di Giuliano Longo
Nella notte di mercoledì i servizi militari ucraini (GUR) hanno affondati nel Mar Nero una motovedetta russa, anche se di piccola stazza è la terza nave da guerra (compresa una corazzata) che viene colpita da missili o droni marini ucraini, costringendo parte della flotta della federale ad arretrare in porti della Crimea più sicuri.
Il 24 gennaio stato abbattutodagli ucraini un aereo di trasporto con a bordo una sessantina di prigionieri di guerra che avrebbero dovuto far parte di uno scambio con prigionieri russi.
Proseguono con regolare intensità gli attacchi di artiglieria droni e missili ucraini sulla città russa Belgorod, altre aree di confine e sulla Crimea, mentre nei giorni scorsi incendi si sono sviluppati in alcune strutture energetiche, prima fra le tutte quella nei pressi di San Pietroburgo.
E’ dall’inizio del conflitto che si susseguono le notizie di attentati e atti di sabotaggio su diverse infrastrutture della Federazione. Sin qui le notizie note riportate sempre con grande rilievo dai media ucraini ed occidentali e generalmente confermate da Mosca, eccetto (per ora) quest’ultima della motovedetta affondata.
Apparentemente questi colpi spesso inferti in territorio russo potrebbero apparire normali atti di guerra,anzi lo sono, ma vi sono alcuni aspetti strategici che andrebbero sottolineati perché pare proprio che il conflitto ucraino vada mutando di paradigma, come promesso giorni fa dal capo dell’Intelligence, Budanov, sostenuto con entusiasmo dall’MI5 britannaicoe forse un po meno dalla CIA.
Questo cambio di strategia prevede attacchi sempre pù a fondo nel territorio russo che necessitano tuttavia di missili a lunga gittata(almeno 3-400 chilometri) che l’Occidente stenta a fornire(o li centellina) nonostante le pressanti richieste di Zelensky che entro l’anno dovrebbe anche avere un minimo di copertura aerea con i caccia F15 Eaglein arrivo.
Ma colpire il territorio russo implica anche un aumento esponenziale di sabotaggi e attentatifavoriti da una rete interna di collaboratori che pure esiste anche in Russia e che ogni tanto viene colpita da arresti prontamente segnalati alla pubblica opinione. Insomma, anche gli spioni dell’Fsb russo non sono onnipotenti come lo erano quelli delKGB
Questo nuovo paradigma comunque non determinerà le sorti del conflitto. anzi trattandosi di sofisticatissime armi (eccetto i droni che ormai Kiev se li produce da sola) c’è il rischio del coinvolgimento diretto al conflitto dell’Occidente, che Zelensky auspica per salvare se stesso e l’Ucraina.
Già da Mosca segnala puntualmente l’uso di questi missili tedeschi e francesi che quanto pare hanno abbattuto l’Iliuscin sopra Belgorod, e non è un caso che i bombardamenti russi puntino proprio a destrutturare le postazioni di lancio di questi missili che costano un botto.
Ma perché questo cambio di paradigma auspicato e in fase di attuazione, dell’Intelligence ucraino?
Semplicemente perché la controffensiva ucraina è sostanzialmente fallita, come rilevato dallo stesso capo delle forze armate ucraina Zalnusty, e i russi stanno gradualmente avanzando o rioccupando posizioni perdute.
Si prefigura così un lungo scontro di posizionesui 2mila chilometri del fronte che potrebbe durare anche un paio d’anni. Nè la russia è in grado (per ora) di far collassare l’esercito ucraino e vincere la guerra
Di conseguenza Kiev dovrebbe preparasi salde linee di difesa quanto meno paragonabili a quelle russe a sud del fiume Dnieprche gli ucraini non hanno sfondato, ma c’è anche un problema politico che sottende a tutta questa situazione.
Il primoche le guerre di posizioni non fanno notizia anzi, finiscono per annoiare e cadere nel pubblico oblio se si prolungano troppo. Allora ogni tanto sono necessari dei “colpacci” che eccitino l’attenzione dei media occidentali.
E poi Zelensky ha bisogno di dimostrare ai suoi alleati che sta ottenendo risultati importanti, magari gonfiati dalla propaganda e (accolti con entusiasmo dai media occidentali già muniti di elmetto) per ottenere tutti i fondi necessari per sostenere il conflitto e far sopravvivere Lui e il suo Paese. Come a dire: vedete che i vostri soldi sono ben spesi!
E’ a questo punto che subentra il problema politico. L’Unione Europea con i sui 50 miliardipiù o meno spalmati negli anni, dimostra di non temere Putin, lo afferma la Von der Leyen,ma sino a quando gli Stati Uniti sono intenzionati a sostenere Zelnsky? Sicuramente ancora per qualche anno se le presidenziali le rivince Biden, ma se le vince Trump? Allora che farannol’Europa e la Natose The Donald mantiene la promessa elettorale di porre fine al conflitto?
Questa è molto probabilmente Forse la speranza di Putin che subito dopo venir ri-eletto dovrà sciogliere il nodo ucraino in un modo o nell’altro. Un Putin che sa benissimo che in
questa guerra ibridala politica conta, e conta parecchio, molto più dei tamburi fasulli della propaganda bellica, dell’una e dell’altra parte.
Non è quindi escluso che condivida quanto affermava nell’800 il generale austriaco Carl von Klausevitz (anche lui Von): «La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non è, dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione con altri mezzi.»
E la politica, anche nelle situazioni più acute, è mediazione….tranne che nei manicomi.
