Il momento è arrivato, ed è esattamente come più o meno tutti se l’erano immaginato: infantile, vendicativo, personale, disordinato, pubblico. Molto molto pubblico. Tra Elon Musk e Donald Trump è finita a stracci in faccia. La coppia disfunzionale è scoppiata. “Elon Musk? Di sicuro non è noioso!”, ha scritto lui stesso sul suo X, nel mezzo di un assalto digitale durato ore. Fine dell’alleanza. Inizio della guerra. Fino a qualche giorno fa Musk volava sui jet di Trump, dormiva a casa sua. Suo figlio si scaccolava nello Studio Ovale. Appena venerdì scorso, il presidente degli Stati Uniti lo celebrava con un discorso di commiato e una chiave gigante della Casa Bianca. Letteralmente. Ma l’idillio è durato quanto una storia su Instagram. Musk, fuori dal Doge, e’infastidito dal maxi disegno di legge che l’amministrazione stava cercando di far approvare dal Congresso, è sbottato: “Senza di me, Trump avrebbe perso le elezioni. Che ingratitudine!”. Ne è seguita una diatriba social di ore, inedita a questi livelli di potere. Trump non stava litigando con qualche senatore minore o un opinionista da talk show. Musk è uno dei pochi ad avere reale influenza su di lui – politica, finanziaria e forse anche emotiva.
Su Truth Trump è passato presto alle minacce: “Il modo più semplice per risparmiare sul nostro bilancio sarebbe cancellare i contratti e i sussidi a Musk. Sono sempre stato sorpreso che Biden non l’abbia fatto!”. Apriti cielo. Scatta il litigio da cortile scolastico. Nessuno dei due risponde direttamente all’altro: usano i propri social come pistole ad acqua. Chi vuole seguire il botta e risposta, deve saltare da X a Truth e ritorno.
Su X il trend presto diventa “LE RAGAZZE STANNO LITIGANDO”. Ashley St. Clair – madre di uno dei (tantissimi) figli di Musk – sfotte: “Ehi Donald, se ti serve aiuto per la rottura, chiamami”. Musk inizia a smettere di seguire vari alleati trumpiani, tra cui Charlie Kirk e Stephen Miller. Un click alla volta. Nel caos spunta anche Kanye West, versione pacificatore new age: “Broooo per favore noooo. Vi amiamo entrambi”, scrive su X. Il livello è più o meno Uomini e Donne di Maria De Filippi.
Alle 15 Musk sgancia la bomba: “@realDonaldTrump è nei file di Epstein. È questo il motivo per cui non sono mai stati resi pubblici. Buona giornata, DJT!”. Un’accusa pesantissima, priva di prove ma perfettamente calibrata per destabilizzare. Soprattutto tra i sostenitori di Trump, ossessionati dal caso del produttore pedofilo suicida in carcere. Non pago, Musk aggiunge: “Trump ha solo altri 3 anni e mezzo di presidenza. Io resterò in carica per oltre 40 anni”. Intanto, secondo il Bloomberg Billionaire Index, il patrimonio netto di Elon Musk ha subito ieri un calo di 33 miliardi di dollari. È ancora di gran lunga la persona più ricca del mondo (con un patrimonio netto di 335 miliardi di dollari), ma, sottolinea Bloomberg, si tratta di una delle peggiori perdite di ricchezza di sempre. Subito dopo la “faida” le azioni Tesla sono crollate di circa il 14,2% alla chiusura del mercato, facendo perdere all’azienda circa 152 miliardi di dollari e riducendo il suo valore a circa 900 miliardi di dollari.
E Trump è passato oltre, o almeno dice: in una telefonata con Dana Bash della CNN ha detto che “non sto nemmeno pensando a Elon. Ha un problema. Quel poveretto ha un problema“. Ha aggiunto che non parlerà con Musk per un po’, ma gli augura il meglio. Registrata la rissa tra bulli, più seriamente la domanda successiva è: quanto davvero possono farsi male a vicenda? Se l’è chiesto il New York Times, dando delle risposte ragionate per quanto il contesto lo permetta.
Il presidente ha tutti gli strumenti per vendicarsi. Su Truth ha minacciato, come detto, di tagliare i contratti pubblici alle aziende di Musk – Tesla, SpaceX e la neonata xAI. Parliamo di 3 miliardi di dollari in quasi 100 contratti con 17 agenzie federali.
Stephen Bannon – ex stratega della Casa Bianca, oggi consigliere informale fresco di scarcerazione – ha rincarato la dose: “Dovrebbero avviare un’indagine formale sullo status di immigrazione di Musk. Sono convinto che sia un immigrato illegale. Va espulso immediatamente”. Musk è cittadino naturalizzato, nato in Sudafrica. Ma per Bannon poco importa. Anzi: secondo lui, Trump dovrebbe indagare anche sul consumo di droghe di Musk, e sulla sua richiesta di accedere a briefing militari riservati sulla Cina. “La sua autorizzazione di sicurezza va sospesa subito”. Ma anche Musk ha delle carte da giocarsi. Dopo aver donato oltre 250 milioni per la rielezione di Trump, Musk potrebbe dirottare quei fondi contro il partito repubblicano. Magari per lanciare – come ha già ipotizzato – un nuovo partito centrista: “È il momento di creare un partito che rappresenti davvero l’80% della classe media?”, ha chiesto in un sondaggio su X. L’80% ha detto “sì”. Può usare X per scatenare campagne mirate contro i leader repubblicani. Giovedì ha definito il piano economico di Trump “un abominio disgustoso”. Ha persino risposto “Sì” a un post che suggeriva che Trump dovrebbe essere messo sotto impeachment. E ha già lasciato intendere – senza prove – di possedere dati riservati sul presidente. Musk può usare la sua potenza aziendale come leva: ha minacciato di ritirare la capsula Dragon di SpaceX, che trasporta astronauti e materiali della NASA verso la Stazione Spaziale Internazionale. Bannon ha colto la palla al balzo: “Trump deve sequestrare SpaceX entro stanotte. Con un ordine esecutivo”.
La faida tra Musk e Trump ha fatto a pezzi una delle alleanze più influenti (e improbabili) degli ultimi anni. Potrebbe finire domani, consumata dai tempi dei social, o diventare una guerra fredda tra l’uomo più potente del mondo che usa il governo come una clava e l’uomo più ricco del mondo che crede di poter battere il sistema stando sopra il sistema.
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aggiornamento telenovelas Trump-Musk ore 14.30
