La guerra di Putin

L’Europa pagherà le armi americane per l’Ucraina con un ricarico del 10%

di Giuliano Longo

Secondo il Wall Street Journal, da mesi il Pentagono sta bloccando a Kiev l’uso dei missili balistici tattici del sistema ATACMS contro il territorio russo.

Una procedura di approvazione del Dipartimento della Difesa, che non è stata finora resa pubblica, ma ha impedito all’Ucraina di lanciare questi sistemi missilistici tattici contro la Russia dalla primavere scorsa,

Trump avrebbe introdotto un meccanismo di revisione che conferisce al Segretario alla Difesa Pete Hegseth l’autorità di bloccare attacchi ucraini a lungo raggio  con missili forniti dagli Stati Uniti.

Anche altre armi, tra cui il missile britannico Storm Shadow e il francese SCALP EG, che si basano sui dati di puntamento statunitensi, sono soggette allo stesso processo di revisione, messo a punto dal sottosegretario alle politiche del Pentagono, Elbridge Colby.

Certamente uno dei motivi di tale diniego ( per ora)  è che   l’Amministrazione Trump sta riprendendo le relazioni bilaterali con la Russia in tutti i campi e sta cercando la via del negoziato per concludere il conflitto.

Ma già lo scorso anno, quando era in carica Biden, l’autorizzazione all’impiego di queste armi era limitato a obiettivi situati nei territori ucraini occupati dai russi, anche se a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, autorizzò  alcuni attacchi contro depositi di munizioni e batterie antiaeree appena all’interno del confine russo.

In passato diverse fonti del Pentagono avevano rilevato come la rapida diminuzione delle scorte di missili ATACMS, a causa delle forniture all’Ucraina e anche del buon numero di missili intercettati dalla difesa aerea russa, rischiava di mettere in difficoltà l’US Army in caso di altri  impegni bellici.

Il WSJ scrive che il Pentagono ha messo a punto un sistema di classificazione per valutare se gli Stati Uniti dispongano di scorte sufficienti di una particolare arma. Categorie rosso, giallo e verde per decidere quali armi possono essere fornite all’Ucraina in base alle scorte dei magazzini.

Non si può escludere quindi l’intento politico  delle fonti citate dal WSJ sia quello di porre in cattiva luce l’operato dell’Amministrazione Trump.

In ogni caso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky  ha detto ieri a Sky News  che l’Ucraina ha utilizzato le proprie armi per colpire obiettivi in profondità in Russia e non ha bisogno di consultare nessuno.

Lo stesso articolo riporta che l’amministrazione Trump ha approvato questa settimana la vendita all’Ucraina di 3.550 missili da difesa nell’ambito di un pacchetto da 850 milioni di dollari che verrà  integralmente finanziato dai partner NATO europei.

Poiché nelle operazioni navali contro gli ordigni lanciati dagli Houthi nello Yemen era emerso il consistente impiego di costosi missili da parte dei cacciatorpediniere statunitensi, era stato lanciato l’allarme per il rapido esaurimento  delle scorte della US Navy.

Comunque  non sarebbe la prima volta che gli alleati forniscono all’Ucraina munizioni di ogni tipo prossimi alla scadenza o già da tempo scaduti per l’immediato impiego bellico.

Va però ricordato che anche questa commessa, come tutte le forniture di armi, munizioni ed equipaggiamenti provenienti dagli Stati Uniti e diretti in Ucraina, viene pagata dagli alleati europei, anche per gli armamenti in scadenza o di seconda generazione(un po come i farmaci in Africa).

Ancora più interessante  è l’affermazione del segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent secondo il quale  “vendiamo armi agli europei, che poi le rivendono agli ucraini, e il Presidente Trump applica un ricarico del 10% sulle armi, quindi forse quel 10% coprirà il costo della copertura aerea (americana)”.

Bessent aveva parlato di questo “pizzo” applicabile a proposito della richiesta di Kiev di acquistare armi statunitensi per un valore di 90 miliardi di dollari, ovviamente a carico dell’Europa.

A questi si aggiungono 10 miliardi di armi USA già approvati per l’Ucraina  che i partner NATO europei hanno accettato di finanziare.

In totale 100 miliardi di dollari di armi “made in USA” provenienti dai magazzini e  non di nuova produzione su cui gli alleati statunitensi fanno pure la cresta del 10% per la loro “rivendita”  a Kiev

Tutto sommato poco rispetto ai programmi finanziari della UE che ha accettato di farsi imporre da Washington  600 miliardi di investimenti europei negli Stati Uniti con l’acquisto di 750 miliardi di energia statunitense.

Cui va aggiunto l’agognato (dal segretario NATO Rutte) il 5% del PIL per la difesa  anche per le forze armate europee e non solo per quelle ucraine.

In conclusione , di questa bella torta che peserà sui bilanci dei vari stati UE (e per il Regno Unito?) quale sarà la fetta destinata agli americani?

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