di Viola Scipioni
Quando il partito attualmente guidato da Giuseppe Conte fu fondato, i più esperti nell’ambito della politica notarono subito una clamorosa presenza dell’attività partitica su internet. Il M5S, nato prima come movimento e poi come partito, storicamente in Italia resterà per sempre il precursore della politica che passa sul web, fino ad arrivare ai social network. Un po’ forse guidati dalla prima vera campagna social di Barack Obama del 2008 per le presidenziali statunitensi, un po’ perché sono stati i primi in Italia a capire dell’enorme potere delle nuove piattaforme mediali, la nascita della piattaforma “Rousseau” di Davide Casaleggio del 2016 ha segnato la visione della politica e della comunicazione nel nostro paese. La famosa “democrazia diretta” di cui gli allora grillini doc si vantavano, è stato uno degli strumenti fondamentali per la vittoria delle elezioni politiche del 2018, soprattutto tra i più giovani. Ma gli anni passano e, volenti o nolenti, i 5S hanno dovuto cambiare casacca più volte per spirito di sopravvivenza e di adattamento. Il sorriso scaltro di Luigi Di Maio durante l’insediamento del primo governo Conte contro i colleghi del Pd, infatti, resta un ricordo molto lontano: probabilmente, dopo essere diventati acerrimi nemici della Lega di Matteo Salvini durante l’estate del 2019 e dopo non aver mai avuto parole gentili sull’operato dell’attuale premier Meloni, i 5S sono passati ad avere un’identità di sinistra, senza poi dimenticare le posizioni sull’allora Forza Italia di Silvio Berlusconi, nemico non solo di esponenti politici ma anche di giornalisti politicamente schierati. L’incoronazione a partito di sinistra è avvenuta adesso in Europa senza neanche un annuncio sul sito ufficiale: non si capisce se per dimenticanza o per imbarazzo, ma ad oggi non risulta alcun comunicato riguardo uno dei momenti storici più importanti del Movimento. Che sia una scelta comunicativa per confondere i propri elettori potrebbe essere plausibile, ma a questo punto verrebbe da chiedersi se esiste ancora quel modello di “democrazia diretta” di cui parlava Grillo che nel 2020 arrivò perfino a dire: «non credo più in una forma di rappresentanza parlamentare ma credo nella democrazia diretta», affermazione che sicuramente è costata al partito la vittoria del referendum sul taglio dei parlamentari, ma che non ha rappresentato successivamente appieno le volontà dei fondatori. Lo stesso Grillo, nel 2013, diceva: «un sistema affidabile per le votazioni online è solo il primo degli strumenti a disposizione dei cittadini per esercitare in maniera immediata e diretta la loro scelta». È pur vero che i tempi cambiano e i leader pure, ma aprire il sito del Movimento e trovare in evidenza una lettera a Mattarella e un appello per Julian Assange non riporta affatto indietro nel tempo, anzi.
