Cronaca

Maldive: in attesa recupero corpi, pm romani attendono informativa da autorità locali

di Emilio Orlando (*)
La tragedia avvenuta alle Maldive entra in una fase delicata, tra gli accertamenti della magistratura di Roma, le verifiche sulle autorizzazioni e le complesse operazioni subacquee ancora in corso nelle grotte sottomarine dell’oceano Indiano. In attesa che i pm romani ricevano la prima informativa delle autorità giudiziarie delle Maldive, si concentra anche sul fronte delle verifiche tecniche e autorizzative l’inchiesta sulla morte dei quattro sub italiani nell’immersione nella grotta dell’atollo di Vaavu, con particolare attenzione alle procedure per le discese oltre i 30 metri di profondità. Gli inquirenti stanno infatti verificando se siano state rispettate le regole previste per le immersioni profonde nell’arcipelago, dove il limite dei 30 metri vale per le attività ricreative, mentre oltre tale soglia sono richieste certificazioni specifiche, miscele respiratorie tecniche, attrezzature specifiche e protocolli di decompressione estremamente rigorosi.
Sul fronte operativo proseguono intanto le operazioni di recupero dei corpi dei sub dispersi. Le vittime sono state identificate come Monica Montefalcone, Muriel Oddenino, Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri. Il corpo di un quinto sub, un istruttore, era stato già recuperato nelle fasi iniziali all’esterno della cavità sottomarina. I quattro corpi sono stati localizzati nel terzo segmento della grotta, la parte più interna e ampia del sistema sommerso dell’atollo di Vaavu. La conferma è arrivata anche dalla Farnesina, mentre le autorità maldiviane hanno precisato che il recupero avverrà in più fasi, a causa della complessità del sito e delle condizioni operative particolarmente difficili. “I corpi sono stati individuati all’interno della grotta nel corso di un’operazione congiunta di ricerca e recupero” e “nei prossimi giorni saranno effettuate ulteriori immersioni per il recupero”, ha riferito la Maldives National Defence Force. Determinante nelle operazioni è stato l’intervento di un team internazionale di sub tecnici, tra cui specialisti finlandesi, impegnati in una immersione di circa tre ore nel sistema di grotte. Le attività sono state supportate dalla Divers’ Alert Network Europe, che ha coordinato l’invio di personale altamente specializzato per operazioni in ambienti estremi.
L’imbarcazione utilizzata per le operazioni e per il supporto logistico della spedizione scientifica è la nave Duke of York, ora oggetto di verifiche sulle autorizzazioni e sulla pianificazione delle immersioni. Proprio su questo aspetto si concentra una parte delle indagini. Secondo le autorità locali, infatti, sul permesso di ricerca non sarebbe stato esplicitamente indicata l’immersione in grotta, elemento ora oggetto di accertamenti. Gli esperti ricordano che immersioni oltre i 50 metri richiedono miscele tecniche calibrate con estrema precisione, sistemi di supporto vitale ridondanti e lunghe soste di decompressione. In ambienti chiusi come le grotte sommerse, anche un minimo errore nella gestione dei gas respiratori può essere fatale. Il recupero delle salme, secondo il team di esperti incaricato per le operazioni, non sarà immediato e potrebbe richiedere giorni. Albatros Top Boat sostiene che le immersioni alle Maldive fossero coperte da un’autorizzazione ministeriale per ricerca scientifica, senza limiti di profondità. La legale Orietta Stella precisa che il permesso non fu richiesto dalla società e che l’immersione in grotta non era stata pianificata.
(*) La Presse

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