Economia e Lavoro

Lavoro: economia, crisi dei posti, infortuni, investimenti, sicurezza e futuro 

di Wladymiro Wysocki (*)

L’Organizzazione internazionale del lavoro, nel rapporto mondiale sui salari presentato poche settimane addietro, certifica un crollo dei salari in Italia di quasi nove punti percentuali dal 2008, ovvero, l’anno della grande crisi finanziaria a tutti noi noto.

La fotografia del nostro Paese, presentata dall’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro), risulta essere il dato peggiore dei Paesi nel G20.

Tra i paesi del G20 le perdite di salario reale sono state dell’8,7% in Italia, del 6,3% in Giappone, del 4,5% in Spagna e del 2,5% nel Regno Unito.

Nel rapporto nazionale si evidenzia come tra i salari le donne sono maggiormente svantaggiate rispetto ai colleghi uomini insieme ai giovani.

Nel 2024 i salari italiani di lavoratrici e lavoratori in media sono cresciuti del 2,3% rispetto al calo che si era verificato nel 2023 e 2022 del 3,2, e del 3,3 punti percentuale.

L’inflazione e il costante aumento del costo della vita mette a dura prova la sopravvivenza dei lavoratori e famiglie a basso reddito, i quali spendono una proporzione maggiore del proprio reddito in beni e servizi di prima necessità.

La spesa per i generi alimentari e gli alloggi sono le voci maggiormente colpite dalla crisi inflazionistica andando a rappresentare ben il 60% del totale della spesa di una famiglia a basso reddito.

A questo, del quale non vado oltre nel dettaglio ampiamente analizzato nel rapporto dell’Ilo, non possiamo non considerare i dazi del Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump.

Dazi, o meglio definirle con una terminologia più vicina alla realtà, ovvero, nuove tasse.

Giusto o sbagliato in un progetto visionario del Presidente Americano lo sapremo solamente nel futuro facendolo inserire nei libri della storia come un pazzo visionario o solamente un pazzo.

Lui la definisce una medicina amara ma necessaria da prendere.

Come recitava il grande poeta Alessandro Manzoni nell’ode scritta del Cinque Maggio, “ai posteri l’ardua sentenza”.

Di sicuro gli effetti odierni sono un timore non indifferente da parte dei datori di lavoro, imprenditori e aziende che rischiano di fermare ogni investimento, ogni miglioria produttiva, cercando di limitare le uscite vista la nebbia fitta nella rotta di navigazione che si sta andando sotto il profilo economico.

I posti di lavoro cominciano a vacillare, visti sempre come la prima fonte di taglio alle spese e questo non voglio minimamente pensarlo che possa diventare una “scusante” di tutti per offrire da una parte e accettare dall’altra situazioni di lavoro poco sane e poco sicure.

La necessità di dover garantire i beni di prima necessità alle proprie famiglie rischia di mettere sul piatto della bilancia una decisione amara e veramente difficile da prendere.

Il lavoratore medio è sempre colui che rimane tra l’incudine e il martello, e la scelta potrebbe essere se rifiutare il lavoro e mandare la famiglia sotto un ponte o accettare la qualunque purchè si possa garantire almeno il minimo necessario a casa.

Non è una visione delle più rosee e al momento all’orizzonte non si preannuncia nulla di meglio, anzi.

Non vorrei usare termini forti e fare risalire alla memoria collettiva ricordi che molti forse stanno cercando di dimenticare e traumi da superare, ma dopo una crisi pandemica per motivi biologici qui stiamo rischiando una sorta di crisi “pandemica economica”.

Ancora a stento si sta cercando di risalire la china quando improvvisamente ci arriva un bel bastone in mezzo ai raggi delle ruote bloccando la nostra marcia.

Veramente ancora vogliamo parlare di industrializzazione 2.0 – 3.0 – 4.0 e chi più ne ha ne metta, o di nuovi metodi di lavoro performanti con l’ausilio dell’intelligenza artificiale?

Pensiamo che tutto questo non abbia scoraggiato se non in molti casi fatto totalmente desistere ogni minima voglia e tentativo di investimento e magari di finanziamento? .

La società vive in uno spaccato netto, chi sta sopra alla linea di galleggiamento e chi si trova sotto.

Intanto, siamo arrivati alla fiducia sul decreto bollette, con 181 si e 113 no, che entro il 29 del mese sarà convertito in legge.

Un provvedimento contro il caro energia che prevede a famiglie e imprese un contributo straordinario di 200 euro per chi ha un Isee fino a 25 mila euro.

Per le famiglie con Isee fino a 40mila euro invece è previsto un bonus di 1.000 euro per i nati nel 2025.

Insomma, il Paese dei bonus e dei sostegni continua ma non che si vogliano costruire contratti di lavoro con salari e condizioni meritevoli di una dignità umana da rispettare.

Ma al tempo stesso parliamo di benessere lavorativo, o come dico quelli bravi, di welfare.

Sembra che si debbano trovare mezze misure per rendere l’uomo schiavo della sua condizione e vincolato a vita a determinate condizioni.

Oggi siamo nella realtà che si debba finanziare tutto, dal televisore al telefonino, dalla macchina alla casa, dalla vacanza al matrimonio.

Viviamo in un costante debito e sotto la morsa di un ricatto lavorativo del quale non possiamo farne a meno e non abbiamo più la libertà di poter scegliere le nostre condizioni sane e sicure.

Qual è la differenza con la schiavitù? Quale sarà il futuro della nostra generazione e dei nostri figli?

Rimaniamo sempre fiduciosi e speranzosi in un cambiamento radicale e positivo.

Nel mentre, cerchiamo di cavalcare alla meglio ogni singolo cavallone di un mare in tempesta che prima o poi ci porterà in lidi più tranquilli.

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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