di Viola Scipioni
Non è neanche un fatto recente, quello dell’appartenenza del simbolo del Movimento 5 Stelle, perché se ne era già discusso nel 2020, quando il tribunale di Genova fu costretto ad intervenire per dirimere le controversie tra la vecchia associazione (quella del 2009) e le più recenti (2012 e 2017). L’avvocato Borrè, già intervenuto su numerose vicissitudini dei pentastellati, ha spiegato come «quella sentenza sancisce che Grillo è titolare unico del nome e del simbolo del Movimento». Ciò significa che, se le liti dovessero continuare fino ad arrivare a un punto di non ritorno, Grillo potrebbe vietare a Conte di utilizzare il simbolo per future elezioni, creando difatti una spaccatura imprescindibile all’interno del Movimento. Per il momento, tra sostenitori dell’uno e sostenitori dell’altro, la divisione è già evidente: «quello che serve al M5S è un ritorno al futuro, non una trasformazione anche formale in un partito come tutti gli altri. Quelle di Grillo sono parole sante», ha dichiarato l’ex ministro Danilo Toninelli, dopo che Grillo aveva scritto un lungo post sul suo blog in cui rivendicava le posizioni naturali del partito e gli obiettivi decennali prefissati come Movimento. «Il nostro simbolo, il nome e il limite del doppio mandato sono dei pilastri non negoziabili» le parole del fondatore, «quando abbiamo fondato il Movimento 5 stelle, io e Gianroberto, lo abbiamo fatto con un ideale chiaro: creare un’alternativa al sistema politico tradizionale», espressioni queste che hanno portato il malcontento di Virginia Raggi: «ci aspettavamo l’attacco di Grillo. E poi dov’era durante la campagna elettorale?». Il dato certo però è uno: che per quanto Grillo sia stato il fondatore del Movimento e lo abbia portato a vivere gli anni d’oro, cosa che Conte non sta riuscendo a fare soprattutto dopo il disastroso risultato delle europee, la maggior parte dei pentastellati è schierato dalla parte dell’avvocato del popolo. Molti di loro, infatti, sono pronti ad accusare Grillo di “dogmatismo” e altri evocano per lui il ruolo di garante “a tempo”. Inoltre, Conte stesso ha ricordato che fu proprio Grillo a concedergli le deroghe per simbolo, partito e regole, il dato certo è che a breve il Movimento andrà in assemblea e da quel momento saremo in grado di capire se e come si concluderà la faida tra i due.
