“Prepariamoci perché parte una nuova estate militante. Restiamo mobilitati per i temi da portare nel Paese. Ci aspetta un grande lavoro di mobilitazione e militanza”. La segretaria Elly Schlein apre la sua relazione in Direzione nazionale chiedendo la massima mobilitazione. Per non dissipare il lavoro degli scorsi mesi, che ha portato agli ottimi risultati elettorali delle europee e delle amministrative, ma, anche e soprattutto, che ha riportato il Partito democratico con i suoi rappresentanti ad essere riconosciuto per le battaglie che combatte. Siamo “una forza viva, radicata, con valori e programmi”, quelli che hanno portato il “24,1% per il Pd alle europee e la vittoria alle amministrative, che hanno aperto una fase nuova e indicano che insieme siamo in una fase giusta”. Senza dimenticare la “ferita dell’astensionismo”, che si è allargata. Quello di genere, delle donne, che sfiora il 60%, e quello delle aree interne, di pezzi di Paesi che si sentono abbandonati. E allora, la segretaria annuncia “un viaggio attraverso i luoghi del non voto“. Un viaggio di ascolto, e di riconoscimento. È il quarto dei cinque punti che Schlein indica per l’estate di mobilitazione.. Intanto entre illabour trionfa in Gran Bretagna, e il fronte repubblicano in Francia si prepara alla sfida decisiva, per Schlein no è ancora risolto l’enigma delle alleanze per fronteggiare e perché no, sconfiggere il centro destra. “E’ tempo dell’alternativa, quello dei veti è finito”, ribadisce alla direzione dem che traccia la rotta verso un centrosinistra di governo. Ma la strada è in salita, gli ostacoli non da poco. “il difficile arriva adesso”, riconosce la stessa leader. Che tuttavia non smette di rilanciare la prospettiva “testardamente unitaria” per un campo progressista in divenire. Campo largo dalle geometrie variabili, che continua a cambiare perimetro al fluttuare degli umori politici. Schlein registra le fibrillazioni in area centrista e si richiama alla “funzionale presenza di un unico ‘centro’ nello schieramento, non di tanti ‘centri'”. La segretaria dem evidenzia un “afflato unitario” da parte di Matteo Renzi. Ma la stessa segretaria, a testimonianza della difficoltà del compito, parla di un’opera “ingegneristica” da mettere in campo per trovare il “minimo comune denominatore” tra le forze di opposizione. Negli interventi che si susseguono in direzione, sfuma la consueta acredine dell’ala riformista del Pd. Lorenzo Guerini, il più oltranzista, apprezza l’analisi che Schlein fa degli scenari francese e inglese. Il deputato invita però ad evitare di “italianizzare” quei risultati, “attardandoci in caricature tra riformisti e sinistra”. Guerini dà per buona l’intesa con i 5s, ma rilancia un tema “essenziale”, all’interno dei dem così come verso il campo largo. “perché sia credibile – spiega – una coalizione deve intendersi su questioni discriminanti come la politica internazionale”.
