Cronaca

L’Aquila, le guerre degli adulti e le ferite dei bambini

Di Riccardo Bizzarri (*)

Le hanno ritrovate. Due sorelle di dodici e sedici anni, scomparse per quindici giorni, finalmente sono vive e stanno bene. È la notizia che tutti aspettavano. Ma sarebbe un errore fermarsi al lieto fine. Perché nessun bambino dovrebbe mai essere costretto a vivere quindici giorni di paura, di fuga, di incertezza, trascinato dentro una guerra che non gli appartiene. Ancora una volta, i figli pagano il prezzo più alto delle battaglie degli adulti. Dietro le carte giudiziarie, le accuse, gli arresti e le indagini, rimane una verità amara: quando gli adulti smettono di fare i genitori e iniziano a comportarsi come adolescenti feriti, arrabbiati e incapaci di gestire i propri conflitti, i primi a perdere sono sempre i bambini. I figli non sono trofei. Non sono strumenti di rivalsa. Non sono armi da utilizzare contro l’altro genitore. Eppure troppo spesso diventano esattamente questo: ostaggi emotivi delle guerre familiari. Lo scrittore e pedagogista Janusz Korczak, che scelse di morire insieme ai bambini del suo orfanotrofio nel campo di sterminio di Treblinka, scriveva: “Non esistono bambini, esistono persone.” SACROSANTO
Persone piccole, fragili, in formazione, che hanno diritto alla serenità, alla stabilità e all’amore. Persone che non dovrebbero mai essere costrette a scegliere tra mamma e papà, tra una casa e l’altra, tra affetti contrapposti e rancori irrisolti. La storia dell’umanità è, purtroppo, la storia di guerre combattute dagli adulti e pagate dai più piccoli. Durante la Seconda guerra mondiale milioni di bambini persero la casa, la famiglia, l’infanzia. Anna Frank scriveva nel suo diario: “I grandi possono combattere le loro guerre, ma ai bambini è stata rubata l’infanzia.” E se è vero che le tragedie familiari non possono essere paragonate agli orrori di una guerra mondiale, il meccanismo umano è drammaticamente simile: chi possiede meno strumenti per difendersi è colui che soffre di più. Ogni separazione conflittuale, ogni disputa familiare trasformata in campo di battaglia, ogni odio coltivato per anni produce vittime silenziose. Bambini che crescono con la paura di perdere qualcuno, con il senso di colpa di amare entrambi i genitori, con la convinzione che l’amore sia lotta, possesso, ricatto. È un disastro educativo e sociale.
La nostra comunità si scandalizza davanti ai fatti di cronaca ma troppo spesso ignora le crepe che li precedono: l’incapacità di dialogare, l’assenza di responsabilità adulta, l’egoismo che antepone il proprio dolore al benessere dei figli. Essere genitori significa una cosa semplicissima e, al tempo stesso, difficilissima: mettere i figli davanti a sé stessi. Significa continuare a proteggerli anche quando si è feriti, anche quando si è delusi, anche quando il rapporto di coppia è fallito.
Perché l’amore tra due adulti può finire. La responsabilità verso un figlio, invece, non finisce mai. Le due sorelle sono state ritrovate e questa è la notizia che conta. Ma la vera sfida comincia adesso. Restituire loro non solo la libertà, ma la fiducia negli adulti. Restituire loro la normalità, il diritto di essere semplicemente ragazze e non protagoniste involontarie di una tragedia familiare. Ogni bambino merita un’infanzia e nessun bambino dovrebbe essere chiamato a sopravvivere alle guerre degli adulti. Perché le guerre dei grandi finiscono nei tribunali, nei giornali e nelle cronache. Quelle dei bambini, invece, continuano per anni nel silenzio del loro cuore.
(*) Giornalista

Related posts

Asvis: “L’Italia è lontana dagli obiettivi 2030”

Redazione Ore 12

Arrestato dalla Guardia di Finanza produttore e grossista di crack

Redazione Ore 12

Incontr’Arti dal 21 ottobre all’8 dicembre le aree archeologiche prendono vita nel connubio tra scienza e arti performative

Redazione Ore 12