di Wladymiro Wysocki
Mentre nella giornata di sabato 11 maggio si celebrano i funerali di tre delle cinque vittime sul lavoro di Casteldaccia, nella stessa Sicilia a Trapani, nel territorio di Salemi, un operaio di 33 anni, Giovanni Carpinelli, perde la vita cadendo da una pala eolica alta 112 metri (Nella foto l’interno della pala eolica dove si è verificato l’incidente) con un volo di circa cinquanta metri.
Una caduta che non lascia scampo alla povera vittima rimanendo incastrata all’interno della struttura della pala eolica recando qualche problema ai vigili del fuoco nel recupero della stessa.
Per il lavoratore non c’è stato scampo, seppure dotato delle dovute imbracature atte ad impedirne la caduta, ma adesso sarà la magistratura a fare chiarezza sull’accaduto.
Chiarezza come sempre, al grido dei familiari che pretendono giustizia, ma l’ennesima vittima del lavoro si è registrata.
Dalla tragedia di Casteldaccia si sono susseguiti altri drammi, il giorno 8 maggio nell’area industriale di Carinaro nella provincia di Caserta, Mimmo Piervenanzi di 54 anni muore precipitando da un capannone con un volo di 10 metri mentre stava installando pannelli solari.
Intanto la risposta di alcuni sindacati, come la UIL è di portare in piazza un’altra manifestazione come in Piazza Scala a Milano, altre sagome di bare per impressionare l’opinione pubblica.
Ma di cosa dobbiamo ancora impressionarci quando ogni giorno registriamo un bollettino di guerra.
Il modo di condurre questa guerra non è facendo una manifestazione dopo l’altra ma credo che la battaglia debba essere condotta sul campo insieme ai lavoratori e imprenditori.
Non possiamo pensare che le morti sul lavoro si riducano mettendo qualche bandiera in piazza e gridando basta morti, facciamo più giustizia, mettiamo maggiori controlli.
Lo strumento della prevenzione non è l’indignazione, la prevenzione la si fa ogni giorno, ogni istante sul lavoro con le aziende.
Diamo assistenza ai datori di lavoro, diamo supporto ai lavoratori, mettiamo le imprese nelle condizioni di poter lavorare tranquillamente con i giusti compensi, con i tempi necessari.
Se strozziamo i datori di lavoro con prezzi sempre più bassi e di conseguenza i lavoratori con stipendi sempre più esigui non possiamo allo stesso tempo pretendere grandi tutele.
Il datore di lavoro sarà costretto ad imporre tempi sempre più stretti e i lavoratori ad accettare condizioni di lavoro non del tutto soddisfacenti purchè ci sia la prospettiva di uno stipendio per mandare avanti la famiglia.
Quello stipendio necessario sapendo che il prezzo da pagare è anche la propria vita.
Queste sono le realtà della vita quotidiana e noi ci interponiamo con le dovute necessità normative per costringere tutti a lavorare nel modo più sicuro, sano, giusto.
Il discorso deve abbracciare molti più tavoli nelle istituzioni e nel governo, perché nella realtà urgono interventi economici concreti per le aziende così da poter ottemperare a tutte le necessità.
Spesso la formazione, i dispositivi di sicurezza, le attrezzature e macchinari revisionati non si eseguono non sempre per una mancata volontà ma per una mancanza economica di poter affrontare i costi della sicurezza oltre al tempo impiegato sottratto al lavoro e al guadagno.
Non sono sicuramente giustificazioni, ma non possiamo nasconderci dietro a un dito e negare questi aspetti.
Adesso va per la maggiore colpevolizzare ogni incidente ai subappalti, questo denota la pochezza di conoscenza del lavoro.
In Italia circa il 98% delle imprese sono piccolissime, piccole e medie questo vuol dire che andiamo da una impresa con circa cinque lavoratori fino al massimo di venti o venticinque.
In questa ottica ogni impresa quanti lavori potrebbe accettare portandoli a termine nella loro totalità, nessuno.
Il subappalto è di conseguenza proprio per questa nostra caratteristica di un Paese con tantissime aziende ma di dimensioni ridotte, ovviamente crescere sarebbe il sogno e l’obiettivo di tutti gli imprenditori ma ritorniamo a doverci confrontare con il costo del lavoro e la tassazione alla quale una impresa è soggetta.
Crescere è impossibile ed evitare i subappalti viene di conseguenza.
Allora non ci resta che tornare alla cultura della sicurezza, tanto citata ma che deve cominciare nelle scuole, facendo in modo che ogni futuro lavoratore si abitui a una mentalità corretta del lavoro.
Solo così una dramma di Casteldaccia lo potremmo evitare, dove cinque lavoratori sono scesi in una vasca a fare una lavorazione senza nemmeno una mascherina di pochi euro di costo rimanendo soffocati.
Se addestriamo e prepariamo da subito i nostri ragazzi agiremo alla riduzione di questi incidenti, perché la conoscenza del rischio e del pericolo diventa automatica e abituale.
Quel pericolo in quanto proprietà intrinseca di un materiale, oggetto, sostanza, lavorazione e quel rischio che si palesa nel momento in cui ci troviamo a relazionarci con un qualcosa di per sé pericoloso.
*Esperto sicurezza sul lavoro
