Energia e Sostenibilità

Legge sul clima: scontro tra UE e ONG su target 2040

 

di Gino Piacentini

 

La Commissione Europea ha presentato nei giorni scorsi la proposta di modifica della legge sul clima dell’Unione, confermando l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990. Un traguardo apparentemente ambizioso, ma che secondo le ONG ambientaliste rischia di trasformarsi in un pericoloso passo indietro nella lotta alla crisi climatica.

Cosa prevede la proposta UE

La proposta arriva dopo mesi di ritardi e accesi confronti politici e si fonda sull’obiettivo giuridicamente vincolante già fissato per il 2030: una riduzione delle emissioni di almeno il 55%. La Commissione delinea ora un percorso che lascia maggiore “flessibilità” su come raggiungere i traguardi futuri, fino alla piena decarbonizzazione dell’economia europea entro il 2050.

Si tratta di una svolta significativa: gli Stati membri potranno infatti utilizzare crediti internazionali di alta qualità a partire dal 2036, assorbimenti permanenti nazionali integrati nel sistema di scambio di quote di emissione (EU ETS) e una flessibilità più ampia tra settori, come agricoltura e trasporti.

Un passaggio chiave riguarda anche l’aggiornamento del contributo determinato a livello nazionale (NDC) dell’UE in vista della COP30 di novembre 2025 a Belém, in Brasile. La Commissione ha annunciato che lavorerà con la Presidenza del Consiglio per definire il nuovo NDC, accogliendo implicitamente la richiesta di Francia, Polonia e Ungheria di scorporare gli obiettivi 2030 e 2040.

Le critiche delle ONG

La reazione delle organizzazioni ambientaliste non si è fatta attendere. L’Ufficio europeo dell’ambiente (EEB), la più vasta rete di ONG ambientali in Europa, denuncia che la proposta rischia di minare la credibilità dell’UE sul fronte climatico.

“La crisi climatica non aspetta e certamente non gradisce i trucchi contabili. Queste cosiddette ‘flessibilità’ sono solo scappatoie per ritardare un’azione concreta”, ha dichiarato Mathieu Mal, responsabile politiche clima e agricoltura dell’EEB. “Sappiamo che prima si agisce, minori saranno i danni. Quando c’è una guerra o una pandemia, i governi reagiscono. Perché non per il clima?”

Secondo l’EEB, la possibilità di conteggiare investimenti in progetti climatici realizzati in Paesi a basso reddito come compensazioni per le emissioni interne UE equivale a una pericolosa esternalizzazione della responsabilità, con rischi elevati di frodi e risultati non verificabili. Inoltre, l’assenza di distinzione tra tagli reali delle emissioni e rimozioni di carbonio – due strumenti profondamente diversi – rende meno trasparente il percorso verso la neutralità climatica.

Le richieste delle ONG all’UE

L’EEB lancia un appello al Parlamento europeo e agli Stati membri affinché la nuova normativa:

  • Definisca tre obiettivi distinti: tagli alle emissioni, rimozioni industriali e sequestro naturale;
  • Escluda il ricorso alle compensazioni internazionali per il raggiungimento della neutralità climatica;
  • Mantenga la coerenza con l’Accordo di Parigi e con la necessità di un’azione urgente e trasparente.

La proposta della Commissione segna un nuovo capitolo nella politica climatica europea, ma rischia di allontanare l’Unione dal ruolo di leadership globale nella transizione ecologica. La battaglia ora si sposta al Parlamento e al Consiglio, dove si deciderà se rafforzare o annacquare ulteriormente il percorso verso un futuro climaticamente neutro.

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