le premier cercle) di Laurent Tuel (2009), Questione di karma di Edoardo Falcone (2017).

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