Politica

L’Opinione – Landini assolto per insufficienza della lingua

(ovvero: quando il sindacato sciopera anche contro l’italiano)

 

di Riccardo Bizzarri (*)

 

In un Paese dove la legge è uguale per tutti, tranne che per chi non capisce ciò che dice, la magistratura morale dei social ha già emesso la sentenza: Maurizio Landini va assolto. Non per innocenza, ma per insufficienza della lingua.

Sì, perché a quanto pare il segretario della CGIL non voleva offendere la Premier Giorgia Meloni dandole della cortigiana. No, no: voleva dire portaborse. Solo che, nel frattempo, la lingua italiana, quella che, a sinistra, si usa solo dopo averla declassata a “strumento borghese”  ha scioperato. E il risultato è stato un incidente semantico con aggravante di dizionario non consultato.

“Cortigiana” infatti, ci ricorda la Treccani, quel luogo ostile dove le parole hanno ancora un significato, non è un sinonimo di “assistente politica”.
È una professione antica, nobile forse ai tempi del Rinascimento, ma non esattamente adatta a un comizio del 2025.

Eppure, Landini, con la sua sicurezza da piazza sindacale e il dizionario rimasto negli anni Settanta, ha parlato convinto di usare un termine neutro.
Non sapeva, o forse sì, che con quella parola stava per firmare un TFR linguistico, una liquidazione definitiva del buon senso.

Ma torniamo alla sentenza. Il collegio giudicante dell’opinione pubblica, presieduto da grammatica, sintassi e un paio di dizionari esausti, ha stabilito che Landini non è imputabile.
Non era in grado di intendere e di volere… linguisticamente parlando.
Un lapsus sindacale, una vertenza con l’italiano.
In fondo, chi di slogan ferisce, di sinonimi perisce.

E così, dopo anni di comizi, scioperi e parole gridate nei microfoni, abbiamo scoperto che il vero nemico di Landini non è il capitalismo, ma la lingua italiana.
Una lingua che lui continua a trattare come un contratto collettivo: pieno di clausole che non legge fino in fondo.

Assolto dunque, per non aver compreso il fatto.
Con la raccomandazione, però, di frequentare un corso intensivo di lessico base,
magari presso la Scuola di Italiano per Sindacalisti Fuori Contesto.

Nel frattempo, l’accusa resta sospesa. E l’Italia, tra un comunicato e un comizio, continua a oscillare tra il sindacalese e l’italiano, due lingue simili, ma reciprocamente incomprensibili.

(*) Giornalista

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