Mentre il presidente francese si prepara a ospitare una conferenza internazionale sulla crisi in Libano, il suo approccio a zigzagante sul conflitto israelo-palestinese mette in dubbio la sua efficacia come mediatore regionale.
La Francia e Israele hanno una storia complicata che risale alla spartizione del Medio Oriente tra gli imperi francese e britannico dopo la seconda guerra mondiale.
Ma dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 e la guerra a Gaza, si confrontano all’interno della classe dirigente un gruppo dichiaratamente filoisraeliano e quello più sensibile alla causa palestinese, mentre il Presidente oscilla tra le due fazioni.
Dopo gli orrori dell’attacco del 7 ottobre ha espresso “solidarietà senza riserve” con Israele suggerendo addirittura una coalizione internazionale per combattere Hamas, idea immediatamente bocciata dalla comunità internazionale. Mentre il numero delle vittime a Gaza aumentava, il suo atteggiamento è diventato decisamente più critico, ma non in modo costante.
Nelle ultime settimane, Macron ha indurito la sua posizione contro Israele, scambiando frecciatine con il Primo Ministro Benjamin Netanyahu sulle vittime civili e gli attacchi israeliani contro le forze di peacekeeping dell’ONU nelle quali sono coinvolti anche gli italiani, chiedendo ai paesi occidentali di smettere di consegnare armi a Israeele.
Ma quando Netanyahu ha reagito duramente, Macron, con un comunicato stampa ha manifestato un “incrollabile”sostegno della Francia alla sicurezza di Israele, pur ammettendo differenze di opinioni.
La scorsa settimana poi ha affermato che Israele non avrebbe dovuto “ignorare le decisioni dell’ONU” durante una riunione del Gabinetto a porte chiuse, dichiarazioni confermate dal suo ministro degli Esteri. Ma giovedì, ha fatto marcia indietro e ha accusato i ministri e la stampa di aver distorto i suoi commenti.
Le “convinzioni di Macron dipendono da chi parla”,ha detto un ex funzionario francese a POLITICO: “quando parla con i paesi emergenti, è pro-palestinese; e quando parla con [Netanyahu], è tutto incentrato sulla sicurezza di Israele”.
Giovedì, durante la sua conferenza stampa, alla domanda se i suoi commenti in rapida evoluzione abbiano danneggiato l’influenza della Francia nella regione,ha replicato che la situazione era “abbastanza complessa” e che “ha soppesato le sue parole ogni volta fin dall’inizio”.
Le opinioni indecise del presidente francese riflettono le divergenze tra i funzionari del Ministero degli Affari Esteri e la cosiddetta cellula diplomatica dell’Eliseo, dove il presidente francese definisce la politica internazionale.
La Francia ospita le più grandi comunità musulmane ed ebraiche d’Europa , il che rende la questione un delicato problema di politica interna. Il dipartimento per il Nord Africa e il Medio Oriente del ministero degli Esteri ANMO) tradizionalmente tende a sostenere la causa palestinese, fare pressione su Tel Aviv e limitare le consegne di armi a Israele.
Questa scuola di pensiero raggiunse l’apice sotto l’ex presidenteChirac, che ottenne ampio consenso nei paesi di lingua araba del Medio Oriente quando entrò in conflitto con i responsabili della sicurezza israeliani, durante una visita a Gerusalemme nel 1996.
Tuttavia, dall’inizio dell’ultima tornata di ostilità, la politica francese è diventata più critica nei confronti di Israele peri 40mila morti palestinesi nella Striscia di Gaza e poiché Israele non è riuscito a salvare i suoi ostaggi o a raggiungere un accordo per un cessate il fuoco.
Questo cambiamento ha preso una piega ancora più netta dopo che Israele ha invaso a settembre il Libano, ex colonia francese, dove l’offensiva contro il gruppo militante Hezbollah fa temere una guerra regionale più ampia.
L’attacco israeliano al Libano è stato una battuta d’arresto per Macron, che stava cercando di de-escalare il conflitto. Il premier israeliano ha lanciato l’offensiva proprio mentre Parigi pensava di essere sul punto di ottenere un cessate il fuoco di 21 giorni tra Hezbollah e Israele.
Dopo il recente tira e molla con Netanyahu, è probabile che le oscillazioni continuino, quindi la politica di Macron sul Medio Oriente può cambiare nel giro di una giornata, a seconda di chi attira l’attenzione del presidente.
Balthazar
