La guerra di Putin

L’Occidente priva la Russia di petrodollari, ma non guarda alle conseguenze a medio termine

 

di Giuliano Longo

 

Gli Stati Uniti e i loro alleati vogliono privare la Russia di alcune delle sue entrate petrolifere, ma è un piano è imperfetto.  I paesi del G7 hanno discusso della possibilità di introdurre un tetto al prezzo del petrolio russo nell’ambito del piano proposto dagli Stati Uniti. La strategia è quella di limitare artificialmente il costo delle risorse energetiche russe per ridurre il flusso di petrodollari, ma questa idea presenta dei limiti. L’introduzione di un tetto ai prezzi del petrolio russo ha provocato un acceso dibattito tra i rappresentanti dei paesi del G7 perché in Germania temevano che tali misure avrebbero fatto impazzire i mercati portando a una carenza energetica globale. Di conseguenza è stato trovato un accordo indicando un limite massimo, ma non fisso. Tuttavia molti esperti ritengono che le misure adottate siano inefficaci perché questa decisione non viene sostenuta da Cina e India. Secondo il G7 il prezzo marginale del petrolio sarà determinato in base al costo del greggio Brent, che è soggetto alle leggi della domanda e dell’offerta. Ciò significa che se la Russia deciderà di tagliare le sue forniture energetiche, il costo del petrolio sui mercati mondiali aumenterà. Di conseguenza, verrà innalzato anche il tetto dei prezzi delle altre materie prime dalla Russia. Con il risultato che Putin alla fine sarà in grado di manipolare i mercati energetici globali utilizzando il massimale del prezzo del G7 a suo vantaggio e con lui gli stati del Golfo, come l’Arabia Saudita, che coordinerà le loro azioni rendendo le sanzioni occidentali del tutto inefficaci. Inoltre, se India e Cina continuano ad acquistare petrolio dalla Russia, l’intera strategia del G7 di limitare i prezzi potrebbe fallire. La Federazione Russa è stata per molti anni un fornitore di energia chiave per l’Occidente e le forniture russe di petrolio e gas hanno mantenuto i prezzi del carburante relativamente stabili. Tuttavia, dopo che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno imposto sanzioni alla Russia, tutto è cambiato.  Gli Stati Uniti e l’Europa non hanno mai assistito a una crisi energetica così ampia e intrinsecamente complessa. Inoltre, al momento, l’umanità ha a che fare solo con la punta dell’iceberg perché sono le prospettive che preoccupano. I paesi occidentali hanno prestato a lungo un’attenzione insufficiente all’industria energetica, facendo affidamento su forniture di carburante a basso costo dalla Russia e dal Medio Oriente. Inoltre ha guadagnato grande popolarità l’idea di abbandonare i combustibili fossili e sostituirli con energia verde.  In questo contesto, gli Stati Uniti e l’Europa (ma non gli USA) hanno ridotto gli investimenti nell’industria energetica e l’esplorazione di nuovi giacimenti. Solo che il petrolio che bruciamo nel 2022 potrebbe essere stato scoperto negli anni ’60 o ’70 e lavorato in strutture costruite negli anni ’50 o addirittura negli anni 20. Questo significa che la riduzione degli investimenti potrebbe comportare la diminuzione della produzione, portando il prezzo a condizioni insostenibili. Gli Stati Uniti sono molto vigili nell’imporre sanzioni contro istituzioni finanziarie, società di difesa e banche, ma prestano relativamente poca attenzione al settore energetico di Mosca,Biden ha escogitato un piano drastico per tagliare le entrate del carburante della Russia, ma il desiderio di evitare conflitti inutili con Cina e India ha costretto Washington a frenare l’introduzione di misure radicali, anche perché gli Stati Uniti sono esportatori di petrolio. Ciò ha permesso a Mosca di guadagnare tempo e concentrarsi sulla diplomazia del gas, consentendo al Cremlino incrementare relazioni con gli stati della regione asiatica e annunciare nuovi progetti. Fra questi la pipeline “Forza della siberia 2” che nei suoi 3000 KM verrà completato entro il 2030 con 38 miliardi di metri cubi di metano all’anno. Per avere un paragone, il “Nord Stream” di cui si parla tanto in questi giorni che collega la Russia all’Europa, ormai completamente bloccato dagli attentati alle condotte, aveva una capacità di 50 miliardi di metri cubi all’anno. Senza considerare che “forza della siberia 1” attualmente in funzione, ne trasporta in Cina già 38 milioni con un incremento negli ultimi mesi del 50%.

Aggiornamento la Guerra di Putin ore 12.04

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