di Balthazar
L’ultima crisi dei combustibili fossili sta causando enormi danni alla popolazione europea. Nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, i prezzi del gas sono schizzati alle stelle, portando i costi dell’energia a livelli proibitivi.
Secondo un recente rapporto del Centro per la ricerca sull’energia e l’aria pulita (CREA), ogni cittadino dell’Unione Europea che ha pagato prezzi eccessivi per il gas e l’elettricità paga in particolare agli Stati Uniti 150 euro (175 dollari) all’anno.
Ora la guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz – nonostante le intenzioni di Trump che intende sbloccarlo militarmente – continua a generare profitti senza precedenti per le compagnie di combustibili fossili.
Solo dal 2023, l’industria mondiale del petrolio e del gas ha guadagnato la cifra astronomica di 2.700 miliardi di dollari, investendo solo il 4% delle proprie spese in conto capitale nelle energie pulite.
Ma l’allegra danza degli extraprofitti è iniziata dal 2022 quando le major petrolifere hanno registrato utili record. Causa principale: l’impennata dei prezzi dopo l’invasione russa dell’Ucraina e le tensioni su Hormuz nel 2026.
Il picco storico fu raggiunto nel 2022/23 quando il petrolio Brent schizzò al oltre i 120 dollari Barile, record che sta per essere battuto con la guerra nel golfo persico. Allora le 5 super-major occidentali più Saudi Aramco realizzarono utili netti per 423 miliardi di dollari i in un solo anno, ovvero più del PIL del Belgio.
Nel 2023/24 si registra una discesa dei profitti ma ancora sopra la media con il Brent a 82 dollari e gli utili calati del del 30-40%, sempre doppirispetto al periodo precedente il conflitto ucraino.
Nel 2025-2026: nuova fiammata con la guerra Iran e la chiusura di Hormuz con il Brent tornato ad aprile sopra i 100 dollari garantendo in soli due mesi a ExxonMobil 9,2 milioni di dollari utili netti, +18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A Saudi Aramco 31,9 mld dollasri +12% su trimestre precedente; Shell Q1 2026 7,7 milioni di dollari, +21%.
Il 2026 rischia di replicare o superare il 2022 se Hormuz resta bloccato e comunque anche se fosse sbloccato non è prevedibile che i prezzi scendano repentinamente..
Ma dove sono finiti questi extraprofitti?
In generale i dividendi più i buyback (riacquisto di quote proprie) delle 5 major analizzate, sono finiti per 110 miliardi di dollari agli azionisti, ma hanno anche consentito, ad esempio a BP ed Exxon di tronare quasi debt free.
Qualcosa è stato fatto da almeno dal 21 paesi per tassare questi extra profitti.
La UE ha imposto la windfall tax tra 2022 e 2024, e successivamente “un contributo” di solidarietà 33% sugli extraprofitti incassando 25 miliardi, mentre di contro negli Stati Uniti non è mai passata la proposta di Joe Biden per una tassa federale su questi profitti.
Il paradosso è che le compagnie USA sono le più esposte allo shock prezzi perché l’economia USA è due volte più petrolio-intensiva dell’UE, ma quelle stesse compagnie che hanno incassato di più e pagato meno tasse straordinarie.
Diamo ora una rapida scorsa al mercato del GNL
Dal 2022 il mercato del gas è impazzito per due motivi: guerra in Ucraina e stop al gas russo verso l’UE, poi guerra Iran e il rischio Hormuz nel 2026 hanno determinato prezzi record e una corsa a sostituire i volumi e lo stoccaggio che a fine gennaio 2026 era al 43,53% con l’talia al 59% frfa GNL e gas naturale da condotta.
Nella classifica gli Stati Uniti sono quelli che esportano più GNL (gas liquido); Qatar; Russia. A seguire Cina Australia Norvegia e Canada. Glii Usa risultano i vincitori nella classifica avendo esportato solo nel 2025 132 miliardi di metri cubi di cui l’Europa assorbe il 68%, con extraprofitti per le compagnie americane di 70 miliardi di dollari nei 2022-2025
Con la guerra del golfo – con il 20% del GNL mondiale passa per Hormuz dal Qatar – i prezzi sono schizzati a 18-22 di dollari, dai 9 pre guerra. Ci guadagnano USA, Australia, Norvegia, Nigeria con extraprofitti – stimati dalla Agenzia internazionale dell’Energia (IEA) in 510 miliardi di dollari.
Cosa sta succedendo invece per il gas naturale nel 2026?
Dopo il caos 2022, il mercato si era calmato nel 2024, ma la guerra Iran + Hormuz da aprile 2026 ha riacceso tutto e ora è di nuovo tensione. Nel 2021 l’ UE importava 155 mld m³ di gas russo via tubo , pari al 40% dei consumi oggi crollato a 28 mld m³ pari all’ 8% dei consumi, mentre Norvegia e Algeria*: ora valgono il 45% del gas via tubo per l’Unione. UE. Risultato: l’UE è più indipendente da Mosca ma è dipendente dal GNL spot. Basta una crisi tipo Hormuz e i prezzi volano come sta avvenendo.
La conclusione è ovvia – anche se appare retorica o di un populismo d’antan – è la contraddizione sistemica è che le guerre consumano risorse e vite umane mentre alimentano profitti con il risultato che i cittadini le guerre le pagano e e gli stakeholders statunitensi sono quelli che ci guadagnano di più.
